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L’Associazione La Sentinella e il suo Presidente Luigi Nevola hanno lanciato un allarme: la provincia di Bolzano spende solo l’1,5% del gettito erariale che deriva dal settore giochi per la lotta contro il gioco d’azzardo patologico.
Percentuale definita “ridicola” dagli stessi che chiedono di smetterla di danneggiare le persone affette da questa dipendenza.


Da una serie di controlli effettuati in sale gioco e scommesse, i carabinieri del Gruppo di Locri, hanno scoperto la presenza di una trentina di minori pronti a scommettere somme di denaro sugli eventi sportivi.

I proprietari dei locali sono stati multati e le attività di controllo saranno intensificate ancora di più al fine di tutelare le fasce più deboli della popolazione.



Fabio Fiore, comandante della Polizia Locale, durante la Prima Commissione riguardo il tema dell’azzardo ha dichiarato di non possedere né i mezzi e né le capacità per svolgere i controlli previsti dal nuovo regolamento comunale sulle slot.

Sono necessari mezzi tecnici adeguati e corsi di formazione rivolti a tutti gli agenti perché oggi vengono effettuati controlli soprattutto per verificare la presenza dei minori nelle sale.

Il comandante ha segnalato l’esistenza di alcuni locali con le la sala slot divisa dal bar, ma per andare in bagno ci si deve passare davanti e a questo proposito ha chiesto come comportarsi se a passarci è proprio un minore.

A questa domanda dovrà rispondere la Prima Commissione nella prossima riunione.


Roberta Smaniotto, psicologa e presidente dell’Associazione AND (Azzardo e nuove dipendenze), in una intervista al Fatto Quotidiano ha parlato del rapporto tra lo sport e l’azzardo e dei fattori che scatenano lo sviluppo della patologia.

Lo sport, in particolar modo il calcio, è fatto d ‘azzardo perché si può scommettere su qualsiasi evento sportivo, ma, “la scommessa non è sport”.

Scommettere vuol dire puntare del denaro su un evento il cui risultato dipende dal caso; lo sport, invece, nella sua essenza è impegno e fatica e più ti alleni e più migliori.

I primi segnali d’allarme verso lo sviluppo della dipendenza dal gioco d’azzardo sono due: mentire sull’utilizzo del denaro e l’aumentare della posta.

Analizzando gli elementi che possono aumentare i fattori di rischio connessi alla pratica d’azzardo, la dottoressa, ha focalizzato l’attenzione sulla pubblicità assillante (fatta anche dai campioni dello sport) e la familiarità con questo tipo di atteggiamento (nonni/genitori che fanno grattare ai propri nipoti/figli).

I nostri ragazzi dovrebbero visionare il video “Il caso, Lucky, non si può influenzare”, della durata di una ventina di minuti che tratta i temi principali dell’azzardo e che è stato realizzato dall’Università Canadese.

E’ importante inoltre che i nostri campioni non pubblicizzassero le aziende che offrono azzardo e che le società sportive non accettassero sponsorizzazioni da esse.

 


Secondo il Sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio i provvedimenti che il Governo sta studiando in materia di giochi d’azzardo, non vanno nella direzione giusta.

I sindaci non potranno decidere sugli orari di chiusura delle sale.

Ciò è stato dichiarato nelle presentazioni dell’ultimo numero della rivista “Narcomafie” impegnata nella lotta contro i poteri corrotti e criminalità organizzata.


Si  terrà in data odierna il convegno “Famiglia, droga e gioco d’azzardo” presso l’Università Valdese dalle ore  14 alle 19 nel corso del quale saranno analizzati i fenomeni attualmente allarmanti come la droga e il gioco nonché gli sviluppi che ne seguono all’interno del nucleo familiare.

L’Ami denuncia un quadro sociale, oltre che economico, di disgregazione ed afferma: “Il 20% delle separazioni dipende dall’uso di sostanze stupefacenti e dal gioco d’azzardo patologico”. Si calcola che in Italia ci siano 2 milioni di giocatori d’azzardo nell’ambito di una fortissima dipendenza. Non si contano i cocainomani. Purtroppo vi è l’amara considerazione del fatto che lo Stato se da una parte ricava enormi profitti dal Gioco d’azzardo e non, dall’altra cerca di individuare misure per combatterlo. Si è così entrati in un vincolo cieco di una scottante emergenza nazionale. Purtroppo il gioco d’azzardo è  anche pubblicizzato in tv e resta l’unica speranza per molta gente in difficoltà che tenta la fortuna nel modo peggiore”.


Secondo Codacons,la tassa unica sulle sale da gioco rappresenta un giusto provvedimento; ma una parte dei proventi deve essere utilizzata per curare la ludopatia che ha costi sociali molto elevati.

L’Associazione chiede anche che ai Comuni vengano concessi più poteri per limitare il numero delle slot e degli orari di accesso alle stesse.

“Prevenire è più utile e meno costoso del curare”- ha dichiarato il Codacons.


La Chiesa è da sempre attiva nella lotta contro il gioco d’azzardo che ormai è diventato un fenomeno devastante.

Don Maurizio Mirilli, parroco della chiesa del Santissimo Sacramento, in un quartiere di Roma, ha definito il gioco d’azzardo una piaga veramente molto dolorosa che investe intere famiglie costrette a vendersi tutto per pagarsi i debiti di gioco.

In un’intervista il parroco ha sottolineato che per combattere la ludopatia è necessaria la repressione delle macchinette per evitare occasioni di tentazioni proprio sotto casa e inoltre i genitori devono cercare di crescere i propri figli evitando l’uso del telefono cellulare per giocare.

-“Non si deve vergognare colui che in qualche modo è vittima di questa malattia; si dovrebbero vergognare coloro che lucrano sulla pelle delle persone ammalate”- ha affermato il parroco.


 

Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia, in un post pubblicato sul suo sito, ha dischiarato di volere più proposte e meno polemiche sul riordino del settore giochi.

La pubblicazione del documento, discusso con gli Enti Locali, mira ad indicare dei provvedimenti più utili e adatti a migliorare la situazione attuale di questo settore.

Baretta ha replicato su un’ipotesi, del senatore M5S Endrizzi, di un possibile blitz del Governo in Conferenza Unificata.

Non ci sarà nessun blitz. Quindi perché continuare a fare polemica senza assumersi la responsabilità di una proposta…”- ha concluso il sottosegretario.


 

Spetta al legislatore e non alla magistratura intervenire sul fenomeno del gioco d’azzardo che provoca disoccupazione, usura e rovina di moltissime famiglie.

Colangelo, procuratore di Napoli, ha sottolineato come la legislazione ha concesso numerosissime autorizzazioni con la conseguenza di un aumento a dismisura di sale gioco e scommesse che oggi si ritrovano dappertutto nella piena legalità.