Acogi per il Sociale

Premi e riconoscimenti ricevuti dall’Associazione per la pregevole attività svolta sul territorio nazionale.

LA PACE FISCALE E GLI STRUMENTI ALTERNATIVI DI RISANAMENTO DEI SOGGETTI PRIVATI E DELLE IMPRESE NON FALLIBILI.

Il termine per aderire al beneficio è il 30 Aprile 2019.

L’anno 2019 si apre con i migliori auspici per quanti desiderino definire le proprie pendenze esattoriali, importanti o modeste che siano.

La legge di Bilancio, recentemente approvata, ha infatti introdotto la c.d. “Pace Fiscale” a vantaggio della persona fisica e la c.d. “rottamazione ter” a vantaggio di persone fisiche ed imprese.

Tali misure vanno ad aggiungersi ad altri strumenti già presenti che, quand’anche poco conosciuti e ancor meno praticati, offrono una valida opportunità di risanamento e rilancio di imprese in difficoltà che, non avendo i presupposti soggettivi ed oggettivi di legge non possono di diritto accedere alle procedure concorsuali maggiori quali, concordati preventivi e transazione fiscale.

Ci riferiamo, in particolare, ai piani di ristrutturazione del debito e ai piani di liquidazione del patrimonio, previsti dalla legge n. 3/2012, che espressamente indicano l’impresa agricola come possibile destinataria delle misure pur non avendo i requisiti soggettivi ed oggettivi previsti dall’art.1 L.F.

Da qui l’opportunità di un incontro finalizzato a informare quanti vi abbiano curiosità o interesse circa le misure vigenti, i presupposti di fattibilità e le modalità di concreta attuazione degli strumenti. Qui di seguito, per brevi cenni, le misure in discorso:

Pace Fiscale

La c.d. “PACE FISCALE” consente alle persone fisiche in condizione di grave situazione di difficoltà economica di regolare buona parte dei propri debiti con il Fisco attraverso il pagamento a stralcio della sorte capitale secondo tre diverse aliquote percentuali determinate secondo il proprio indice di solvibilità economica (ISEE) : 16% con ISEE fino ad Euro 8.500,00, 20% con ISEE fino ad Euro 12.500,00 e 35% con ISEE fino ad Euro 20.000,00.  Il termine per aderire al beneficio è il 30 Aprile 2019.

Pace Fiscale collegata ai piani di liquidazione del patrimonio ex L. n.3/2012

La stessa disposizione di legge consente anche al debitore che ha in corso o che intenda accedere all’Istituto della Liquidazione Giudiziale del patrimonio, ex L. n. 3/2012, la possibilità di definire l’intero carico oggetto della misura “Pace Fiscale” in misura ridotta al 10% calcolata non solo su sorte capitale ma anche su aggi, spese di riscossione e spese di notifica. A tal scopo alla domanda di accesso al beneficio dovrà essere allegata copia conforme del decreto di apertura della procedura di liquidazione ai sensi dell’art. 14 Ter L. c.d. sul sovraindebitamento.

Rottamazione ter

La stessa legge di bilancio ripropone lo strumento della rottamazione (c.d. rottamazione ter) e ne estende la portata, in termini di durata, perché consente di definire le pendenze fiscali fino a un massimo di 5 anni col pagamento di 18 rate con l’applicazione di un tasso d’interesse inferiore rispetto alle precedenti rottamazioni (2% invece che 4,5%). L’adesione alla rottamazione ter consente, inoltre, il rilascio del Durc.

Strumenti alternativi alla Pace Fiscale:

Strumenti alternativi alla Pace Fiscale:

Piano di ristrutturazione del debito ex art. 7 L. n.3/2012

Per le situazioni più complesse laddove il semplice ricorso alle misure di Pace Fiscale e Rottamazione ter non dovessero risultare possibili o opportune soccorrono gli strumenti previsti dalla L.n.3/2012 ed in particolare il c.d. piano di ristrutturazione del debito che consente di definire, su base concorsuale, le situazioni di difficoltà tanto della persona fisica quanto dell’impresa agricola votata al rilancio della propria attività.

Piano di liquidazione del patrimonio ex art. 14 ter L. n.3/2012

La medesima legge n.3/2012 ha previsto per i casi più estremi l’ulteriore misura del c.d. piano di liquidazione per le persone fisiche e le imprese che, pur in condizioni di difficoltà, intendano eventualmente interrompere la propria attività definendo “una tantum” le proprie pendenze.

