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Volge al termine il processo che, dal 2010, vede Ugo Cifone e altri 26 imputati accusati di essersi associati tra loro al fine di commettere il delitto di esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse raccolte in via telematica sul territorio nazionale attraverso una rete di agenzie affiliate al bookmaker estero GoldBet Sportwetten Gmbh.
Venerdì 15 marzo, in fase di istruttoria dibattimentale, al tribunale di Lecce sono stati ascoltati i testimoni e gli imputati che lo consentissero. Fondamentale per la ricostruzione della vicenda GoldBet la testimonianza di Giulio Marinelli, avvocato e consulente dell’imputato Stefano Nesti ai tempi dell’acquisizione della totalità delle quote dell’azienda nel 2010. Interrogato dall’avvocato difensore Marco Ripamonti, Marinelli ha chiarito a grandi linee i passaggi dell’acquisizione delle quote dalla vecchia holding di proprietà Tavarelli- Ivanovic a GoldBet e il modus operandi del bookmaker austriaco risultato da subito “discriminato”.

“Nesti ci incaricò di fare una valutazione sulla società – ha dichiarato in aula l’avvocato fiorentino – ma soprattutto sul mercato italiano. Bisognava valutare se la concessione rilasciata dall’autorità austriaca fosse valida anche per il mercato italiano. Era il periodo in cui c’erano già conflitti sulle regole che disciplinavano la gestione di rilascio dei concessori nei diversi paesi comunitari. Arrivammo alla conclusione, analizzando le sentenze di Corte europea che la società doveva ritenersi, già da allora, discriminata. Il tutto fu confermato dalla chiusura del bando Bersani e dalla sentenza Cifone. Le conseguenze della nostra valutazione furono riflesse immediatamente sull’operatività della società”.

Dalla testimonianza di Marinelli ne è uscito un profilo della GoldBet pulito e coerente. “La prima scelta che si fece fu quella che nessun ctd potesse essere aperto se non sottoposto al vaglio della Questura, uno, per tutelare l’azienda dal punto di vista giuridico e due, per evitare il rischio di contaminazione mafiosa. Di fronte al diniego della polizia la società non concedeva l’operatività. Tuttavia, per far valere la discriminazione che noi ritenevamo esistente, impugnavamo i dinieghi relativi alla concessione ex art. 88 Tulps”. E ancora Marinelli ha spiegato: “Per un bookmaker che opera online c’è bisogno di controlli serrati, monitoraggio sulle transazioni. Nel 2009 il problema ludopatia era embrionale quindi la società non adottò provvedimenti in tal senso nonostante ci fossero già avvertenze sul pericolo del gioco d’azzardo”.

Si dice soddisfatto l’avvocato Ripamonti che a margine del processo ha dichiarato: “la sentenza Costa-Cifone è quella che fa la differenza e questi sono processi che non possono prescindere da i suoi contenuti. Per quanto riguarda poi la posizione di Cifone nel processo è marginale perchè ha operato con la società in forza di un contratto successivo ai fatti. Sotto certi profili la sua posizione esula anche dalla vicenda. La sua collaborazione con GoldBet è limitata a un periodo di tempo molto perimetrale, per questo non potrà mai essere chiamato a rispondere né per fatti precedenti né successivi.


“Deve ribadirsi che la forma di gioco concretamente limitata – ossia quella mediante apparecchi con vincite in denaro – presenta comunque una specifica pericolosità. La misura risulta, perciò, adeguata allo scopo, in quanto consente, mediante la limitazione degli orari di funzionamento degli apparecchi, la riduzione delle occasioni di gioco”. E’ quanto ribadito in più sentenze del Tar Lazio che ha respinto tutti i ricorsi avanzati da alcune società contro l’ordinanza sui limiti orari emessa dal Comune di Roma.

