News

Giorno per giorno le notizie e gli aggiornamenti in primo piano dal mondo del gaming.

Si è tenuto il primo incontro del Coordinamento nazionale Anci in materia di gap. Il tavolo tecnico nasce dalla necessità di raccogliere esperienze e attività svolte all’interno delle Anci regionali, per condividere le buone pratiche degli Enti locali, collaborare per l’individuazione di regole nazionali che possano riordinare il comparto. E’ proprio questo il punto su cui si fa più leva: occorre una legge nazionale che regolamenti il settore e consenta di combattere il fenomeno della ludopatia salvaguardando l’autonomia dei sindaci. In assenza di una legge quadro nazionale a cui anche le Questure possano riferirsi per il rilascio delle autorizzazioni, i Comuni sono lasciati soli a dover gestire il gioco pubblico in Italia.

“A livello locale è stata accolta la mia proposta di verificare la presenza dei singoli Comuni all’interno degli osservatori regionali previsti dalle leggi sul gioco d’azzardo patologico. In alcuni casi gli organismi preposti al monitoraggio delle normative vigenti non sono in funzione, quindi ne sollecitiamo l’attivazione” ha dichiarato Domenico Faggiani, delegato Anci Lazio e componente dell’Osservatorio regionale sul fenomeno del gioco d’azzardo. “Il nostro tavolo ha un articolazione piuttosto complessa, visto che mette insieme amministratori, funzionari e dirigenti dell’Anci che si occupano di attività produttive, psicologi, operatori del gioco. Abbiamo ribadito la necessità di avviare un lavoro che consenta ai Comuni di prendere parte attivamente al riordino della materia a livello nazionale” ha ribadito Faggiani.

D. Pellegrino


Si è parlato tanto in questi giorni di minori e gioco. Sull’argomento anche Massimo Piozzi, avvocato del Centro Studi Astro, commentando i risultati della ricerca presentata dal Moige (Movimento italiano genitori al Senato della Repubblica) sul divieto di vendita ai minori di prodotti inadatti o vietati dalla legge, come alcol, tabacco, cannabis, gioco d’azzardo, pornografia e videogiochi 18+.

“Il rapporto tra giochi e minori è da considerare un’emergenza assoluta per il settore – ha dichiarato – Occorre disincentivare i giovani, aumentando la sicurezza e la formazione degli esercenti, che devono svolgere fino in fondo il loro ruolo di tutela del giocatore. Il Moige evidenzia che si consente di giocare alla metà dei minorenni interessati, violando così il divieto fissato dalla legge: è evidente che il punto debole del sistema sta nell’ancora insufficiente formazione degli esercenti e dei gestori di sala. Tutti i principali studi condotti, da Nomisma al Cnr, fino all’Iss -prosegue Piozzi – confermano che i giovani non sono interessati alle slot machine: dal prossimo anno, poi, tutti gli apparecchi saranno dotati di un lettore della tessera sanitaria che impedirà completamente ogni rischio, anche minimo, per i minorenni. È il caso che le autorità politiche e amministrative si occupino ora di impedire l’accesso agli altri prodotti di gioco, investendo su questo aspetto e lavorando sulla formazione dei pubblici esercizi e dei titolari delle sale come As.tro sta già facendo da almeno tre anni, attraverso progetti nelle Marche e in Emilia Romagna e anche intervenendo nelle scuole come abbiamo già fatto in alcuni licei di Bologna”.

D. Pellegrino


Licia Ronzulli, presidente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nel corso del convegno organizzato dal Moige al Senato, nel quale è stata presentata l’indagine sul divieto di vendita ai minori di prodotti inadatti o vietati dalla legge, come alcol, tabacco, cannabis, gioco d’azzardo, pornografia e videogiochi 18+, ha dichiarato: “A volte l’adulto diventa il nemico del minore, questo viene sottolineato nell’indagine. Se il minore compie un reato di questo tipo è perchè aiutato da un adulto. L’indagine promossa dal Moige fornisce un prezioso contributo per la compressione dei comportamenti dei minori nei confronti delle più diffuse trasgressioni. I minori non hanno adeguata percezione del rischio o dell’esistenza di un divieto, come per contenuti pornografici, videogiochi violenti o il gioco d’azzardo. Occorre intervenire in maniera urgente con misure legislative. Il primo limite della normativa vigente è la scarsa uniformità. Le pene dovrebbero essere severe ed efficaci. Il sistema dei controlli – ha concluso – deve essere rivisto e intensificato, con coinvolgimento di scuole, famiglie e associazioni rappresentative delle attività commerciali coinvolte. Una politica efficace deve basarsi anche sulla prevenzione, anche con campagne di sensibilizzazione a livello scolastico. Particolare attenzione meriterebbe la commercializzazione online dei prodotti vietati ai minori”.

