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Nessuna censura, nessuna tolleranza. E’ stanco Domenico Distante, presidente Sapar, dell’atteggiamento vessatorio del Governo nei confronti del comparto gioco legale (http://cifonenews.it/distante-a-di-maio-non-siamo-lobby-non-ci-nascondiamo/). Così in conferenza stampa le sue parole sono ricadute pesanti sui presenti: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma qui di democratico non c’è nulla visto che per alcune attività industriali si smuovono ministri di tutte le correnti, magari per salvare il sacrosanto posto di lavoro di 10 persone, mentre dei nostri dipendenti, considerati alla stregua dei criminali, nessuno muove un dito, siamo arrivati al punto tale che ormai ai nostri dipendenti non vengono concessi nemmeno i mutui dalle banche per l’acquisto della prima casa, perché il nostro è considerato un settore a rischio. Le banche stanno chiudendo i conti correnti, non solo alle aziende, ma anche ai nostri dipendenti: e allora io mi chiedo, come si comporterebbero altri settori industriali se venisse usata loro la stessa condotta che gli istituti di credito stanno utilizzando nei nostri confronti? In che misura interverrebbero i nostri Ministri? e la Banca d’Italia? Se siamo un settore a rischio, lo siamo solo a livello di disoccupazione, se non si interverrà subito: e il governo si ritroverà altre 150.000 persone da mantenere con il reddito di cittadinanza, che però guarda caso, è stato finanziato con i soldi che noi gestori abbiamo versato allo Stato tramite prelievo erariale unico.

La situazione è al collasso – prosegue Distante – e forse l’unico modo per farci ascoltare seriamente dal governo è quello di non far arrivare più benzina nelle casse dello Stato. Forse allora anche il Ministro Di Maio capirà, contrariamente a quanto continua ancora a dichiarare, che noi siamo il settore più tassato d’Europa proprio perché non facciamo parte di alcuna lobby dell’azzardo. Forse, quando verrà meno la copertura economica del reddito di cittadinanza, con la quale il Ministro ha costruito il suo consenso popolare, allora forse capirà chi siamo e che esistiamo. Invito le associazioni di categoria, compresi i concessionari, a fare fronte comune e dare un segnale forte al governo, spegnendo tutti gli apparecchi, perché il tempo che ci rimane è davvero poco. E il fallimento sarà di tutti”.






In due anni ben 4.580 persone si sono rivolte al Telefono verde (800 558822) nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo. A rendere noti i dati il centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto superiore di sanità che in una nota spiega:

“A chiamare sono stati soprattutto uomini, l’81 percento, mentre i familiari dei giocatori sono per il 48 percento maschi e per il 52 percento femmine. È stato soprattutto il Lazio la regione con il più alto numero di contatti (337), seguono Lombardia (250) e Campania (242). Più della metà degli utenti, il 54 percento, ha conosciuto il Telefono verde grazie a internet, più di un terzo (il 38 percento) grazie a Tv, radio e giornali. In misura minore altri canali hanno contribuito alla pubblicizzazione del Numero verde tra cui luoghi di gioco (2 percento) e la presenza del Telefono verde sui prodotti di gioco (1 percento). Nel decreto del 18 settembre 2018 del ministero della Salute, infatti, si definisce che i tagliandi cartacei delle lotterie istantanee devono riportare tra le avvertenze anche la dicitura “Telefono Verde Nazionale 800 55 8822 per i disturbi legati al gioco d’azzardo”. Inoltre anche per le lotterie telematiche deve essere visibile in un’area dedicata attraverso una apposita finestra popup sull’interfaccia grafica la dicitura – tra le altre dedicate alla salute – ‘Telefono Verde Nazionale 800 55 8822 per i disturbi legati al gioco d’azzardo’. Dal momento della sua attivazione, il 2 ottobre 2017 al 30 settembre 2019, il Servizio ha gestito un picco di telefonate proprio in coincidenza dell’emanazione del decreto ministeriale 18 settembre 2018 (oltre 1000 telefonate nell’ultimo quadrimestre 2018). L’utenza ha raccolto tutti gli stakeholders coinvolti nella problematica ma i familiari e gli amici di giocatori (53 percento) e i giocatori (44 percento), sono risultati quelli maggiormente rappresentati. Tra le motivazioni che hanno portato alla decisione di rivolgersi al Telefono Verde quella più frequente è la richiesta di aiuto per smettere di giocare o far smettere di giocare un proprio caro (73 percento), la richiesta di informazioni sulle risorse territoriali dedicate alla cura del disturbo da gioco d’azzardo e al sostegno per le problematiche ad esso connesse (64 percento). In percentuali minori le richieste portate dall’utenza hanno riguardato anche una condizione di malessere (16 percento), il sostegno per il tentativo in corso di smettere di giocare e le informazioni sul servizio (entrambi 10 percento) e problemi legati all’aspetto familiare o lavorativo (9 percento). Le classi di età più rappresentate tra il gruppo utenza giocatori sono 36-45 anni (25,4 percento) e 46-55 anni (24 percento), e mentre i familiari sono maggiormente rappresentati nella classe di età 56-65 anni (21,7 percento) e a seguire 36-45 anni (20,7 percento) e 46-55 anni (20,5 percento). A supporto di familiari e giocatori è presente una rete sul territorio di strutture per il trattamento del disturbo da gioco d’azzardo”