I giudici amministrativi hanno spiegato: “E ciò in funzione della tutela dell’interesse costituzionalmente primario alla salute, prevalente rispetto alla tutela della libertà di iniziativa economica privata, la quale, ai sensi dell’articolo 41 della Costituzione, trova il proprio limite nell’utilità sociale. È, infatti, evidente che un’illimitata o incontrollata possibilità di accesso al gioco accresce il rischio di diffusione di fenomeni di dipendenza, con conseguenze pregiudizievoli sia sulla vita personale e familiare dei cittadini, sia a carico del servizio sanitario e dei servizi sociali, chiamati a contrastare patologie e situazioni di disagio connesse alle ludopatie. L’efficacia della determinazione assunta si rivela, poi, anche in considerazione della specifica finalità di tutela delle fasce giovanili. Secondo quanto evidenziato nelle motivazioni del provvedimento, gli orari di funzionamento degli apparecchi sono stati infatti congegnati ‘anche nell’ottica di contrastare l’insorgere di abitudini collegate alla possibilità di utilizzo degli apparecchi stessi da parte degli studenti, con particolare riferimento agli orari di uscita dalle scuole’. Risulta parimenti rispettato il principio di proporzionalità, così come appare garantito un equo contemperamento degli interessi: da una parte la tutela della salute e del benessere individuale e collettivo, dall’altra la libertà di iniziativa economica e la tutela del lavoro”. Inoltre, si legge ancora nella sentenza, “occorre rilevare che l’ordinanza impugnata determina gli orari di funzionamento degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincita in denaro, ovunque installati e collocati, mentre non disciplina i giochi che non avvengono tramite apparecchi o che non erogano vincite in denaro. Conseguentemente, le limitazioni orarie non riguardano l’apertura e la chiusura delle sale, ma solo il funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro in esse eventualmente installati. Gli operatori economici possono quindi continuare a tenere gli esercizi aperti negli orari di spegnimento degli apparecchi, svolgendovi altre attività.D’altro canto, l’uniformità degli orari per il funzionamento degli apparecchi per tutte le tipologie di esercizi che possano prevederli (ossia a prescindere dalla circostanza che si tratti di esercizi destinati anche ad altre attività economiche o di gioco), così come l’orario indifferenziato per tutto il territorio comunale, appaiono ragionevolmente giustificati e del tutto proporzionati rispetto all’intento di prevenire la trasmigrazione degli utenti dall’una all’altra tipologia di esercizi, ovvero dall’una all’altra zona del territorio comunale, fenomeni che verosimilmente si verificherebbero invece in caso di diversificazione di orari e di zone.Tanto a ulteriore riprova della logicità e della proporzionalità delle limitazioni orarie imposte dall’ordinanza impugnata, le quali risultano peraltro del tutto in linea con le misure adottate da altri comuni e che sono state ritenute legittime, anche di recente, dalla giurisprudenza (cfr., per tutte, Cons. Stato n. 3382 del 2018, cit.)” .


Dopo la morte per soffocamento di un quattordicenne alla periferia di Milano, il deputato Michele Anzaldi (Pd) chiede in un’ interrogazione ai ministri dell’Interno e per la Famiglia e le disabilità l’intervento per contrastare la diffusione di giochi estremi in rete. Anzaldi chiede “se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere al fine  di contrastare questi fenomeni e per attivare un’adeguata campagna di informazione sui rischi derivanti da questi pericolosissimi giochi. Secondo quanto riportato dagli organi di informazione – spiega il deputato – in un appartamento alla periferia di Milano, un giovane di 14 anni è stato trovato senza vita. L’adolescente secondo quanto riferito dal padre, in una drammatica e dolorosa  ricostruzione, si è soffocato con una corda da roccia. Le autorità hanno dapprima parlato di suicidio, per poi invece rivedere tale ipotesi poiché per il genitore non si tratterebbe di questo. Il ragazzo, secondo i genitori potrebbe aver partecipato ad un gioco in rete conosciuto come ‘blackout’. Tra le ultime pagine della rete visitate dal 14enne e rimaste memorizzate nella cronologia di navigazione vi è proprio una che parla proprio di questo ‘blackout’ o gioco del soffocamento, una sorta di sfida estrema che consisterebbe nello sperimentare una carenza di ossigeno, fin quasi allo svenimento. La procura di Milano, secondo quanto riportano i media, avrebbe disposto il sequestro preventivo e d’urgenza dei siti dove vengono pubblicati video, tutorial e messaggi che il 14enne ha guardato prima di impiccarsi. Nel frattempo i genitori hanno rivolto proprio in rete un appello agli altri genitori  a  vigilare  sui  propri  figli  in relazione ai rischi che i ragazzi corrono anche in rete e a non sottovalutare qualsiasi elemento, perché non si ripetano tragedie come quella che ha colpito la loro famiglia”.