D. Pellegrino


Nuovo report della National crime agency (Nca), l’agenzia di contrasto al crimine organizzato del Regno Unito. Tra le attività sospette rilevate fra aprile 2017 e marzo 2018 c’è anche il gioco.

Il rapporto mostra le statistiche di segnalazione dei Sar (Suspicious Activity Reports) in vari rami. Per quanto riguarda il gaming, un certo numero di Sar si riferiva a una quantità significativa di trasferimenti dentro e fuori da un unico conto di gioco e il sospetto su crediti fraudolenti. Il soggetto intestatario dopo attenti controlli ha ricevuto una condanna di reclusione per aver dichiarato il falso; inoltre, si è scoperto che i suoi atti criminali gli hanno fruttato quasi 1 milione di sterline. Le Sar hanno svolto un ruolo significativo nelle indagini, identificando i conti bancari che facevano parte sia dell’investigazione criminale sia della successiva confisca.

Dalla lettura della relazione della National Crime Agency emerge che nel periodo compreso fra aprile 2017 e marzo 2018 il gaming (inclusi i casino) e l’intrattenimento (comprese alcune attività escluse dalla Regolamentazione sul riciclaggio di denaro)hanno prodotto un volume pari a 2.154, pari al 0,46 percento del totale, ma in aumento del 50,63 percento rispetto all’anno precedente.

Scendendo ancora di più nel dettaglio, per i bookmaker i Sar hanno raggiunto quota 872 pari al 23,14 percento, con una flessione del 20,80 percento rispetto al 2016-2017, mentre per lo spread betting il volume è di 742 (19,69 percento del totale del gaming), in crescita del 32,50 percento in riferimento a 12 mesi.

Queste due voci, insieme al gaming/leisure toccano volumi di 3.768 e in questo caso l”aumento rispetto all’anno passato è del 21.90 percento.

D. pellegrino


Arriva “Vite in gioco”, un servizio per fornire indicazioni per prevenire la ludopatia: un’idea sostenuta dai Piani di Zona del Distretto dell’Appennino bolognese, in collaborazione con la Ausl. Una struttura presso la delegazione del Comune di Vado ospiterà giocatori, conoscenti, familiari e persone esplicitamente coinvolte nella problematica del gioco d’azzardo patologico per introdurli sui servizi disponibili sulla zona, dagli sportelli sociali, che possono offrire uno scenario sui possibili mezzi di supporto economico, ai servizi sociali professionali che quando è opportuno possono orientare a mezzi sanitari più specifici per la terapia delle dipendenze. La struttura è aperta a tutti i cittadini del distretto e il servizio inizierà martedì 8 gennaio.

L’ufficio sarà aperto per i primi martedì del mese fino a luglio e sarà co-diretto da due attori: la Cooperativa sociale “Dai Crocicchi”, che si prende cura dell’autonomia e dell’integrazione sociale, housing sociale, dipendenze, minorenni  e anziani, e l’Associazione UDI (Uomini e donne in italia), ingaggiata nel seguire l’emancipazione femminile e la parità di genere.

Stando a quanto riporta Bologna 2000, lo sportello del primo martedì del mese, dalle 15 alle 18, offrirà nello specifico informazioni giuridiche per merito dell’avvocato Camilla Zamparini dell’Associazione UDI di Bologna, nel tentativo di prevenire il sovraindebitamento da parte dei familiari dei giocatori e il pericolo che finiscano nell’usura. Invece, gli incontri del secondo e terzo mercoledì (dalle 10 alle 13) saranno più psicologici ed educativi, con lo scopo di sancire un percorso di ascolto per i giocatori e le loro famiglie che porti alla creazione di un épique diretto da un educatore ed uno psicologo. Per di più, sarà messo a disposizione anche un servizio di assistenza da contattare al numero 3497849183.

