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Giorno per giorno le notizie e gli aggiornamenti in primo piano dal mondo del gaming.

Si conclude l’operazione Babylonia: 13 condanne per un totale di 87 anni di carcere per usura, estorsione e riciclaggio.
Il pianto disperato della moglie di un condannato ha annunciato la sentenza dei giudici della VI sezione del tribunale di Roma per due diverse associazioni malavitose, con base nella Capitale ed a Monterotondo, che ha portato condanne a quasi 90 anni di carcere. I legami con clan di Camorra ed elementi della criminalità pugliese hanno contrassegnato la vicenda per un novero quasi senza soluzione di continuità di estorsioni, usura, riciclaggio, impiego di  denaro, beni o utilità di provenienza illecita e al fraudolento trasferimento di beni o valori. Il processo è frutto dell’operazione “Babylonia”, che nel giugno 2017 portò all’emissione di decine di arresti e al sequestro di beni per oltre 280 milioni di euro. Decine i bar, ristoranti, pizzerie e sale slot, immobili, rapporti finanziari e bancari, auto e moto, società, quote societarie sequestrate. Le condanne più alte sono di 10 anni di reclusione. Assolti Claudio Donnarumma e Alfred Gjonaj.

L’indagine di carabinieri e finanza, coordinata dalla Dda capitolina, prese il nome proprio da una catena di locali sequestrati, la Babylon, uno dei quali fatto oggetto di colpi d’arma da fuoco. Il meccanismo era quello di erogare prestiti in denaro a imprenditori in gravi difficoltà economiche, per poi chiedere indietro i soldi con somme notevolmente maggiorate da interessi usurai. Denaro poi investito anche nell’acquisto di attività commerciali. E per “pressare” le vittime, numerosi furono i danneggiamenti.

Per quanto riguarda il gioco, le indagini avevano rilevato un vasto giro di slot manomesse. A luglio dello scorso anno un nuovo capitolo dell’operazione che aveva portato al sequestro di 10 società, tra le quali anche una legata al settore del gioco.


Anche l’operazione ‘Jackpot’ si è conclusa con la condanna della Corte di Appello di Napoli  per 26 persone, riducendo però parte delle pene inflitte in primo grado, per un totale di quasi due secoli di carcere. Le accuse sono quelle a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, ricettazione, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, intestazione fittizia di beni, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, tutti aggravati dal metodo mafioso. Nel 2017 tale operazione portò a 46 arresti. In particolare, grazie all’inchiesta Jackpot, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire gli affari del sodalizio criminale, incentrati nello spaccio della droga, nelle scommesse e gioco online, nelle bische clandestine e nell’imposizione di slot.
L’indagine ha consentito di ricostruire l’articolazione  del sodalizio criminale operante nei comuni dell’Agro Aversano, riconducibile al clan “dei Casalesi”, fazione “Schiavone-Venosa”, dedita, tra l’altro, al racket delle estorsioni e alla gestione delle piattaforme di gioco online. L’Antimafia ha ricostruito l’articolazione di un’associazione di tipo camorristico il cui reggente pro-tempore era Venosa Raffaele, divenuto collaboratore di giustizia a seguito dell’arresto del maggio 2015.


Per il Tar Puglia le associazioni sportive dilettantistiche non rientrano tra i luoghi sensibili. Così i giudici amministrativi hanno hanno accolto un ricorso contro il provvedimento con cui il Questore di Lecce ha rigettato un’istanza relativa alla richiesta di licenza per il trasferimento dell’esercizio di un punto di raccolta scommesse in quanto avrebbe violato la distanza di 500 metri, prevista dalla legge regionale pugliese, da una associazione sportiva privata.

“Un centro di danza gestito da un’associazione sportiva dilettantistica, essendo assimilabile ad una palestra privata o, comunque, ad una struttura privata che offre attività sportive accessibili ai soli associati, non sembra rientrare tra i cc.dd. ‘siti sensibili'” si legge nell’ordinanza.

Inoltre i giudici del Tar Puglia osservano che “non sembra” che l’articolo 7, comma 2 della legge regionale n. 43/2013 “(norma di divieto e, quindi, di stretta interpretazione) includa nel novero dei cc.dd. ‘luoghi sensibili’ anche le associazioni private (sia pure svolgenti attività rivolte a fasce di età giovanile)” e che “il fenomeno della libera aggregazione privata è estremamente diffuso e capillare (nei più disparati settori), nonché a carattere contingente e ‘variabile’ nell’organizzazione e nelle finalità (si pensi alle possibili modifiche statutarie, non soggette al controllo della P.A.), l’opposta interpretazione, rendendo oltremodo gravoso ed eccessivamente ampio il divieto in questione, potrebbe portare ad esiti ‘paralizzanti’ dell’attività economica de qua, come quella svolta dalla ricorrente (comunque, lecita), con i conseguenti possibili profili di incostituzionalità della disposizione regionale medesima”.