Per info contattare Acogi: 0803741336


Dal 2000 al 2017 le donne vittime di omicidio volontario nel nostro Paese sono state tremila. E nel 2016 i femminicidi sono tornati a crescere rispetto all’anno precedente (+5,6%, da 142 a 150), trend sostanzialmente confermato dai 114 casi, più di uno ogni 3 giorni, dei primi dieci mesi di quest’anno. L’incidenza femminile sul numero di vittime totali di omicidi non è mai stata così elevata, 37,1%: nel 2000 si attestava sul 26,4%. Sono numeri di una strage infinita quelli delineati nel quarto Rapporto Eures sul femminicidio in Italia, pubblicato esattamente un anno fa, alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Per quanto riguarda il 2018, stando ai dati diffusi dalla polizia nell’ultimo rapporto “Questo non è amore”, nei primi nove mesi dell’anno si è registrato un calo dei “reati spia” che possono precedere i femminicidi (maltrattamenti in famiglia, stalking, percosse, violenze sessuali). Il numero delle donne uccise però è diminuito solo di 3 unità: dai 97 omicidi dello stesso periodo del 2017 si è passati ai 94 del 2018. Di questi, 32 rientrano nella categoria dei femminicidi, i casi cioè in cui una donna è uccisa in ragione del proprio genere. La maggior parte trova la morte in casa, nel proprio contesto familiare: secondo la polizia infatti la percentuale delle donne uccise in ambito familiare e/o affettivo sale al 72 per cento.
Cifre pesanti come macigni, dolori incolmabili, realtà inaccettabili.

Secondo l’Onu, la violenza sulle donne è la violazione dei diritti umani tra le più diffuse e persistenti.

Per questo l’assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre del 1999, con la risoluzione 54/134, ha deciso di celebrare il 25 novembre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Per creare maggiore consapevolezza in chi la subisce ma anche in chi la esercita. Per far sì che certe azioni distruttive nei confronti di donne e ragazze non rimangano più sotto traccia e impunite. Affinché le stesse non vengano stigmatizzate per il fatto di aver avuto il coraggio di denunciare.

Ma perchè proprio il 25 novembre?
Il giorno non è stato scelto a caso….

Era il 25 novembre del 1960 quando i corpi delle tre sorelle Mirabal Patria, Minerva e Maria furono ritrovati in fondo a un precipizio. Addosso i segni evidenti della tortura. Erano state catturate in un’imboscata dagli agenti dei servizi segreti del dittatore Rafael Leònidas Trujillo, che per più di trent’anni ha governato la Repubblica Dominicana.

Le donne, brutalmente uccise mentre stavano andando a trovare i loro mariti in carcere, erano coinvolte in prima persona nella resistenza contro il regime. Il loro nome in codice era Las Mariposas. L’omicidio de “Le farfalle” ha scatenato una dura reazione popolare che ha portato nel 1961 all’uccisione di Trujillo e quindi alla fine della dittatura. La data è stata commemorata per la prima volta durante il primo Incontro Internazionale Femminista, che si è svolto a Bogotà, in Colombia, nel 1980. Da lì, il 25 novembre ha iniziato ad assumere un valore sempre più simbolico.
Così, più di vent’anni fa, la Seconda conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui diritti umani, definiva quelli delle donne. In Italia, a partire dagli anni ’70 è stata messa in atto una stratificata opera di modernizzazione della legislazione, culminata nel 2013 con la ratifica dell’Italia della Convenzione di Istanbul (legge 27 giugno 2013 n. 77) e l’emanazione della cosiddetta legge sul femminicidio (d.l. 14 agosto 2013, n. 93).

Secondo le responsabili dell’associazione Di.Re (Donne in rete contro la violenza), è un problema da affrontare principalmente da un punto di vista culturale. “Il presente Report – si legge – ha scelto di enfatizzare, per quanto possibile, gli aspetti non penalistici e non criminali della Convenzione di Istanbul e di evidenziare i problemi che ostacolano in Italia una buona applicazione della Convenzione: prima di tutto, come filo conduttore attraverso i singoli temi, il problema della cultura sessista e misogina della società italiana a tutti i livelli e la carenza di educazione sin dalla scuola, ma anche nella formazione professionale in tutti gli ambiti, che superi la visione stereotipata dei ruoli uomo-donna”.

