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Ma chi è Rocco Casalino?

Ultimamente finito al centro di una bufera mediatica per messaggi privati poco rispettosi sulla tragedia di Genova, e altri in cui si minacciava l’epurazione di alcuni tecnici del MEF, se questi non avessero trovato i soldi per far partire il reddito di cittadinanza, Casalino è attualmente il super pagato portavoce del premier Conte e responsabile della comunicazione del Movimento 5 Stelle.

Laureato in ingegneria, ha iniziato la sua carriera televisiva con la prima edizione del Grande Fratello per poi essere protagonista dei vari litigi in talk show televisivi. Dal trash alla politica il salto è stato breve. Dopo un periodo di discreta notorietà arriva un progressivo allontanamento dai palcoscenici principali del piccolo schermo. Dal 2004 così conduce un programma mattutino su Telelombardia, diventando nel frattempo anche giornalista professionista, per passare poi a Telenorba. Nel 2011 è quindi sul canale satellitare Betting Channel nelle vesti di conduttore, ma proprio in quell’anno cambia radicalmente la vita di Rocco Casalino. Leggenda vuole che grazie a un video di presentazione il Movimento 5 Stelle lo scelga per inserirlo nel proprio staff della comunicazione. Di lì la scalata al potere. Considerato negli ultimi tempi una sorta di uomo ombra del leader politico pentastellato Luigi Di Maio, con la nascita del governo Conte adesso Casalino è stato nominato portavoce del Presidente del Consiglio con uno stipendio da capogiro: esattamente 169.556,86 euro l’anno, secondo quanto pubblicato da L’Espresso. 

Nel dettaglio lo stipendio di base è pari a 91.696,86 euro, a cui poi si vanno ad aggiungere 59.500 euro di emulamenti accessori e 18.360 euro di indennità. Se confrontiamo queste cifre con quanto guadagnano i parlamentari, Casalino ogni anno per il suo lavoro incassa più di deputati, senatori e dello stesso premier.

Insomma, da Betting Channel al decreto Dignità il paradosso è fatto!

Fonte: CifoneNews.it


Nuovamente rinviata l’udienza fissata al 5 ottobre al tribunale di Lecce per il processo che, dal 2010, vede Ugo Cifone e altri 26 imputati accusati di essersi associati tra loro al fine di commettere il delitto di esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse raccolte in via telematica sul territorio nazionale attraverso una rete di agenzie affiliate al bookmaker estero Goldbet Sportwetten Gmbh. Intervistato da noi di Cifonenews, l’avvocato difensore di Ugo Cifone, Marco Ripamonti ha cercato di fare chiarezza su un processo diventato ormai anacronistico.

DOMANDA – A che punto è il processo?

RISPOSTA – È in fase di istruttoria dibattimentale, si stanno ascoltando i testimoni. Siamo arrivati a quelli delle difese che alle prossime udienze inizieranno ad essere sentiti e poi è previsto l’interrogatorio degli imputati che lo consentano.

DOMANDA – Qual è la situazione processuale di Ugo Cifone anche rispetto agli altri imputati?

RISPOSTA – È una situazione molto particolare. Rispetto agli altri spicca come imputato eccellente perché, può avvalersi delle sentenze di Corte di Giustizia e Cassazione pronunciate a suo favore, proprio in merito al suo caso. Sono quelle sentenze che oggi hanno segnato una tendenza giurisprudenziale vera e propria, portate e richiamate in tutti i processi e che riguardano proprio Cifone. Quindi chi meglio di lui, che è il protagonista di quelle pronunce, può avvalersene.

DOMANDA – Anche gli altri imputati potranno avvalersi della sentenza Costa-Cifone?

RISPOSTA – Certamente, ma nel suo caso potremo sostenere una carenza assoluta del profilo soggettivo del reato proprio perché è un imputato che in precedenza ha beneficiato della sentenza della Corte di Giustizia resa circa un modello di raccolta di scommesse che, chiaramente poi è stato replicato in Goldbet. Nell’imputato Cifone si è ingenerato il convincimento legittimo, e personalmente ritengo anche fondato, della liceità del proprio operato.

DOMANDA – Quale sarà la sua strategia di difesa?