Slitta al 7 maggio la discussione della proposta di modifica alla legge della Puglia sul gioco. Sono passati sei mesi esatti dalla proroga della legge sul gioco decisa dal consiglio regionale della Puglia lo scorso ottobre ma, a Palazzo di Regione si rinvia la seduta di consiglio. Al ventesimo punto all’ordine del giorno sarebbe, almeno per il momento, calendarizzata la trattazione della proposta di legge a firma dei consiglieri Enzo Colonna, Cosimo Borraccino, Sebastiano Leo e Domenico Santorsola, del gruppo ‘Noi a Sinistra per la Puglia’ intitolata appunto ‘Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 13 dicembre 2013, n. 43 ‘Contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico’. Nonostante la recente sentenza del Tar che ha confermato la legittimità della legge del 2013 e, dopo il sì al testo da parte delle commissioni Sanità e Bilancio, oltre all’approvazione del Testo unico sulla legalità comprensivo di norme sul gioco, l’iter per la modifica alla legge prosegue.

Questi gli articoli della proposta di legge:

Art. 1: Il primo periodo dell’art. 7, comma 2, della legge regionale 13 dicembre 2013, n. 43, è così riformulato: “Fuori dai casi previsti dall’art. 110, comma 7, del r.d. 773/1931, l’autorizzazione all’esercizio non viene concessa nel caso di ubicazioni in un raggio inferiore a cinquecento metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, oratori, impianti sportivi e centri giovanili, centri sociali o altri istituti frequentati principalmente da giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale e, inoltre, strutture ricettive per categorie protette”. Art. 2: All’art. 7, comma 7, della Legge Regionale 13 dicembre 2013, n. 43, sono aggiunte le seguenti parole: “E’ altresì vietata, all’esterno dei locali che ospitano case da gioco, sale bingo, ricevitorie, agenzie ippiche e/o qualunque altro genere di attività che offra giochi con vincite in denaro, comunque denominati, qualunque forma di esposizione di cartelli, manoscritti e/o proiezioni video che pubblicizzino vincite, di qualunque importo, appena accadute o risalenti nel tempo”. Art. 3: All’art. 7, della Legge Regionale 13 dicembre 2013, n. 43, è aggiunto il seguente comma 8: “8. La Regione promuove accordi con gli enti di esercizio del trasporto pubblico locale e regionale per favorire l’adozione di un codice di autoregolamentazione finalizzato a vietare la concessione di spazi pubblicitari relativi al gioco a rischio di sviluppare dipendenza sui propri mezzi di trasporto”. Art. 4: All’art. 7, della Legge Regionale 13 dicembre 2013, n. 43, è aggiunto il seguente comma: “Nessun contributo o beneficio economico, comunque denominato e a qualunque titolo richiesto, può essere erogato dalla Regione Puglia in favore di emittenti televisive a diffusione locale e/o regionale che trasmettano, nella loro programmazione, messaggi pubblicitari volti a promuovere la diffusione di giochi che possano sviluppare dipendente”.


Fare rete contro il gioco d’azzardo. E’ quanto propone il neo prefetto di Brescia durante un convegno sul gioco d’azzardo organizzato nella città lombarda.

“Armonizzare i regolamenti delle sale da gioco presenti sul territorio e mettere a punto una dichiarazione di intenti firmata da tutti i sindaci, da tradurre in uno schema di regolamento condiviso tra le varie realtà coinvolte con l’obiettivo di arrivare a un ‘Testo Unico’ provinciale sull’azzardo” ha spiegato il prefetto.

Dello stesso parere il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, che punta “non solo sulla cura ma anche sulla prevenzione. Per questo servono misure amministrative restrittive”. A tal proposito tuttavia il Procuratore generale della Corte di Appello di Torino ha sottolineato come il proibizionismo abbia risvolti negativi. “Restrizioni – ha spiegato – che hanno comportato un nuovo interesse delle mafie e un ritorno al gioco clandestino”.