D. Pellegrino

Fonte:

 


Sensibilizzare la coscienza civica, fare rete tra le istituzioni e le associazioni, educare gli adolescenti a credere nel proprio talento. Il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, spiega in un’intervista a noi di Acogi (Associazione consumatori operatori giochi Italia) il suo impegno sul territorio per la lotta alle dipendenze da gioco, consapevole che l’informazione e la collaborazione con le associazioni, come la nostra, siano le strategie più adatte per arginare un problema sociale difficilmente governabile con divieti e controlli.

DOMANDA – Di questi giorni le notizie di ordinanze comunali, da Nord a Sud Italia, su distanziometri e limiti orari. Lei cosa ne pensa?

RISPOSTA – Noi emettemmo la prima ordinanza in Puglia in fase sperimentale, di cui ne parlarono diverse testate nazionali, per il restringimento degli orari di apertura e chiusura eliminando le fasce di primissima mattina, quelle di pranzo e serali cioè quelle in cui i controlli tendono a calare e in cui i cittadini che percepiscono uno stipendio concentrano la spesa. Dopo questa ordinanza ci sono state diverse chiusure di sale da gioco che a ben vedere non rispettavano neanche le normative previste nell’ambito della loro attività. Parliamo del 2014.

DOMANDA – Eppure secondo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli durante il primo semestre del 2017 i giochi d’azzardo a Bitonto hanno raccolto circa 24 milioni di euro in termini di soldi puntati e vincite ripuntate. Forse bisognerebbe agire in un altro modo?

RISPOSTA –  Io ho visto le ultime statistiche e, sulla provincia di Bari, Bitonto era in calo rispetto agli anni precedenti l’ordinanza. E’ chiaro che il problema è molto avvertito tant’è che negli ultimi tre anni abbiamo avviato un progetto con l’ambito di Bitonto e Palo del Colle che si chiama “Dipendi da te” in cui coinvolgiamo 70 studenti a rischio dipendenza, tra cui anche quella da gioco, coinvolgendoli in progetti di natura creativa, teatrale che gli facciano capire l’importanza di credere solamente nel proprio talento e non in altro. Pare stia dando risultati. Alla fine di questo percorso tengono uno spettacolo teatrale in cui lanciano un messaggio ai loro coetanei sulla valorizzazione del proprio talento e della propria personalità.

DOMANDA – Ha mai pensato che il cittadino in determinate fasce orarie potrebbe comunque giocare on line da casa?

RISPOSTA –  Certo, ma anche il Gratta e Vinci è molto pericoloso. per questo credo che l’importante sia avviare un percorso di educazione/formazione all’interno delle famiglie. Il problema è che se l’istituto famiglia crolla diventa tutto più difficile: la spesa sociale è sempre più alta, l’accoglienza nelle strutture minorili per quanto riguarda la città di Bitonto continua ad aumentare progressivamente quindi a pesare anche sul bilancio comunale e sono somme rilevanti in termini di percentuale assoluta. La crisi del settore famiglia credo sia una delle prime cause dell’aggravamento di tutte le problematiche sociali che stiamo vivendo. Quando parlo di crisi della famiglia non parlo di genitori separati ma proprio di funzione educativa che sempre più spesso viene declinata tendendo a delegare alla scuola, a strutture private e persino alla libera dipendenza dei ragazzi.

DOMANDA – Ha mai verificato quanti malati di gioco siano in cura presso il Sert di Bitonto, sempre che, il Sert di Bintonto, si occupi di questo problema?

RISPOSTA – Sì, in alcuni casi si occupa. I dati sono raccolti dall’ufficio dei servizi sociali in una banca dati assolutamente riservata, informatizzati e schedati secondo tipologie e criticità. Parliamo di 500/ 600 persone seguite dai servizi sociali per vari problematiche tra cui anche la dipendenza da gioco.

DOMANDA – Oltre all’ordinanza restrittiva sulle fasce orarie, cosa fa concretamente il Comune di Bitonto per la lotta alla ludopatia? Ci sono fondi previsti in bilancio? Esiste uno sportello a cui rivolgersi?