Nel particolare momento storico in cui il governo del Conte bis continua, da una parte, a incrementare il preu sugli apparecchi da gioco (http://cifonenews.it/manovra-aumento-preu-sapar-basta-con-la-lotta-ideologica-contro-il-gioco-se-poi-lo-si-utilizza-per-fare-cassa/) e dall’altra a intensificare i divieti, alla Camera dei deputati si è tenuto il convegno “I danni del proibizionismo in Italia – Il pericolo di uccidere il gioco lecito e l’errore di non regolamentare la prostituzione”.

“Le posizioni sul gioco si dividono. Quello che cerchiamo di fare in Italia è contribuire con una visione politica, economica e sociale che siano coerenti. Uno dei temi più interessanti è proprio quello del gioco, regolamentato dal 2003. Inoltre c’è sul gioco una grande ipocrisia essendo una delle principali risorse dello stato. Nonostante questo gli enti locali si sono inventate negli anni le limitazioni più stravaganti. Dobbiamo fare passi avanti nella prostituzione, ma non dobbiamo fare passi indietro sul gioco, che rappresenta un  presidio di legalità indispensabile” è quanto dichiarato da Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman

Alessandro Ortombina, responsabile Politiche sociali dell’Istituto Friedman  ha aggiunto: “Nel gioco dobbiamo considerare che abbiamo 18 miliardi all’anno che vanno oltre confine perché le regole normative mettono barriere. La gente va oltre confine ma il gioco d’azzardo patologico va curato non con il proibizionismo. Siamo liberisti, non dobbiamo giudicare ma creare percorso di recupero di queste persone. Servono professionisti sul territorio che aiutino le famiglie cadute in questo disagio. Analizzare il territorio, comprendere i problemi e trovare le giuste strategie. Questo dovrebbe fare il legislatore per rispondere ai veri bisogni dei cittadini”.

Ruggieri (FI) per l’occasione ha presentato un progetto di legge proprio sulla questione, spiegando: “Dobbiamo uscire dall’equivoco, dobbiamo decidere se vogliamo disciplinare in maniera corretta un settore o vietarlo. Credo che non si possa considerare un dipendente di una impresa di gioco lecito meno dignitoso e meno degno di rispetto di quello di qualsiasi altra impresa. Credo ridicolo che si definisca chi scommette un ludopatico e poi si faccia la lotteria dello scontrino. Bisogna benedire le imprese di gioco che assumono e danno lavoro e fanno economia mentre vengono tacciate come lo sterco del diavolo. Il gioco legale ha letteralmente annullato quello illegale. Quando c’è ludopatia bisogna intervenire con strutture adeguate”.






Anche nella manovra finanziaria del governo giallorosso è previsto un “attingere” alle casse del gioco. Secondo quando riporta Il Sole 24ore (https://www.ilsole24ore.com/art/giochi-obbligo-registro-tutti-operatori-ACiq5On) “il settore giochi muove ogni anno 110 miliardi di somme giocate, di cui non meno di 90 miliardi sono restituiti in vincite, e dunque con una spesa effettiva dei giocatori di 20 miliardi l’anno. A vincere è sempre anche l’Erario che dal gioco incassa circa 11 miliardi a stagione”.