RISPOSTA – La difesa si baserà su un duplice profilo. Da una parte l’aspetto oggettivo che riguarda l’insussistenza del reato proprio perché siamo al cospetto di un operatore che è stato discriminato ai fini dell’ingresso nel sistema concessorio e quindi questa discriminazione si è poi ripercossa sui preposti tra cui anche l’imputato Cifone.  E poi c’è il profilo soggettivo che riguarda il pieno convincimento delle proprie ragioni e quindi di una discriminazione che è stata acclarata dalle supreme corti.  Quindi sotto il profilo del diritto è una difesa che spazia a 360 gradi.

DOMANDA – Sembrerebbe quasi che Ugo Cifone, avendo a sua favore la famosa sentenza di Corte di Giustizia europea, fosse intoccabile. È così?

RISPOSTA – Il concetto di intoccabilità è avulso dal codice quindi parlarne è inappropriato. Però possiamo dire che è una sentenza che lo pone in una posizione di grandissima difendibilità, di pieno titolo. La sentenza si riferisce ad una situazione che era precedente all’ingresso in Goldbet però poi è diventata una sentenza applicata anche per risolvere il caso Goldbet. Quindi intoccabile no, ma sussistono tutti i presupposti per un’assoluzione in formula ampia che spero di ottenere.

DOMANDA – Chi è Ugo Cifone?

RISPOSTA – Cifone può essere considerato uno dei precursori, degli antesignani di questa attività perché può vantare una militanza nel settore più che decennale. Io ho avuto il piacere di conoscerlo e assisterlo in Corte di Cassazione nel momento in cui il suo fascicolo rientrava dalla Corte di Giustizia dove l’ho accompagnato. Può essere considerato uno dei protagonisti del comparto della raccolta di scommesse e di tutte quelle che sono le vicende giurisprudenziali che si sono poi succedute. La sua sentenza resa in Corte di Giustizia e riguardante il bando Bersani è stata ancor più precisata e confermata in Cassazione ed è una sentenza applicata ben oltre il suo singolo caso. Infatti, in quasi tutte le sentenze di merito che troviamo nei tribunali d’Italia si rifanno alla Costa- Cifone proprio perché ha dettato una linea giurisprudenziale sotto tanti profili, linea che va oltre la valutazione del bando Bersani e dei profili di incompatibilità comunitaria, ma che si riferisce a linee guida vere e proprie in materia di interpretazione dell’art. 4 della legge 401/89 che è appunto la norma incriminatrice. L’impegno di Ugo Cifone si è profuso non solo in un’attività di business vera e propria, cioè la raccolta di scommesse per conto delle società con cui ha avuto modo di collaborare, ma è un’attività che si è orientata sugli aspetti sociali, della tutela  del consumatore e degli operatori del settore. Infatti, ad un certo punto, ha assunto il ruolo di presidente dell’Acogi, associazione che ha numerosissimi consensi ed iscritti. Ad oggi e dalla sua costituzione sempre molto attiva, si è proposta di tutelare chi si cimenti nel gioco, si occupi del settore a vario titolo, in particolare gli stessi consumatori. Questa è una nota di merito per Cifone che è andato oltre il ruolo che aveva in precedenza conquistato: lui ha deciso di tutelare  e difendere il buon nome del settore, cercando delle regole di disciplina, entrando in sintonia con le istituzioni in vista di nuove riforme normative, legislative. Questa, a mio avviso, è un’attività di spessore e certamente meritevole.