RISPOSTA – Noi collaboriamo con la Fondazione antiusura di don Alberto D’Urso di cui siamo soci fondatori e che sosteniamo anche finanziariamente; uno sportello presso il quale si può prendere appuntamento che ha la sede fisica nella Fondazione dei SS Medici. Qui diverse persone si rivolgono per farsi consigliare e sostenere con l’aiuto di psicologi esterni. Per quanto riguarda l’antiracket siamo fondatori di un’altra associazione in collaborazione con la Prefettura all’arma dei Carabinieri che opera nel settore, al quale è strettamente collegato il fenomeno gioco. Spesso si finisce in grossi guai finanziari chiedendo prestiti con tassi di interessi elevati.

DOMANDA – Avete mai partecipato a bandi regionali, avete previsto dei fondi in bilancio?

RISPOSTA –  Nel progetto “Dipendi da te” investiamo 100 mila euro l’anno.

DOMANDA – A Bitonto non sono rispettate le distanze dai luoghi sensibili. Perchè?

RISPOSTA – No, non mi risulta. Anzi, ricordo che ci fu fatto un richiamo per una casa da gioco in via de Ilderis troppo vicina a luoghi sensibili e di fatto fu effettuata la chiusura dopo appena un mese di attività. Se ci sono segnalazioni specifiche io mi interesso con la Guardia di Finanza e le forze dell’Ordine per attivare i controlli.  Ma ad oggi non ho avuto segnalazioni oltre questo caso specifico.

DOMANDA – Dunque lei è aperto alla collaborazione con le associazioni sul territorio per far fronte a questo problema’?

RISPOSTA –  Certo. Io non so quanti Comuni prevedano in bilancio ogni anno fondi per il problema dipendenze, sostengano due associazioni diverse con due sportelli diversi, antiusura e antiracket, che lavorino sulle ordinanze restringendo i limiti. Non dico che abbiamo fatto tutto però l’attenzione è molto alta. Tra l’altro la spesa sociale sul nostro bilancio, dopo quella dei rifiuti, è quella che pesa di più.

DOMANDA – In questi giorni il decreto Dignità sta sollevando numerose polemiche. Lei è per l’informazione o il divieto?

RISPOSTA –  Per l’informazione perché purtroppo quando si effettuano i divieti bisogna essere sicuri di avere i sistemi di controllo atti a farli rispettare. Lei ha fatto l’esempio dell’online che è assolutamente ingovernabile dal punto di vista del controllo da parte delle strutture comunali e le forze dell’ordine. Viceversa se avessi fondi a disposizione per entrare nelle famiglie e supplire a quel ruolo educativo che viene meno allora la situazione cambierebbe completamente. E’ un male che abbiamo costituito a livello statale, lo Stato stesso riceve sovvenzionamenti dalla legalizzazione del gioco di azzardo e quindi l’unico modo, come per le sigarette, è quello di investire dei fondi per convincere le persone a non fumare o non giocare evidenziando rischi e danni. Non è un problema governabile con controlli ma si può sensibilizzare una coscienza civica.

La Redazione: ACOGI


Dopo tanto parlare sul Decreto Dignità e sul divieto alla pubblicità ai giochi che lo stesso contiene, e siamo certi che se ne continuerà a disquisire visto che si tratta di un argomento a “largo raggio” e che coinvolge tantissime aziende e “tanto business”, sembra divenuto necessario valutare questo provvedimento anche dal punto di vista dello schieramento che l’ha più desiderato, spinto, voluto.Che il Movimento Cinque Stelle da sempre si sia schierato contro il mondo del gioco d’azzardo è noto ai più e su questo non c’è dubbio, ma dopo il passaggio in Legge dello Stato del divieto ”ci piace” entrare nelle motivazioni di questa specifica parte politica che lo ha così spinto… ed anche così in fretta!

Ora, inizialmente, bisogna dire che il discorso di base del Movimento è che “vietare la pubblicità deve essere un cavallo di battaglia perché è assurdo che uno Stato consenta la pubblicità di una pratica che provoca una ‘malattia’ ai propri cittadini”: partendo da questo dogma è evidente che si sia arrivati al divieto assoluto della pubblicità ai giochi ed alle scommesse. Ed a nulla possono valere le “controdeduzioni” che in mancanza di pubblicità i giocatori possono imbattersi in siti illegali, poiché a questa osservazione il Movimento risponde che “chi si rivolge ai siti illegali lo fa perché li cerca” ed anche che il decreto non si rivolge solo ai giocatori compulsivi (quindi a coloro che cercano senza sosta un sito per giocare, qualunque esso sia), ma anche ai nuovi giocatori per evitare che questi ultimi diventino vittime dell’azzardo-patia.