Il progetto è parte di un grande programma di atti contro dipendenza da gioco messo in campo dal Distretto Socio-Sanitario e Ausl finanziato dalla Regione Emilia-Romagna per un totale di circa 45 mila euro che organizzerà  prossimamente sensibilizzazione dei gestori dei locali, laboratori per scuole, show cinematografici e teatrali sull’argomento.

L’argomento delle ludopatie è davvero delicato e attuale – dichiara Marco Mastacchi, presidente del Distretto Socio-Sanitorio dell’Appennino  bolognese – perché implica delle vere e proprie dipendenze anomale che hanno conseguenze sui chi è malato e sulla sua famiglia. Con questo servizio vogliamo operare sulla prevenzione e coinvolgere chi , per ragioni di pudore, non hanno ancora trattato la problematica. Non c’è niente di cui vergognarsi, con il supporto della comunità si può venir fuori da tali dipendenze prima che sia troppo tardi”.

Katia Di Luna


La Leaderbet, che aveva sede In Andria (BT) e che operava nel settore delle scommesse, operava lecitamente. Questo ha stabilito, in data 13.12.2018, il Tribunale monocratico di Trani che ha assolto il titolare del centro, accusato di aver operato senza le necessarie autorizzazioni.

L’agenzia, difesa dall’Avv. Rossana Fallacara (Presidente di Acogi Onlus – associazione italiana dei consumatori e operatori del gioco), aveva sede in via Vochieri in Andria allorquando è stata oggetto di un controllo da parte degli accertatori dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli della direzione territoriale per la Puglia, di concerto con gli agenti della Guardia di Finanza di Andria.

Era il 27 agosto 2013 e, al termine della verifica fiscale, gli ispettori emisero un verbale a seguito del quale è stato avviato un procedimento giudiziario contro lo shop agent finito sotto processo con l’accusa di raccolta abusiva di scommesse sportive sprovvisto dell’autorizzazione ex art. 88 del TULPS.

L’epilogo processuale, per il centro di commercializzazione collegato al bookmaker Leaderbet è stato positivo ma, sebbene sia stata preservata la posizione giuridica del titolare, la stessa cautela non poteva certamente attivarsi per l’attività che intanto è cessata.

Riservate le motivazioni a giorni trenta dalla lettura del dispositivo.


Dal 2000 al 2017 le donne vittime di omicidio volontario nel nostro Paese sono state tremila. E nel 2016 i femminicidi sono tornati a crescere rispetto all’anno precedente (+5,6%, da 142 a 150), trend sostanzialmente confermato dai 114 casi, più di uno ogni 3 giorni, dei primi dieci mesi di quest’anno. L’incidenza femminile sul numero di vittime totali di omicidi non è mai stata così elevata, 37,1%: nel 2000 si attestava sul 26,4%. Sono numeri di una strage infinita quelli delineati nel quarto Rapporto Eures sul femminicidio in Italia, pubblicato esattamente un anno fa, alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Per quanto riguarda il 2018, stando ai dati diffusi dalla polizia nell’ultimo rapporto “Questo non è amore”, nei primi nove mesi dell’anno si è registrato un calo dei “reati spia” che possono precedere i femminicidi (maltrattamenti in famiglia, stalking, percosse, violenze sessuali). Il numero delle donne uccise però è diminuito solo di 3 unità: dai 97 omicidi dello stesso periodo del 2017 si è passati ai 94 del 2018. Di questi, 32 rientrano nella categoria dei femminicidi, i casi cioè in cui una donna è uccisa in ragione del proprio genere. La maggior parte trova la morte in casa, nel proprio contesto familiare: secondo la polizia infatti la percentuale delle donne uccise in ambito familiare e/o affettivo sale al 72 per cento.
Cifre pesanti come macigni, dolori incolmabili, realtà inaccettabili.

Secondo l’Onu, la violenza sulle donne è la violazione dei diritti umani tra le più diffuse e persistenti.

Per questo l’assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre del 1999, con la risoluzione 54/134, ha deciso di celebrare il 25 novembre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Per creare maggiore consapevolezza in chi la subisce ma anche in chi la esercita. Per far sì che certe azioni distruttive nei confronti di donne e ragazze non rimangano più sotto traccia e impunite. Affinché le stesse non vengano stigmatizzate per il fatto di aver avuto il coraggio di denunciare.