Un mercato a cui il governo è pronto a bussare per chiedere un nuovo contributo tra i 300 e i 500 milioni di euro. Nel cantiere della manovra compaiono una serie di misure che vanno dalle gare per le nuove concessioni delle “macchinette” in scadenza a marzo del 2022 alla proroga onerosa delle gare per le concessioni del bingo e delle scommesse.

“Anche se le concessioni delle macchinette, tecnicamente apparecchi da intrattenimento, – riporta sono in scadenza nel 2022, l’avvio della procedura con la scrittura delle regole per il nuovo bando di gara nella prossima manovra per il 2020 è quasi un passaggio obbligato. Una volta definite in manovra le regole, infatti, a fine 2021 l’amministrazione potrà bandire la gara, assegnare le nuove concessioni e incassare almeno una parte delle somme attese. Per il saldo i concessionari vincitori delle gare saranno chiamati a saldare il conto con l’avvio vero e proprio delle nuove concessioni a partire dal 2022”. (https://www.ilsole24ore.com/art/giochi-obbligo-registro-tutti-operatori-ACiq5On)

Previsto anche l’ obbligo di iscrizione nell’elenco degli operatori del gioco per tutti come misura anti evasione. Questo registro la cui iscrizione è vincolo per poter operare sul mercato del gaming oggi è richiesta solo a quanti operano nella filiera delle slot e delle vlt. Con la nuova norma allo studio si pensa di estenderla a tutti gli operatori, tra cui chi opera solo sulle scommesse, i tabaccai che non hanno apparecchi da intrattenimento, e alle piattaforme digitali che offrono gioco online.






Obiettivo a cinquestelle: eliminare il gioco d’azzardo. E’ quanto è emerso in diverse occasioni dalle dichiarazioni di alcuni esponenti del M5S.

Primo fra tutti il sottosegretario all’Economia, Alessio Villarosa, che, nell’intervista concessa a PresaDiretta per l’inchiesta “Vizio di Stato” (http://www.askanews.it/) ha dichiarato: “Vogliamo ridurre ancora di più le VLT. È un impegno che prendo davanti a voi. Questo governo ha intenzione di ridurre il più possibile il volume di gioco perché è aumentato in maniera esponenziale”. “Partirà da una riduzione ma punta anche all’eliminazione”. Obiettivo “ridurre tutti quegli apparecchi che sono veramente aggressivi e che sono causa dell’azzardopatia. E anche dei luoghi deputati. Abbiamo attuato le nuove norme antiriciclaggio abbiamo ridotto in maniera importante le VLT presenti nel territorio. Abbiamo fatto sì che dal primo gennaio 2020 sia obbligatorio utilizzare la tessera sanitaria per giocare agli apparecchi che offrono il gioco d’azzardo. Abbiamo ad esempio messo quelle diciture ‘nuoce gravemente alla salute’. Abbiamo aumentato le tasse sul PREU e anche sulle scommesse sportive e soprattutto il divieto delle pubblicità sul gioco d’azzardo”.

Per qaunto riguarda la pubblicità sul gioco, Villarosa ha precisato: “bisogna verificare se si tratta di un contratto già in essere o meno. E se ci sono delle concessioni in essere devono essere portate a termine fino a scadenza ma entro l’anno”. “Eliminare un incasso di 10 miliardi in un anno ovviamente è impensabile – riprende Villarosa – ma farlo in maniera graduale secondo me è possibile”.

Sul fatto che non è mai esistita una legge nazionale sul gioco, Alessio Villarosa afferma che “le regioni e i comuni hanno fatto dei passi in avanti, hanno messo in piedi delle norme. Serve intervenire, però neanche smantellare tutto ciò che di buono è stato fatto in questi anni. Quindi va fatto ma con i piedi di piombo”. Uno dei maggiori incassi per lo Stato crea molta dipendenza e “se il danno è sanitario crea anche problemi economici quindi doppi problemi economici” dice il Sottosegretario.