Ma anche dal “coro uniforme” del Movimento Cinque Stelle vi possono essere “voci fuori dal coro” che asseriscono da un lato da “bontà del divieto alla pubblicità”, ma dall’altro sottolineano quanto lo stesso potrebbe essere “insufficiente” come è già successo con le sigarette. Conseguentemente, sarebbe molto più utile una campagna di informazione “pesante” quanto quella che i media hanno messo in campo per il “no azzardo no slot” che possa far comprendere i rischi di coinvolgimento nel disturbo da gioco di azzardo se lo stesso non viene affrontato consapevolmente, con intelligenza e responsabilità. Se ne può dedurre, da quanto esposto da questa parte del Movimento, che vietare e proibire “non porta a nulla” se non una forma di proibizionismo che non appare “degna di un popolo democratico e di una politica democratica”.

Quindi, il divieto non diventa l’unica soluzione, anzi, forse quella peggiore se non si prendono seriamente in esame altre vie che conducono ad una educazione e ad una cultura del gioco che lo farebbe vivere in modo diverso e, sopratutto, che non comporterebbe “dictat autoritari” sui quali si potrebbe continuare all’infinito a discutere. E poi, evidentemente, si va a cadere sui poteri degli Enti Locali in materia di regolamentazione del gioco e di contrasto al gioco problematico: poteri che sono indubbiamente cresciuti a seguito di quanto concordato e sottoscritto nella famigerata Conferenza Unificata. Peraltro uno dei pochi risultati della stessa intesa che hanno “avuto un seguito” (e che seguito per gli operatori e le imprese id gioco, leggasi effetto espulsivo): ovviamente, lo schieramento Cinque Stelle asserisce che i Comuni dovrebbero essere quelli che meglio conoscono la propria cittadinanza e che, quindi, dovrebbero essere i primi a riconoscere se qualche cittadino ha problemi di qualsiasi tipo, particolarmente nei Comuni più piccoli.

Ecco il motivo per cui viene ritenuta “cosa buona e giusta” che siano proprio gli Enti Locali ad avere un ruolo di controllo elevato a tutela delle proprie comunità. Non bisogna anche dimenticare che il giocatore compulsivo è un soggetto “malato” e come tale va affrontato e trattato: con interventi psicologi e dissuasivi e di conseguenza le varie campagne di informazione andrebbero indirizzate particolarmente a quelle persone che vengono coinvolte nella “rete del disturbo da gioco” ed a loro devono essere spiegati gli atteggiamenti da seguire per non aumentare la loro compulsività e tenerla maggiormente sotto controllo. Il divieto al gioco potrebbe invece essere “quasi un incentivo a giocare di più”, laddove si sa che proibire una qualsiasi cosa, e non solo una partita alle slot, equivale a sollecitare la mente di una persona problematica a giocare ancora di più. É una forma perversa che, però, si instaura proprio di fronte al divieto e di questo gli psicologi ne sono i più convinti assertori.

Poi, è inevitabile che le riflessioni scivolino anche sul fatto che lo Stato “lucra” sul gioco d’azzardo, che può diventare dipendenza, come sul fumo. Le imprese di gioco ed i rispettivi operatori devono essere giustamente tassati come qualsiasi altro settore commerciale e di servizi, e non vessati, quando tengono un comportamento lecito per un esercizio di gioco ludico e di intrattenimento. Tutte le tassazioni ed i continui aumenti, peraltro indirizzati ad un solo segmento del gioco ed ai casino online, quello delle apparecchiature da intrattenimento, hanno portato il settore ad un dissesto senza precedenti: ed anche ad una sorta di “dissesto psicologico” in quanto gli operatori del settore hanno tutti una concessione statale acquistata e pagata profumatamente in virtù della quale pensavano di poter agire commercialmente come in una “botte di ferro” considerandosi, con tale autorizzazione, una “riserva di Stato”.