Ma perchè proprio il 25 novembre?
Il giorno non è stato scelto a caso….

Era il 25 novembre del 1960 quando i corpi delle tre sorelle Mirabal Patria, Minerva e Maria furono ritrovati in fondo a un precipizio. Addosso i segni evidenti della tortura. Erano state catturate in un’imboscata dagli agenti dei servizi segreti del dittatore Rafael Leònidas Trujillo, che per più di trent’anni ha governato la Repubblica Dominicana.

Le donne, brutalmente uccise mentre stavano andando a trovare i loro mariti in carcere, erano coinvolte in prima persona nella resistenza contro il regime. Il loro nome in codice era Las Mariposas. L’omicidio de “Le farfalle” ha scatenato una dura reazione popolare che ha portato nel 1961 all’uccisione di Trujillo e quindi alla fine della dittatura. La data è stata commemorata per la prima volta durante il primo Incontro Internazionale Femminista, che si è svolto a Bogotà, in Colombia, nel 1980. Da lì, il 25 novembre ha iniziato ad assumere un valore sempre più simbolico.
Così, più di vent’anni fa, la Seconda conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui diritti umani, definiva quelli delle donne. In Italia, a partire dagli anni ’70 è stata messa in atto una stratificata opera di modernizzazione della legislazione, culminata nel 2013 con la ratifica dell’Italia della Convenzione di Istanbul (legge 27 giugno 2013 n. 77) e l’emanazione della cosiddetta legge sul femminicidio (d.l. 14 agosto 2013, n. 93).

Secondo le responsabili dell’associazione Di.Re (Donne in rete contro la violenza), è un problema da affrontare principalmente da un punto di vista culturale. “Il presente Report – si legge – ha scelto di enfatizzare, per quanto possibile, gli aspetti non penalistici e non criminali della Convenzione di Istanbul e di evidenziare i problemi che ostacolano in Italia una buona applicazione della Convenzione: prima di tutto, come filo conduttore attraverso i singoli temi, il problema della cultura sessista e misogina della società italiana a tutti i livelli e la carenza di educazione sin dalla scuola, ma anche nella formazione professionale in tutti gli ambiti, che superi la visione stereotipata dei ruoli uomo-donna”.

D. Pellegrino

Fonte:

 


Non sono rincuoranti i dati dell’ultimo rapporto Young People and Gambling di quest’anno.  La partecipazione al gioco d’azzardo dei ragazzi da 11 a 16 anni è aumentata negli ultimi 12 mesi, ma rimane inferiore rispetto a tutti gli anni precedenti. Tuttavia, la ricerca ha indicato che sempre più bambini sono a rischio di essere danneggiati dal gioco d’azzardo. Il rapporto identifica le attività di gioco più comuni che stanno coinvolgendo i ragazzi e che sono spesso al di fuori del controllo regolamentare diretto della Gambling Commission, come le scommesse tra amici, i gratta e vinci acquistati dai genitori e le slot machine nei pub. Evidenzia la necessità di un approccio proattivo più collaborativo per proteggere i giovani. Il 60% dei giovani pensa che i propri genitori preferirebbero non giocare affatto, tuttavia solo il 19% ha dichiarato che i loro genitori stabiliscono regole severe sul gioco d’azzardo senza negoziazione. Infatti la ricerca mostra quanto sia importante l’influenza che i genitori possano avere sul comportamento di gioco dei ragazzi.

Il regolatore del gioco d’azzardo ha invitato i regolatori e le aziende di tutti i settori a collaborare.