La risposta all’interrogazione di Anzaldi arriva dal sottosegretario di Stato per l’Interno, Carlo Sibilia: “[…] Le indagini relative al tragico episodio, coordinate dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Milano e affidate all’Arma dei carabinieri, sono tuttora in corso. La dolorosa vicenda  consente, tuttavia, di sottolineare che  c’è una piena consapevolezza da parte del Governo e delle istituzioni della necessità di intraprendere ogni necessaria iniziativa per fornire soprattutto ai ragazzi, ma non solo, un’adeguata informazione sui pericoli e i  rischi cui quotidianamente si può andare incontro sul web. In  tale direzione  sono molteplici gli interventi di sensibilizzazione e prevenzione già  intrapresi o in procinto di essere avviati, sia a livello locale che nazionale. Informo, ad  esempio, che il comando provinciale dei carabinieri di Milano promuoverà incontri nelle scuole nell’ambito del progetto di formazione della cultura della legalità, con particolare approfondimenti sulle tematiche inerenti ai pericoli della rete e all’uso distorto della tecnologia. Inoltre, sempre a livello locale, in relazione alle delicate e complesse problematiche connesse anche al bullismo, al cyberbullismo e al gioco d’azzardo patologico, lo scorso 1° giugno, è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra la prefettura di Milano, l’ufficio scolastico territoriale di Milano, l’Agenzia di tutela della salute di Milano e la città metropolitana di Milano. Il protocollo si pone l’obiettivo di sviluppare forme di collaborazione tra tutti gli attori preposti per garantire, attraverso una strategia coordinata, misure di carattere educativo, preventivo e rieducativo volte a tutelare i minori, con particolare riguardo agli ambiti scolastici. […]Ribadisco – conclude Sibilia – che sul tema posto all’attenzione dall’onorevole interrogante vi è la massima e costante attenzione da parte del Governo, delle forze dell’ordine e delle istituzioni. In tal senso continueranno ad essere intraprese specifiche iniziative di informazione e prevenzione dei pericoli del web, in piena sinergia e collaborazione con il mondo della scuola, delle famiglie e dell’associazionismo”.

“L’argomento è scottante – ribatte Anzaldi – si parla un ragazzo morto. Io sono parzialmente soddisfatto perché il sottosegretario ci dice che il sito è  stato oscurato immediatamente, eccetera, che il territorio della Lombardia si è attivato nelle ricerche, però io, purtroppo, devo dire che il problema  non è solo lombardo. Chiaramente, non è che io con l’interrogazione volessi scaricare la responsabilità sul Governo, ma vorrei sensibilizzare il Governo su questo mondo parallelo, dove vivono tutti i nostri giovani e non, che va dal sesso, ai giochi estremi, a suggerimenti su come auto medicarsi o a come prodursi alimenti in casa, insomma, si va dalla semplice fregatura a cose dove già due ragazzi, per quello che ne sappiamo, per il fatto che i genitori hanno avuto il coraggio di denunciare e andare a frugare nei cellulari o nel computer del loro figlio, sono morti”. Quindi,  secondo  me,  non  bastano, come ha detto il sottosegretario, spot o iniziative, ma servono, come avviene nella vita reale, anche dei provvedimenti  che vanno al di là della chiusura o delle reprimendeOccorre qualcosa che faccia capire che i rischi per chi si approfitta della rete e dei nostri giovani sono gli stessi che ci sono nella vita reale“.