Ora, anche una buona parte dell’opinione pubblica, è a conoscenza che queste concessioni sono esclusivamente dei pezzi di carta “inutili”, che non difendono assolutamente i “loro detentori” che sono stati abbandonati e lasciati in balia dei “dictat” degli Enti Locali. Dictat che hanno portato le attività ludiche ad essere espulse completamente da alcuni territori: chiudere o trasferirsi altrove, oppure cambiare addirittura indirizzo aziendale sono le uniche possibilità che alcune imprese hanno. Tutti gli anni impiegati per costruire un “qualcosa per il futuro” sono stati annientati da Leggi sul Gioco Regionali o comunali “irresponsabili” che veramente poco spazio lasciano alla “immaginazione ed alle attività ludiche”. Questa è democrazia? Qualche riserva si impone, ma non certamente “la riserva di Stato” che non ha più, purtroppo, alcun significato concreto e realistico. Perché?

La Redazione


Nella notte tra sabato 09 e domenica 10 luglio l’Associazione Acogi, ha patrocinato il 1° NIGHT AND DAY ACQUA E FUOCO (un torneo di calcio a sette) svoltosi presso il campo sportivo di Antonio Bellavista.

All’evento ha presenziato lo Staff di Acogi allo scopo di promuovere una serata all’insegna del divertimento e sana competizione sportiva che il calcio ha regalato ai propri appassionati.

In una splendida cornice introduttiva tra consegna targhe di ringraziamento, fuochi d’artificio e tanta musica di intrattenimento, l’Acogi ha potuto raccogliere adesioni e ha colto l’occasione per diffondere importanti messaggi di prevenzione della dipendenza da gioco d’azzardo finalizzati a favorire maggiore senso di responsabilità sociale.

Terminati i convenevoli di rito si è partiti con le sfide tra le squadre iscritte al torneo che hanno dato a vita ad entusiasmanti incontri di calcio animati da un pubblico attivo e partecipe.

Le partite sono terminate alle 6.00 del mattino con la “premiazione dei più meritevoli” ha affermato Antonio Bellavista, ex calciatore e capitano del Bari che ha partecipato all’evento e consegnato personalmente il premio ai giovani vincitori.

Un riconoscimento particolare è stato conferito al Presidente Acogi, Ugo Cifone, sempre pronto a promuovere iniziative di responsabilità sociale.


Nei prossimi fine settimana lo staff dell’Osservatorio sul gioco patologico operante in seno ad Acogi (Associazione Italiana dei consumatori e degli operatori del gioco) sarà presente in diversi centri commerciali pugliesi per un’azione mirata ad una corretta informazione sui rischi del gioco patologico, in linea con gli obiettivi primari che l’associazione si è posta dal 2011, con la presidenza di Ugo Cifone.

Leggi tutto il comunicato: Com.4GiugnoCentriComm.


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Grande spettacolo di Christian De Sica a Taranto! Sold out per lo show e ottimo successo per l’Acogi presente all’evento come main sponsor.

A prendere parte alla manifestazione i membri dell’Osservatorio contro il gioco patologico dell’Acogi che hanno potuto salutare l’artista prima dello spettacolo e scambiare due chiacchiere con lui, prima di spostarsi al desk dove l’Associazione ha accolto i soci presenti, ha distribuito materiale informativo e ha raccolto nuove adesioni all’associazione. 

Dopo la sponsorizzazione di eventi culturali e sportivi, l’Associazione dimostra il proprio interesse per importanti manifestazioni artistiche: la magia degli Studios di Cinecittà ha rivissuto in un appassionante spettacolo scritto da uno dei suoi “figli”, Christian De Sica. Il regista e attore romano ha portato a teatro un musical elegante che omaggia, tra comicità e sentimento, i personaggi e i film che hanno reso grande il cinema italiano nel mondo. Il legame tra Christian e la città del cinema è intenso ed è meravigliosamente espresso nello spettacolo soprattutto quando l’attore ha parlato del padre Vittorio, della madre Maria Mercader, dello “zio” Alberto Sordi e di tanti amici che ha potuto conoscere e amare, come il grande Roberto Rossellini e l’indimenticabile Federico Fellini.

La scelta di questa partnership, per l’Acogi, non è casuale e si inserisce nell’attività di comunicazione che l’associazione sta portando avanti a favore del gioco responsabile e della conoscenza dei rischi del gioco patologico: nello spettacolo, infatti, Christian De Sica, ripercorrendo la sua vita a Cinecittà, rivive il rapporto con suo padre, Vittorio di cui è nota la grande passione, e probabilmente la dipendenza dal gioco, per il quale si trovò a perdere somme anche ingenti di denaro e che non nascose mai ma riportò, con autoironia, in diversi suoi personaggi cinematografici, come ad esempio in Il conte Max o L’oro di Napoli.