Fonte http://cifonenews.it/

https://bit.ly/2OVzV2o


Arrivano alla Camera gli emendamenti sulla prevenzione del gioco d’azzardo patologico. Il testo dell’art. 40 bis del ddl 1334 è sull’ Istituzione  del fondo per la prevenzione alle dipendenze “al fine di prevenire e contrastare la diffusione di dipendenze legate all’uso di sostanze stupefacenti, alcoliche e al gioco d’azzardo patologico (GAP), sia tra i minori che tra gli adulti. Il Fondo – si legge nel testo – è ripartito tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla base di criteri determinati con decreto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Per la dotazione del Fondo è autorizzata la spesa di 200 milioni di euro annui a decorrere per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. Le regioni si potranno avvalere delle istituzioni locali e dei servizi territoriali delle strutture socio-sanitarie pubbliche, anche attraverso la partecipazione alle attività di strutture private autorizzate e accreditate ed esperti operatori del settore delle dipendenze. La Presidenza del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministero della salute e il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, predispone – prosegue il testo – campagne di informazione e sensibilizzazione, da svolgere, sui territori regionali, anche nelle scuole di ogni ordine e grado, sui fattori di rischio per la salute connessi all’uso di sostanze stupefacenti e alcoliche e al gioco d’azzardo patologico e sui servizi predisposti dalle strutture socio-sanitarie pubbliche e da quelle private autorizzate e accreditate per affrontare il problema delle dipendenze. All’attuazione del presente comma si provvede senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Nell’ambito del sito internet istituzionale del Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri è dedicata una specifica sezione alle informazioni sul trattamento delle dipendenze, sulle strutture a cui rivolgersi, suddivise per zona di residenza, e sulle reti di servizi di cui al comma 2. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca programma, presso le scuole di ogni ordine e grado, attività formative e progetti finalizzati al contrasto delle dipendenze. Nella programmazione delle attività formative di cui al presente comma, le scuole si avvalgono della collaborazione delle istituzioni locali e dei servizi territoriali delle strutture socio-sanitarie pubbliche, anche attraverso la partecipazione alle attività di strutture private autorizzate e accreditate ed esperti operatori del settore delle dipendenze. All’attuazione del presente comma si provvede senza nuovi e maggiori oneri per il Bilancio dello Stato. Ai fini dell’attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa di euro 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021″.

L’Art 42-bis con primo firmatario Massimo Enrico Baroni, prevede invece “al fine di rendere effettive le norme degli enti locali che disciplinano l’orario di funzionamento degli apparecchi di cui all’articolo 11, comma 6, lettera a) e b), del regio decreto n. 773 del 1931, ovvero di monitorarne il rispetto e di irrogare le relative sanzioni, gli enti locali si potranno avvalere di una rete interna di tipo informatico predisposta dalla Sogei. All’attuazione della presente disposizione, i cui oneri sono valutati in 30.000 euro per l’anno 2019, provvede l’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane nell’ambito delle risorse disponibili nel proprio bilancio”.

Fonte http://cifonenews.it/


Ma chi è Rocco Casalino?

Ultimamente finito al centro di una bufera mediatica per messaggi privati poco rispettosi sulla tragedia di Genova, e altri in cui si minacciava l’epurazione di alcuni tecnici del MEF, se questi non avessero trovato i soldi per far partire il reddito di cittadinanza, Casalino è attualmente il super pagato portavoce del premier Conte e responsabile della comunicazione del Movimento 5 Stelle.

Laureato in ingegneria, ha iniziato la sua carriera televisiva con la prima edizione del Grande Fratello per poi essere protagonista dei vari litigi in talk show televisivi. Dal trash alla politica il salto è stato breve. Dopo un periodo di discreta notorietà arriva un progressivo allontanamento dai palcoscenici principali del piccolo schermo. Dal 2004 così conduce un programma mattutino su Telelombardia, diventando nel frattempo anche giornalista professionista, per passare poi a Telenorba. Nel 2011 è quindi sul canale satellitare Betting Channel nelle vesti di conduttore, ma proprio in quell’anno cambia radicalmente la vita di Rocco Casalino. Leggenda vuole che grazie a un video di presentazione il Movimento 5 Stelle lo scelga per inserirlo nel proprio staff della comunicazione. Di lì la scalata al potere. Considerato negli ultimi tempi una sorta di uomo ombra del leader politico pentastellato Luigi Di Maio, con la nascita del governo Conte adesso Casalino è stato nominato portavoce del Presidente del Consiglio con uno stipendio da capogiro: esattamente 169.556,86 euro l’anno, secondo quanto pubblicato da L’Espresso. 

Nel dettaglio lo stipendio di base è pari a 91.696,86 euro, a cui poi si vanno ad aggiungere 59.500 euro di emulamenti accessori e 18.360 euro di indennità. Se confrontiamo queste cifre con quanto guadagnano i parlamentari, Casalino ogni anno per il suo lavoro incassa più di deputati, senatori e dello stesso premier.

Insomma, da Betting Channel al decreto Dignità il paradosso è fatto!

Fonte: CifoneNews.it