Pubblicato lo studio “Nuovo proibizionismo. Quale Impatto?” dell’I-com (Istituto per la competitività) sui vari interventi nel settore del gioco basandosi su dati del 2016. Secondo quanto riportato da ‘Il Sole 24 Ore’ le misure previste dal decreto Dignità, quello sul reddito di cittadinanza e quota 100, costeranno al settore da un minimo di 14,4 miliardi di euro ad un massimo di oltre 21,6 miliardi, che vorrà dire un minor gettito erariale tra gli 1,5 ed i 2,3 miliardi di euro. Una serie di misure, tutte incentrate su un ripetuto aumento dell’imposizione fiscale e sul divieto di pubblicità con il solo fine dichiarato di ridurre la ludopatia o contenere l’accesso al gioco d’azzardo. Ma, secondo I-com, l’effetto di queste misure portano in realtà a sovrastimare l’effetto sperato di una riduzione del consumo. “Parte della riduzione, infatti, si trasferisce sul mercato ‘grigio’ o illegale che, nel caso dei giochi, è facilmente accessibile soprattutto via web”. Inoltre, le restrizioni sulla pubblicità porteranno a un’inevitabile minore informazione per i giocatori. Lo studio stima un aumento del prezzo del 10%, con una riduzione della raccolta di almeno il 15%, vale a dire tra i 14,4 miliardi ed i 21,6 miliardi di raccolta in meno. Ed una corrispondente riduzione all’Erario che potrebbe valere fino a 2,3 miliardi di euro.


“Dopo aver siglato l’Intesa, il Governo non l’ha trasposta in un decreto come avrebbe dovuto con la conseguenza che l’Intesa, che con tale strumento normativo avrebbe dovuto essere recepita, non ha acquisito efficacia vincolante”. E’ quanto ha fatto sapere la Seconda Sezione Bis del Tar Lazio riferendosi all’Intesa sul riordino dei giochi, firmata da Governo e Regioni nel settembre 2017. Secondo il collegio “essa non è vincolante, ma è quantomeno un parametro per gli Enti Locali, questi quindi per discostarsene devono rispettare una serie di paletti”. Per questo motivo il Tar ha annullato i limiti orari per le slot adottati dal comune di Anzio, accogliendo il ricorso di una sala Bingo. Il Comune aveva imposto di spegnere le macchine per 13 ore al giorno, un limite ben superiore alle 6 previste dall’Intesa. In sostanza, per il Tar Lazio, l’Intesa in Conferenza Unificata, anche se non ha “valore cogente, per non essere stata ancora recepita, assume la valenza di norma di indirizzo per l’azione degli Enti locali, costituendo al contempo parametro per valutare la legittimità dei provvedimenti dagli stessi adottati in materia”. Per il Collegio, il Comune avrebbe quindi potuto discostarsene, ma solo a determinate condizioni. Per adottare uno stop maggiore a quello previsto, avrebbe infatti dovuto indicare “particolari situazioni o fenomeni, legati allo specifico territorio comunale, che abbiano condotto a tale più stringente previsione”. Nell’istruttoria invece non è stata condotta nessuna “specifica analisi riferita alla realtà concreta che caratterizza il contesto comunale (…) o comunque la stessa non emerge dalla parte motivazionale”. Inoltre, per il Tar, l’Intesa “riconosce uno spazio di autonomia alle Amministrazioni locali solo con riferimento alla distribuzione, nel corso della giornata, del limite massimo di interruzione, ivi stabilito in sei ore”. Ma i Comuni, per imporre queste sei ore di stop, devono comunque raggiungere una “intesa con l’articolazione statale competente”, ovvero con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. “L’avere, quindi, l’Amministrazione omesso l’interlocuzione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli si risolve nella mancata acquisizione in sede procedimentale degli interessi statali”.


Mentre tutti si affannano nella lotta alla ludopatia, da Londra arrivano dati disarmanti: il mercato del gioco online mondiale ha avuto, in 10 anni, una crescita di oltre il doppio in termini di revenue. Nel 2009, il gambling valeva infatti 20,5 miliardi di dollari, valore salito a quasi 52 miliardi nel 2018. L’incremento non si arresterà anche nel prossimo futuro. Le prime stime parlano infatti di una raccolta, a fine 2019, per oltre 55 miliardi di dollari, mentre nel 2020 il settore dell’online dovrebbe sfiorare i 60 miliardi.

In Italia sono stati spesi circa 72 milioni di euro a gennaio con i giochi da casinò online. Il dato è in crescita del +2,2% rispetto ai 70,4 milioni di euro spesi a dicembre 2018. In netta crescita il poker a torneo, che segna un +23,6% con 8,9 milioni di euro di spesa. In positivo anche il poker cash, che registra un +5,2% con circa 6 milioni di euro spesi nello scorso mese.