Nel corso del convegno “L’azzardopatia non capita per gioco” organizzato a Fabriano, Ancona, dal M5S, il senatore Endrizzi, coordinatore del comitato sui giochi creato in seno alla Commissione Parlamentare Antimafia, ha dichiarato: “Dobbiamo potenziare le capacità e gli strumenti delle Forze dell’Ordine per contrastare il mercato illegale. E dobbiamo introdurre misure restrittive per un mercato che ha toccato cifre record e continua a salire secondo le stime. Dobbiamo smettere di incentivare nuova domanda, e quindi di portare nuovi cittadini a impoverirsi con l’azzardo” .




“Il gettito fiscale, tributario e contributivo, è atteso crescere dell’1,3 per cento nel 2019 e in media del 2,7 all’anno nel triennio 2020-2022, sostenuto prevalentemente dalle imposte indirette, che segneranno un aumento di circa il 9,9 per cento nel 2020 e del 2,7 per cento in media nei rimanenti anni”. E’ quanto previsto nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDef) 2019 approvata dal Consiglio dei ministri su proposta del presidente Giuseppe Conte e del Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri. Stop dunque all’aumento dell’IVA e avvio del taglio delle tasse sul lavoro, grazie all’incremento del gettito fiscale, tributario e contributivo dovuto anche all’aumento del prelievo sui giochi durante il 2019. “Abbiamo sterilizzato l’aumento dell’Iva, ma non ci accontentiamo. Vogliamo ridurre il cuneo fiscale, abbassare le tasse e le aliquote dell’Iva. Abbiamo impostato parte di queste riforme, ma non possiamo fare tutto il primo anno” spiega il premier Giuseppe Conte al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato le nuove previsioni economiche ed il quadro dei conti pubblici (http://corriere.it/politica/19_settembre_30/manovra-deficit-fissato-22percento-piu-fondi-privatizzazioni-89170a04-e3a0-11e9-8ead-3e29b17af838.shtml).



“L’accelerazione – si legge nella nota dei ministri – è legata, da un lato, al fatto che lo scenario a legislazione vigente sconta l’entrata in vigore degli aumenti automatici dell’IVA e delle accise posti a garanzia dei saldi di finanza pubblica e gli altri interventi in campo fiscale introdotti dalla Legge di Bilancio 2019 che hanno riguardato, tra l’altro, l’obbligo della trasmissione elettronica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate, la definizione agevolata delle controversie fiscali pendenti, e l’inasprimento dei prelievi sui giochi e tabacchi. Dall’altro, l’andamento tendenziale delle imposte indirette beneficia della maggior crescita economica attesa”. Previsto anche un disegno di legge del Governo sul riordino del settore giochi.




Sempre in prima linea nella difesa del cavallo da corsa, Sergio Celin, portavoce del Comitato padovano contro il doping e la macellazione dei cavalli da corsa, questa volta scrive alla ministra Bellanova su un argomento molto delicato: l’utilizzo della frusta. Attualmente si è cercato di regolamentare questa pratica decisamente violenta. Dal primo giugno il limite di sette colpi è stato esteso agli ultimi 500 metri, mentre nei 200 finali non se ne potranno dare più di 3. I cavalli, inoltre, non devono subire lesioni ed è severamente proibito colpire col braccio alzato sopra la spalla. La violazione di tali norme comporta la sospensione fino a 40 giornate per uso della frusta violento o continuativo in pista o nel recinto delle scuderie (http:// (https://www.oasport.it/2019/05/ippica-nuove-norme-piu-rigide-sulluso-della-frusta-nel-trotto-consentiti-al-massimo-3-colpi-negli-ultimi-200-metri/)). Ma Celin non ci sta con le restrizioni e chiede l’abolizione completa dell’utilizzo del frustino sui cavalli. Così nella sua missiva a Bellanova:

“Con mio grande stupore e disappunto, noto che le autorità dell’ippica italiana, oltre a decidere di non abolire l’uso totale della frusta negli ippodromi, stanno addirittura discutendo di come “regolamentarla”, dal momento che molti guidatori e fantini hanno protestato, per la severita’ di come viene applicata l’attuale norma, che legittima “solamente” un certo numero di frustate! Come prima cosa, a mio avviso anche solamente “consentire” una sola frustata ,si tratta pur sempre di “legittimare” un tipo di maltrattamento, ai danni dell’incolpevole cavallo! Perchè non si abolisce allora la norma dell’ippica, che esplicitamente chiede di “comandare” a fondo un cavallo nella retta di arrivo, pena il deferimento del guidatore o fantino da parte del presidente della giuria presente nell’ippodromo, alla Commissione di disciplina (una specie di “tribunale” interno nel mondo dell’ippica)? Quanto sopra, non si può interpretare come un “incitamento” a maltrattare il cavallo/atleta, da parte delle massime autorità dell’ippica italiana? Cosa significa poi “comandare” a fondo un cavallo? Un cavallo compie SEMPRE il suo dovere (avete mai sentito di un cavallo che sciopera?) e corre sempre con qualsiasi condizione atmosferica, pioggia, neve, con 40° di temperatura d’estate o con il freddo intenso e la bora d’inverno che soffia fino a 100km l’ora(rischiando anche pericolosissime coliche!) e non e’ MAI stato dimostrato che a frustare un cavallo, si ottengano dei risultati migliori! Per tutti i guidatori e fantini che invece sostengono la teoria, che la frusta serve loro in corsa, per la propria sicurezza e come “correttivo” per il cavallo, perchè allora non si inizia(finalmente!) a procedere con un tipo di addestramento e allenamento del cavallo, che rispetti le sue caratteristiche etologiche, evitando l’utilizzo di mezzi e strumenti coercitivi ed evitando l’uso della forza? Ricordo a tutti gli operatori dello sport dell’ippica, che non serve essere ricchi per “possedere” un cavallo, ma basta essere dotati di un cuore, per entrare in simbiosi con lui!”.




Colpisce ancora la legge regionale dell’Emilia Romagna sul gioco d’azzardo e il contrasto al gap. A farne le spese questa volta Roberto Chiarini, titolare del punto Snai in Piazza della Pace a Bologna, che ha abbassato la saracinesca del suo punto Snai dopo la prima partita di campionato perchè troppo vicino a una chiesa. Per cercare di contrastare il gioco d’azzardo patologico la Regione Emilia Romagna è corsa ai ripari con la legge n.4 del 2013, modificata nel 2018.

Il testo prevede che sale gioco e sale scommesse siano distanti almeno 500 metri dai luoghi sensibili, e che la distanza sia calcolata secondo il percorso pedonale più breve. Tra i luoghi sensibili sono annoverati gli istituti scolastici, i luoghi di culto, gli impianti sportivi, le strutture residenziali o semi residenziali in ambito sanitario o sociosanitario, le strutture ricettive per categorie protette, i luoghi di aggregazione giovanile e gli oratori. A Bologna sono 57 le attività a rischio chiusura.

“Ho ricevuto il decreto attuativo della legge – ha spiegato Chiarini alla stampa locale (https://www.bolognatoday.it/cronaca/chiusura-sale-scommesse-snai-bologna.html) che è retroattivo, e ho già abbassato la saracinesca della mia attività davanti allo stadio. Ho licenziato a inizio giugno i miei dipendenti per permettergli di accedere almeno alla disoccupazione, e adesso anche io sono disoccupato. Il problema è che non è possibile delocalizzare, perchè tutte le sale operano in regime di proroga. E se facciamo un investimento per aprire da un’altra parte e poi ricambia tutto? Finiremo sull’orlo della crisi”. E ancora: “Chi ha sale Snai e altre sale da gioco come me ha seguito dei corsi, e noi siamo i primi a segnalare all’Ausl i giocatori compulsivi. Non vogliamo portare nessuno sulla strada della ludopatia, ma chiudere un’attività davanti allo stadio e aprire fuori città è una follia. Mi chiedo anche come si possa contare la distanza da un luogo sensibile, in base al percorso? 500 metri non sono nulla, così come un chilometro. Ho regolare licenza fino alla fine del 2019 ma da adesso sono senza lavoro. Invece la legge prevede che i bar che hanno le slot possono dismettere tutto entro il 2022. In questo caso la ludopatia non c’entra? Non è un un controsenso? Deve essere fatto qualcosa, rivisto qualcosa. Ci sono oltre 50 attività che stanno chiudendo, con tanto di dipendenti, e a breve saranno tutti senza lavoro. Il problema della ludopatia esiste ma la soluzione non è chiudere le sale, ma coinvolgerci per arginare dei problemi. Con questi nuovi provvedimenti previsti dalle legge apriranno dei mini casinò a margine della città da parte dei grandi gruppi, e si sposterà  solo il problema”.