D. Pellegrino

Fonte: CifoneNews.it


«Attendiamo la sentenza della Corte di Giustizia e auspichiamo che l’intervento dei giudici comunitari dia certezza, evidenza e precisione all’interpretazione del diritto. Appare ardua la difesa dello Stato italiano, nel prosieguo della vicenda giudiziaria, per giustificare le molteplici e palesi criticità della gara del Lotto». Così Daniela Agnello, avvocato di Stanleybet, dopo le conclusioni di Eleanor Sharpston, avvocato generale della Corte Ue, sul caso sollevato dalla società inglese. La Corte di Giustizia Europea è stata chiamata a esprimersi sulla legittimità del bando per la gestione del Lotto del 2015, in seguito all’ordinanza di rinvio ricevuta dal Consiglio di Stato. L’Agnello ha dichiarato in una nota: «L’Avvocato Generale propone alla Corte di rispondere al primo quesito affermando, testualmente, che “un modello di concessione per la gestione di un’attività di gioco come il Lotto costituisce una limitazione del godimento delle libertà garantite”. La Sharpston (ndr) aggiunge che spetta alle autorità nazionali fornire elementi sufficienti a dimostrare sia le ragioni di interesse pubblico che sono alla base della scelta del modello monoproviding, sia la proporzionalità di tale modello rispetto agli scopi perseguiti». Secondo l’avvocato di Stanleybet «sarà un compito difficoltoso per lo Stato italiano dimostrare la sussistenza di tali elementi, tenuto conto che l’Avvocato Generale ha già escluso l’ammissibilità dei motivi quali l’incremento delle “entrate erariali” e le ragioni di “efficienza amministrativa”». Per quanto riguarda il quesito sul prezzo della concessione, l’Agnello sottolinea che l’Avvocato generale ritiene che «la restrizione agli artt. 49 e 56 TFUE risulta sproporzionata se il prezzo della concessione, in combinazione con le altre clausole della convenzione, sia “tale da rendere la partecipazione alla gara priva di attrattiva o addirittura impossibile per chiunque tranne che per il prestatore del servizio uscente”». Anche in questo caso «L’Avvocato Generale rimanda al giudice nazionale» la valutazione della posizione di Stanley: ovvero che «la previsione di una spropositata base d’asta pari ad euro 700 milioni (con possibilità di offerte a rialzo non inferiori a euro 3 milioni), di irragionevoli requisiti speciali e di inique ipotesi di decadenza hanno permesso di fatto la partecipazione alla procedura selettiva, soltanto al concessionario uscente». Sull’ultimo quesito, «l’Avvocato Generale è estremamente chiaro nel concludere che soltanto una decisione di tipo giurisdizionale e, in particolare, una sentenza di condanna di primo grado, può giustificare la decadenza della concessione del Lotto. Tale conclusione – conclude l’avvocato Agnello – evidenzia palesemente l’iniquità delle condizioni di gara, che prevedevano la decadenza della concessione per la semplice ipotesi di rinvio a giudizio».
Uff. Stampa Acogi

Sensibilizzare la coscienza civica, fare rete tra le istituzioni e le associazioni, educare gli adolescenti a credere nel proprio talento. Il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, spiega in un’intervista a noi di Acogi (Associazione consumatori operatori giochi Italia) il suo impegno sul territorio per la lotta alle dipendenze da gioco, consapevole che l’informazione e la collaborazione con le associazioni, come la nostra, siano le strategie più adatte per arginare un problema sociale difficilmente governabile con divieti e controlli.

DOMANDA – Di questi giorni le notizie di ordinanze comunali, da Nord a Sud Italia, su distanziometri e limiti orari. Lei cosa ne pensa?

RISPOSTA – Noi emettemmo la prima ordinanza in Puglia in fase sperimentale, di cui ne parlarono diverse testate nazionali, per il restringimento degli orari di apertura e chiusura eliminando le fasce di primissima mattina, quelle di pranzo e serali cioè quelle in cui i controlli tendono a calare e in cui i cittadini che percepiscono uno stipendio concentrano la spesa. Dopo questa ordinanza ci sono state diverse chiusure di sale da gioco che a ben vedere non rispettavano neanche le normative previste nell’ambito della loro attività. Parliamo del 2014.

DOMANDA – Eppure secondo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli durante il primo semestre del 2017 i giochi d’azzardo a Bitonto hanno raccolto circa 24 milioni di euro in termini di soldi puntati e vincite ripuntate. Forse bisognerebbe agire in un altro modo?

RISPOSTA –  Io ho visto le ultime statistiche e, sulla provincia di Bari, Bitonto era in calo rispetto agli anni precedenti l’ordinanza. E’ chiaro che il problema è molto avvertito tant’è che negli ultimi tre anni abbiamo avviato un progetto con l’ambito di Bitonto e Palo del Colle che si chiama “Dipendi da te” in cui coinvolgiamo 70 studenti a rischio dipendenza, tra cui anche quella da gioco, coinvolgendoli in progetti di natura creativa, teatrale che gli facciano capire l’importanza di credere solamente nel proprio talento e non in altro. Pare stia dando risultati. Alla fine di questo percorso tengono uno spettacolo teatrale in cui lanciano un messaggio ai loro coetanei sulla valorizzazione del proprio talento e della propria personalità.

DOMANDA – Ha mai pensato che il cittadino in determinate fasce orarie potrebbe comunque giocare on line da casa?