A Piacenza caso di smaltimento illecito di apparecchi da gioco. E’ stato scoperto dalla Polizia municipale e GdF, nel corso di un’operazione congiunta sul trattamento illecito di rifiuti elettronici, un capannone in cui erano nascoste circa 15 mila componenti elettroniche, provenienti da terminali di gioco composti da monitor, scanner, stampanti. Centinaia di monitor poi risultati appartenere a una multinazionale del settore del gioco che ne aveva affidato lo smaltimento a un’azienda del luogo. L’amministratore unico della società, sequestrata in quanto priva di autorizzazioni, è indagato per attività illecita nella gestione di rifiuti speciali e pericolosi. La vicenda di Piacenza porta nuovamente l’attenzione su un altro aspetto del settore giochi, quello dell’obbligo degli operatori titolari delle slot dismesse di rottamare le apparecchiature.

Ma quali sono le procedure da seguire?

Bisogna far riferimento al decreto del 31 marzo 2018 dei Monopoli di Stato che riguarda tutte le slot dismesse a partire dal prossimo 1 maggio 2018. Il decreto “si applica agli apparecchi da gioco (di seguito, apparecchi dismessi) per i quali sia venuta meno l’efficacia dei relativi titoli autorizzatori rilasciati da Adm per dismissione, anche dovuta a revoca o decadenza dei nulla osta, e che siano stati privati dei dispositivi di controllo di Adm. Al fine di evitare possibili utilizzi illeciti, gli apparecchi dismessi sono sottoposti alle operazioni previste dalle disposizioni del presente decreto. Il proprietario di apparecchi dismessi deve, entro il termine di 6 mesi dalla cessazione di efficacia dei relativi titoli autorizzatori, smaltire e distruggere gli stessi apparecchi secondo quanto previsto dall’articolo 4. In alternativa a tali operazioni di smaltimento e distruzione, il proprietario di apparecchi dismessi può cedere e trasferire gli stessi ai produttori di apparecchi di gioco o all’estero, secondo quanto previsto dall’articolo 5. I proprietari di apparecchi dismessi devono comunicare ai competenti Uffici territoriali dell’Adm, secondo modalità e tempistiche indicate con successivo provvedimento, l’avvenuta effettuazione delle operazioni di cui ai commi 1 e 2. Quando non proceda ai sensi dell’articolo 5, il proprietario dell’apparecchio dismesso e della relativa scheda di gioco, priva del dispositivo di controllo di Adm, è tenuto a gestire tali apparati, insieme o separatamente, come rifiuti, nel rispetto delle disposizioni di cui alla Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 e del decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49. I rifiuti di cui al comma 1 possono essere consegnati unicamente ad imprese iscritte all’Albo nazionale gestori ambientali nelle pertinenti categorie e conferiti presso impianti autorizzati. Il ritiro dei rifiuti deve avvenire esclusivamente presso il domicilio segnalato dal proprietario, al fine di consentire l’adempimento delle prescrizioni di cui al comma 3. Il proprietario degli apparecchi dismessi è tenuto con congruo anticipo, secondo la tempistica indicata con il provvedimento di cui all’articolo 3, comma 3, a fornire al competente Ufficio territoriale dell’AdM l’elenco analitico degli apparecchi e delle schede di gioco oggetto di smaltimento e distruzione da consegnare ai soggetti incaricati e a comunicare la data e il luogo delle operazioni di conferimento, in modo da consentire la presenza e il controllo da parte del predetto Ufficio. Durante il trasporto i rifiuti di cui al comma 1 sono accompagnati dal formulario di identificazione rifiuti nel rispetto dell’articolo 193 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152. Nel campo del formulario riservato alle annotazioni deve essere riportato l’elenco analitico degli apparecchi da gioco e delle schede di gioco oggetto di smaltimento. Il proprietario è tenuto ad acquisire copia del formulario di cui all’articolo 193 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, controfirmato e datato in arrivo dall’impianto di destinazione, ai fini dell’assolvimento degli oneri di cui all’articolo 188 del medesimo decreto e alla sua conservazione per cinque anni.. L’apparecchio dismesso e la relativa scheda di gioco, insieme o separatamente, possono essere trasferiti a produttori di apparecchi da gioco, anche in conto lavorazione, ai fini della rigenerazione dell’apparecchio. La sola scheda di gioco può essere trasferita, oltre che ai produttori di apparecchi, anche al produttore della scheda stessa. L’apparecchio dismesso, sprovvisto della scheda di gioco, può essere ceduto e trasferito all’estero.


La Procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio per otto indagati, con l’accusa di truffa aggravata dalla transnazionalità, con abusiva raccolta del risparmio.
Il settore è quello delle piattaforme online per le scommesse sportive: migliaia di euro persi in un investimento multinazionale che ora costituiscono la base dell’accusa per gli indagati nel mirino della Procura di Trento, tre dei quali nomi noti trentini nel mondo dello sport e della finanza.
La vicenda risale al 2010: i 120 investitori, 62 dei quali risultano come parti lese per un totale di 3,5 milioni investiti, provengono quasi tutti dall’altopiano della Paganella e dalla val di Non. I più sfortunati ci hanno rimesso grosse cifre come ad esempio una donna di Trento che nell’affare aveva investito ben 300mila euro e alcuni clienti dell’istituto di credito Valsabbia e Paganella.
Il compito di contattare i potenziali investitori per coinvolgerli nel business delle scommesse sportive era stato affidato alla «Betexp corp», società con sede negli Stati Uniti e una filiale distaccata in Portogallo.
La promessa era quella di garantire guadagni superiori al 10 per cento con un sistema a zero rischi e l’utilizzo del classico sistema piramidale che prevedeva il trasferimento dei profitti in conti nascosti nei paradisi fiscali di Saint Vincent e Grenadine.
Conti sui quali, secondo le indagini, sarebbero arrivati bonifici anche da 850 mila euro grazie all’accordo tra il gestore della società Betexp Jorge Silva de Queiros e il duo composto da Fino e Achler.
I ricavi traslavano poi da «Betexp» ad una società neozeolandese, la «Emporio capital – Goodsense Investments» alla quale, sempre secondo le indagini condotte dalla Guardia di Finanza, sarebbero passati altri 783.610 euro.
Il meccanismo della truffa consisteva nel proporre sempre nuovi allettanti investimenti.
Secondo lo schema piramidale, il cosiddetto schema Ponzi, altri complici, o truffati a loro volta, organizzavano presentazioni in grande stile in alberghi importanti per convincere le persone a investire con la promessa di un guadagno facile pari a circa l’8 o 10 per cento al mese.
L’ultimo nel marzo del 2012, che prevedeva l’adesione con un deposito minimo di 50 mila euro per la realizzazione di una ulteriore piattaforma per le scommesse. E già alla fine del 2013 erano 25 gli investitori che si erano dichiarati disponibili all’operazione, (trasferita in Italia in una fase successiva, nell’estate del 2014) che prevedeva l’affidamento dei soldi a Lampros Trust per il recupero delle somme investite. Ed è proprio questo l’ultimo capitolo di un’indagine partita da una querela proprio di Lampros Trust con la difesa dell’avvocato Roberta Pedrotti. A capo di tutto c’era il portoghese Jorge Antero Silva de Queiros, 56 anni, proprietario di una scuderia automobilistica, descritto come molto attivo sul web e sotto i riflettori del gossip.



In queste ore sta circolando la bozza delle linee guida dell’Agcom (l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) sulla pubblicità. Nonostante non sia ancora la versione definitiva considerato che potrebbe cambiare fino alla presentazione nel prossimo consiglio del 18 aprile, si intuisce tuttavia la linea molto dura adottata. Dalla direzione di Agcom fammo sapere: “si è tenuto conto anche degli incontri avuti con gli operatori a fine dello scorso anno. Certamente le linee guida non possono stravolgere quanto previsto nel Decreto Dignità, soprattutto per quanto riguarda i messaggi promozionali diretti ma non per questo si deve andare verso una politica distruttiva di quella che è la pubblicità istituzionale”

Intanto le linee guida dicono stop alle sponsorizzazioni di maglia e a bordo campo per le scommesse. Non si potrà inserire prodotti pubblicitari legati al gioco all’interno dei programmi tv e cinematografici, saranno vietati tutti i tipi di gadget legati a giochi e scommesse, l’organizzazione di eventi con premi e la pubblicità redazionale. Inoltre, non si potrà più inviare pubblicità anche a quegli utenti che ne avevano dato il consenso. Segnali di apertura invece per le campagne informative riferite al gioco lecito e quelle finalizzate, ad esempio, al contrasto alla ludopatia, dove l’operatore potrebbe essere citato per aver finanziato il progetto.