Anche in Spagna nell’ultimo trimestre del 2018, il mercato dell’online segna una netta crescita: i ricavi si attestano infatti a 189,5 milioni di euro, il 10,7% in più dell’anno precedente. Rispetto al terzo trimestre, invece, la crescita è stata del 4,2%. Le scommesse sportive hanno assicurato oltre la metà dei ricavi (99,9 milioni), ma hanno registrato uno dei tassi di crescita più contenuti (+2,3% sul terzo trimestre). I casino games hanno superato i 64,7 milioni, e guadagnano il 32,6% rispetto a un anno prima, e il 6,4% in più sul terzo trimestre. In crescita rispetto al terzo trimestre, anche poker (21,1 milioni circa, +6,4%) e bingo (3,51 milioni, +11,6%). Il settore ha però investito fortemente in marketing, le spese hanno raggiunto i 95,1 milioni, il 25,1% in più del terzo trimestre, e il 46,6% in più del 2017. Oltre la metà degli investimenti (49,8 milioni) sono stati destinati alle campagne pubblicitarie, le promozioni hanno totalizzato 32,1 milioni. Nonostante questo, però, il numero degli utenti attivi è passato dai 900mila di ottobre agli 828mila di dicembre, i nuovi utenti sono passati da 290 a 235mila.


All’Ice 2019 di Londra si parla del divieto pubblicità sul gioco tutto italiano. E c’è chi proprio non condivide il provvedimento del nuovo Governo. E’ il caso di Stefano Zapponini, presidente Sistema Gioco Italia che, nel suo intervento al convegno ‘Cosa accadrà per la pubblicità in tutto il mondo?’ ha dichiarato: “Mentre l’obiettivo esplicito del Governo era combattere la dipendenza dal gioco d’azzardo, sono convinto che un divieto totale non sia la misura giusta per affrontare questo problema e, al contrario, rischia di peggiorare le cose. Infatti, impedendo una chiara distinzione tra offerta legale e offerta illegale, i giocatori potrebbero essere indirizzati all’offerta illegale, dove non ci sono né limiti né controlli e dove il rischio di diventare dipendenti è più alto. Ciò è particolarmente vero su Internet, ma accade anche attraverso la tv satellitare in alcuni Stati membri in cui i cittadini sono presi di mira da spot televisivi di operatori di giochi d’azzardo non autorizzati in tale Paese” E ancora: “Siamo tutti preoccupati della possibilità che altri Stati in Europa possano seguire l’esempio italiano implementando un divieto totale di pubblicità e sponsorizzazione di giochi d’azzardo. Tuttavia, mentre spero sicuramente che ciò non accada, devo anche dire che le conseguenze negative che il divieto italiano potrebbe avere a livello economico e sociale, possono servire da esempio agli altri Stati: un divieto totale non è la strada giusta da seguire per affrontare la dipendenza dal gioco!”.

La conferma arriva da diversi studi del settore come ha spiegato Zapponini: “Recenti studi nazionali (National Health Institute, Nomisma) hanno attestato basse percentuali di giocatori o minori che giocano dopo aver visto / ascoltato / letto una pubblicità di gioco d’azzardo.Infine, vorrei anche chiarire come questo divieto avrà sicuramente un impatto negativo sul settore sportivo italiano. Molti team hanno costruito relazioni di successo con l’industria del gioco d’azzardo e ora si troveranno in una posizione svantaggiata rispetto ai loro concorrenti stranieri. Mi chiedo cosa succederebbe se una squadra sponsorizzata venisse a giocare in Italia: dovremmo togliere la maglietta? O vietiamo le riprese o le foto sui giornali? Penso che questo decreto debba essere modificato, sicuramente spero che non sia preso come esempio! Un altro esempio da non sottovalutare è il carico fiscale: negli ultimi sei mesi sono stati effettuati tre aumenti tariffari, in Italia. Concludendo, le gravi misure sulla pubblicità, l’aumento della pressione fiscale, le delibere regionali non armonizzate stanno ostacolando l’offerta di giochi legali a una domanda crescente: siamo fermamente convinti che sia necessaria una riforma del settore”, conclude il presidente di Sistema Gioco Italia.