Continua a spaccarsi in due l’Italia, avvinghiata in un ginepraio legislativo sul gioco d’azzardo fatto di restrizioni, distanziometri, fasce orarie. Se da un lato c’è chi continua a protestare per i propri diritti di lavoratore sempre più a rischio (http://cifonenews.it/bologna-17-settembre-sit-in-gli-operatori-gioco-protestano/), dall’altro ci sono le istituzioni che emettono leggi e i tribunali sentenze.

Tra le ultime quelle del Tar Lombardia a favore dei limiti orari disposti dai Comuni della regione per sale e apparecchi da gioco. Il tribunale amministrativo ha infatti respinto le istanze cautelari presentate da due esercenti contro i regolamenti di Cantù (CO) e Paderno Dugnano (MI). Nel primo caso, quello di Cantù, la norma comunale impone lo stop agli apparecchi da gioco dalle 12 alle 18, nel secondo è vietata l’attività di sale e slot dalle 7.30 alle 9.0, dalle 12 alle 14 e dalle 19, alle 21. Secondo i giudici però non ci sono dubbi, “gli atti impugnati appaiono adeguati e proporzionati rispetto allo scopo di tutela della salute perseguito” e le fasce orarie garantiscono un “ragionevole contemperamento tra gli interessi economici dei gestori e il preminente interesse pubblico”. Nel caso di Paderno Dugnano, inoltre, il Tar conferma che “l’attività istruttoria svolta dal Comune appare adeguata” e che non esistono prove che i limiti orari causino un rischio economico eccessivo per l’attività dei gestori. 




Una circolare operativa inviata dal Comando generale della Guardia di finanza (http://www.gdf.gov.it/documenti-e-pubblicazioni/circolari) a tutti i reparti dà il via a controlli a tappeto sull’utilizzo del reddito di cittadinanza nel gioco d’azzardo. “Il comando generale della Guardia di finanza – si legge nella nota – a completamento delle iniziative avviate nel delicato settore, ha appena emanato un’apposita circolare operativa che definisce, nei dettagli, gli adempimenti da seguire nel corso dell’intensa e quotidiana attività di controllo svolta nei confronti dei percettori del reddito di cittadinanza, con l’obiettivo di evitare che possano beneficiare del contributo economico persone che non ne abbiano diritto. Lo scopo declinato dalla misura è estremamente importante: si tratta di promuovere le condizioni di benessere e inclusione sociale delle persone e delle famiglie più bisognose, rimuovendo o, almeno, riducendo le situazioni di disagio dovute alle condizioni economiche o sociali di alcune, a vantaggio di tutti. L’attività dei militari della Guardia di finanza da tempo è mirata a individuare, tra gli attori dell’economia invisibile e illecita, quanti avranno ritenuto, a torto, anche di approfittare indebitamente di questo beneficio. Si tratta – prosegue ancora la nota della GdF – dei lavoratori ‘in nero’ o pagati con somme ‘fuori busta’, dei venditori abusivi, magari di merci contraffatte, di coloro che affittano le case in evasione d’imposta o che avviano una attività irregolare, rimanendo nascosti al fisco, o di quanti abbiano ottenuto il reddito di cittadinanza e che utilizzano i soldi percepiti nei giochi. A tal fine, è stato commesso incarico ai reparti speciali del corpo (in particolare, al Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie e quello speciale entrate), di elaborare specifiche progettualità per orientare, in maniera mirata e puntuale, i controlli. In particolare, il contrasto a questa detestabile forma di illecito, attraverso la quale taluni cercano di lucrare, senza averne diritto, una rendita indebita a carico delle finanze pubbliche, spesso aggiungendola ai proventi di attività irregolari o nascoste al fisco, rappresenta da sempre uno dei principali campi d’azione delle Fiamme Gialle, perseguito attraverso l’attuazione di appositi piani operativi”.