Il tema del gioco patologico e della prevenzione sta particolarmente a cuore all’Acogi che, con forza sostiene la necessità di interventi di prevenzione, tutela dei minori e del gioco sano sin dalla tenera età. Argomenti particolarmente attuali che hanno bisogno del lavoro sinergico di istituzioni, enti locali, associazioni e cittadini e di cui l’Acogi si fa promotore in molte attività ed eventi promossi sul territorio pugliese.


L’Acogi oltre i giochi, ma non del tutto. Dopo la sponsorizzazione di eventi culturali e sportivi, l’Associazione presieduta da Ugo Cifone, dimostra ancora il proprio interesse per importanti manifestazioni di carattere artistico. Lo conferma l’accordo raggiunto con il Teatro Palamazzola di Taranto per la sponsorizzazione dello spettacolo “Cinecittà” di Christian De Sica che sta entusiasmando i teatri italiani e che, il 12 marzo 2015 approderà nel teatro della città antica colonia della Magna Grecia.

La magia degli Studios di Cinecittà rivive in un appassionante spettacolo scritto da uno dei suoi “figli”: Christian De Sica. Il regista e attore romano sta portando a teatro un musical elegante che omaggia, tra comicità e sentimento, i personaggi e i film che hanno reso grande il cinema italiano nel mondo.

Il legame tra Christian e la città del cinema è intenso ed è meravigliosamente espresso nello spettacolo soprattutto quando l’attore parla del padre Vittorio, della madre Maria Mercader, dello “zio” Alberto Sordi e di tanti amici che ha potuto conoscere e amare, come il grande Roberto Rossellini e l’indimenticabile Federico Fellini.

La scelta di questa partnership, per l’Acogi, non è casuale e si inserisce nell’attività di comunicazione che l’associazione sta portando avanti a favore del gioco responsabile e della conoscenza dei rischi del gioco patologico per i minori e per i soggetti con particolari predisposizioni psicologiche e socioculturali allo sviluppo della dipendenza da gioco.

Christian De Sica, ripercorrendo la sua vita a Cinecittà, rivive il rapporto con suo padre, Vittorio De Sica di cui è nota la grande passione per il gioco, per la quale si trovò a volte a perdere somme anche ingenti.

Una passione che non nascose mai e che anzi riportò, con autoironia, in diversi suoi personaggi cinematografici, come ad esempio in Il conte Max o L’oro di Napoli.

In un’autobiografia pubblicata nel 2008 dal titolo “Figlio di papà”, Christian De Sica racconta come il padre lasciò la famiglia in gravi difficoltà economiche dopo aver sperperato al gioco tutte le sue sostanze. Viene ricordata e confermata la smania per il gioco che caratterizzava il grande genio di Vittorio De Sica: “Lui si giocava sempre tutto – racconta Christian – pure le paghe dei colleghi, faceva debiti, per lui era adrenalina. Ma era un giocatore elegante. Per le vacanze ci faceva scegliere tra Sanremo, Venezia, Montecarlo e Campione».

E’ fondamentale sottolineare come vi sia, nel riconoscere la dipendenza dal gioco, da parte dei figlio di Vittorio De Sica, la consapevolezza di un disagio che il padre viveva: Manuel, fratello di Christian, ha infatti definito il rapporto di suo parte con il gioco come un modo per evadere da un disagio che lacerava Vittorio nel profondo, una fuga dalla verità, una via d’uscita da un qualcosa che lo angosciava nell’anima.

Spunti che confermano la necessità di una efficace prevenzione del gioco patologico a cui istituzioni, enti locali, associazioni e cittadini possono partecipare e di cui l’Acogi si fa promotore in molte attività ed eventi promossi sul territorio pugliese.

Scarica la locandina! locandinacinecittàdesica


È stato assegnato a Ugo Cifone, presidente di Acogi, il prezioso premio “Terra del Sole Award” per aver dimostrato grandi qualità imprenditoriali e manageriali nell’ambito del gambling.


Teatro Rodolfo Valentino – Castellaneta (Ta)

22 marzo 2013