Il “decretone” porta novità in materia di giochi. Da oggi “non sarà più consentito il rilascio dei nulla osta di distribuzione (N.O.D.) per apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, lettera a) del T.U.L.P.S. senza il preventivo pagamento del corrispettivo di 100 euro ad apparecchio. Ciascun produttore/importatore che intenda richiedere il rilascio dei suddetti titoli autorizzatori è tenuto ad effettuare il versamento degli importi previsti dalla norma sopra citata, in funzione del numero di nulla osta di distribuzione richiesti, mediante il relativo modello”. a renderlo noto l’Agenzia dei Monopoli in seguito alla pubblicazione del Decreto legge 28 gennaio 2019 sul Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Il testo prevede nelle disposizioni in materia di giochi che “Il rilascio dei nulla osta di distribuzione previsti dall’articolo 38, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 ai produttori e agli importatori degli apparecchi e congegni da intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lett. a) del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 è subordinato al versamento di un corrispettivo una tantum di 100 euro per ogni singolo apparecchio”.


Molise “No slot”. Lo ha deciso il consiglio regionale, approvando all’unanimità la mozione a firma dei consiglieri Manzo, Fontana, Nola, Greco e Primiani (M5S).

Con l’approvazione della mozione il consiglio regionale infatti impegna il presidente della giunta regionale a dare compimento a quanto previsto all’art. 10 della legge regionale 20/2016. Il logo ‘No slot’ verrà rilasciato agli esercizi pubblici e commerciali che scelgono di non istallare o di disinstallare apparecchi di gioco. Per quanto riguarda la realizzazione del marchio che sia solo della Regione Molise, si è pensato alla possibilità di un concorso di idee tra le scuole molisane con il coinvolgimento della direzione scolastica regionale. Inoltre, con l’approvazione della mozione, si impegna il presidente della Regione a dare impulso alle amministrazioni comunali affinché si attivino con propri regolamenti che riducano la diffusione dei luoghi autorizzati ai giochi. Infine, si impegna il capo dell’Esecutivo regionale a non ridurre le risorse dei Piani sociali che sono i principali attori territoriali per gli interventi contro il Gap.


Chiede maggiore attenzione e tutela dei minori il deputato di Forza Italia, Antonio Minardo. Il rischio è quello del gioco d’azzardo. In un post sul suo profilo Facebook fa sapere di aver presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri della Salute e all’Economia per “per contrastare la diffusione delle applicazioni di gioco d’azzardo per bambini e giovanissimi e adottare misure volte alla tutela dei minori per evitare che possano essere soggetti a forme compulsive di gioco. Investire in campagne di comunicazione sia nelle scuole sia sui media, è un’altra azione da non sottovalutare, al fine di rendere i giovani consapevoli e responsabili riguardo i rischi connessi al gioco d’azzardo”.  Secondo quanto scritto da Minardo infatti: “In Italia il 75 percento dei ragazzi ha praticato almeno un gioco d’azzardo nell’ultimo anno e, tra questi, 2 su 3 sono minorenni e 1 su 3 ha meno di 16 anni, frequentano abitualmente le sale scommesse e addirittura parecchi bambini acquistano i tagliandi Gratta e Vinci, che sono da considerare in tutto e per tutto appartenenti alla categoria dei giochi d’azzardo”.

“A peggiorare le cose – continua il post del deputato – ci pensano anche diverse app per smartphone e tablet che imitano in ogni dettaglio il funzionamento delle slot e, anche se non sono previsti premi in denaro, accompagnano in modo subdolo il minore verso le sale giochi o verso il gioco online. La mia richiesta al Governo, contenuta in una interrogazione parlamentare, è quella di attuare immediatamente i recenti provvedimenti inseriti nel decreto Dignità anche se non basteranno. Occorre – conclude Minardo – mettere a disposizione ulteriori risorse per contrastare la ludopatia e intensificare i controlli sui minorenni affinché stiano lontani dal rischio di gravi patologie di natura psicologica legate a forme compulsive di gioco d’azzardo che creano dipendenza”.