Approvata dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera la Convenzione di Magglingen contro il match fixing.
In attesa che il parere venga trasmesso alla Commissione Affari Esteri e Comunitari, la relatrice Valentina Corneli (M5S), ha ricordato che “Gli obiettivi della Convenzione consistono nella prevenzione, identificazione ed applicazione di sanzioni alle manipolazioni ad ogni livello territoriale delle manifestazioni sportive, e nella promozione della cooperazione tra le autorità pubbliche, le organizzazioni sportive e quelle coinvolte nelle scommesse, a livello internazionale e nazionale. Ciascun Paese è tenuto a identificare una o più autorità responsabili, nell’ambito del proprio ordinamento giuridico, dell’attuazione dei regolamenti sulle scommesse sportive e dell’applicazione delle pertinenti misure per combattere la manipolazione delle competizioni sportive in relazione alle scommesse. Tale autorità è individuata per l’Italia, ai sensi dell’articolo 3 del disegno di legge di ratifica, nell’Agenzia delle dogane e dei monopoli”. In particolare, per il contrasto delle scommesse illegali, irregolari o sospette, è previsto “il tempestivo scambio di informazioni con altre pertinenti autorità o piattaforme nazionali; la limitazione dell’offerta di scommesse sportive; il ricorso sistematico a mezzi di pagamento tracciabili. L’articolo 10 contiene le misure riguardanti gli operatori di scommesse sportive. La Convenzione fa carico agli Stati parte di individuare e di adottare, in conformità con la legge applicabile e con la giurisdizione interessata, i mezzi più efficaci di lotta contro le scommesse illegali; a tale fine, l’articolo 11 indica talune ipotesi quali: il blocco o limitazione diretta o indiretta dell’accesso agli operatori remoti di scommesse illegali e la chiusura degli operatori stessi; il blocco dei flussi finanziari tra gli operatori di scommesse illegali e i consumatori; il divieto per gli operatori di pubblicizzare le loro attività; la sensibilizzazione dei consumatori verso i rischi connessi alle scommesse illegali. L’articolo 12 riguarda lo scambio di informazioni tra le autorità pubbliche, le organizzazioni sportive e gli operatori delle scommesse. L’articolo 13 pone in capo alle parti l’individuazione di una piattaforma nazionale incaricata di affrontare la manipolazione delle competizioni sportive, che dovrà fungere da centro di informazioni, raccogliendo e trasmettendo i dati rilevanti alle autorità ed alle organizzazioni interessate. Essa si occuperà, inoltre, di coordinare la lotta alla manipolazione delle competizioni sportive; di ricevere, centralizzare e analizzare le informazioni relative a scommesse atipiche e sospette su competizioni sportive che si svolgano nel territorio degli Stati parte, emettendo, se del caso, gli opportuni ‘allerta’; di trasmettere informazioni alle autorità o alle organizzazioni sportive e agli operatori di scommesse, segnalando possibili infrazioni delle norme indicate dalla Convenzione stessa; di cooperare con tutte le organizzazioni e le autorità interessate a livello nazionale e internazionale, comprese le piattaforme nazionali degli altri Stati”.
Per quanto riguarda invece il disegno di legge di ratifica, la relatrice ha ricordato che “l’articolo 3 individua nell’Agenzia delle dogane e dei monopoli l’autorità per la regolamentazione delle scommesse sportive. L’articolo 4 prevede la confisca penale obbligatoria, anche per equivalente, dei beni che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo di delitti di frode in competizioni sportive o di esercizio abusivo di attività di gioco o di scommessa, in attuazione dell’articolo 25 della Convenzione”.


Si chiama Spelpaus.se il programma di autoesclusione dai giochi in attivo in Svezia e al quale hanno aderito ormai più di 30 mila persone.
Spelpaus.se è efficace in tutti i casinò online con licenza, per i giochi di slot e le lotterie, così come i servizi a terra inclusi i negozi al dettaglio e le sale da bingo. Introdotto il 1° gennaio in concomitanza con il lancio del mercato regolamentato del Paese, lo schema consente ai consumatori svedesi di impedirsi di accedere ai servizi di gioco autorizzati e di rinunciare a campagne di marketing correlate.

Il programma è richiesto tra i requisiti di licenza degli operatori del gioco d’azzardo, pena le sanzioni o addirittura la revoca della licenza. Genesis Gaming e Paf Consulting, sono stati multati il mese scorso perchè alcuni consumatori autoesclusi erano ancora in grado di giocare sui loro siti. Genesis è stata multata per l’equivalente di oltre 383mila euro per aver violato le condizioni della licenza, nonostante fosse già stata avvisata da parte del regolatore.  Il programma Spelpaus.se ha prevalso anche in un procedimento giudiziario, quando il tribunale amministrativo di Linköping ha stabilito che i giocatori svedesi non possono porre fine ai periodi di auto-esclusione prima dei termini concordati. La sentenza è stata emessa in seguito al tentativo di un giocatore di essere rimosso dalla banca dati nazionale di autoesclusione prima della conclusione del periodo concordato. La Corte ha affermato che se un individuo potesse porre volontariamente fine alla sospensione, comprometterebbe lo scopo di Spelpaus, e quindi ha respinto la richiesta.