RISPOSTA –  Certo, ma anche il Gratta e Vinci è molto pericoloso. per questo credo che l’importante sia avviare un percorso di educazione/formazione all’interno delle famiglie. Il problema è che se l’istituto famiglia crolla diventa tutto più difficile: la spesa sociale è sempre più alta, l’accoglienza nelle strutture minorili per quanto riguarda la città di Bitonto continua ad aumentare progressivamente quindi a pesare anche sul bilancio comunale e sono somme rilevanti in termini di percentuale assoluta. La crisi del settore famiglia credo sia una delle prime cause dell’aggravamento di tutte le problematiche sociali che stiamo vivendo. Quando parlo di crisi della famiglia non parlo di genitori separati ma proprio di funzione educativa che sempre più spesso viene declinata tendendo a delegare alla scuola, a strutture private e persino alla libera dipendenza dei ragazzi.

DOMANDA – Ha mai verificato quanti malati di gioco siano in cura presso il Sert di Bitonto, sempre che, il Sert di Bintonto, si occupi di questo problema?

RISPOSTA – Sì, in alcuni casi si occupa. I dati sono raccolti dall’ufficio dei servizi sociali in una banca dati assolutamente riservata, informatizzati e schedati secondo tipologie e criticità. Parliamo di 500/ 600 persone seguite dai servizi sociali per vari problematiche tra cui anche la dipendenza da gioco.

DOMANDA – Oltre all’ordinanza restrittiva sulle fasce orarie, cosa fa concretamente il Comune di Bitonto per la lotta alla ludopatia? Ci sono fondi previsti in bilancio? Esiste uno sportello a cui rivolgersi?

RISPOSTA – Noi collaboriamo con la Fondazione antiusura di don Alberto D’Urso di cui siamo soci fondatori e che sosteniamo anche finanziariamente; uno sportello presso il quale si può prendere appuntamento che ha la sede fisica nella Fondazione dei SS Medici. Qui diverse persone si rivolgono per farsi consigliare e sostenere con l’aiuto di psicologi esterni. Per quanto riguarda l’antiracket siamo fondatori di un’altra associazione in collaborazione con la Prefettura all’arma dei Carabinieri che opera nel settore, al quale è strettamente collegato il fenomeno gioco. Spesso si finisce in grossi guai finanziari chiedendo prestiti con tassi di interessi elevati.

DOMANDA – Avete mai partecipato a bandi regionali, avete previsto dei fondi in bilancio?

RISPOSTA –  Nel progetto “Dipendi da te” investiamo 100 mila euro l’anno.

DOMANDA – A Bitonto non sono rispettate le distanze dai luoghi sensibili. Perchè?

RISPOSTA – No, non mi risulta. Anzi, ricordo che ci fu fatto un richiamo per una casa da gioco in via de Ilderis troppo vicina a luoghi sensibili e di fatto fu effettuata la chiusura dopo appena un mese di attività. Se ci sono segnalazioni specifiche io mi interesso con la Guardia di Finanza e le forze dell’Ordine per attivare i controlli.  Ma ad oggi non ho avuto segnalazioni oltre questo caso specifico.

DOMANDA – Dunque lei è aperto alla collaborazione con le associazioni sul territorio per far fronte a questo problema’?

RISPOSTA –  Certo. Io non so quanti Comuni prevedano in bilancio ogni anno fondi per il problema dipendenze, sostengano due associazioni diverse con due sportelli diversi, antiusura e antiracket, che lavorino sulle ordinanze restringendo i limiti. Non dico che abbiamo fatto tutto però l’attenzione è molto alta. Tra l’altro la spesa sociale sul nostro bilancio, dopo quella dei rifiuti, è quella che pesa di più.

DOMANDA – In questi giorni il decreto Dignità sta sollevando numerose polemiche. Lei è per l’informazione o il divieto?

RISPOSTA –  Per l’informazione perché purtroppo quando si effettuano i divieti bisogna essere sicuri di avere i sistemi di controllo atti a farli rispettare. Lei ha fatto l’esempio dell’online che è assolutamente ingovernabile dal punto di vista del controllo da parte delle strutture comunali e le forze dell’ordine. Viceversa se avessi fondi a disposizione per entrare nelle famiglie e supplire a quel ruolo educativo che viene meno allora la situazione cambierebbe completamente. E’ un male che abbiamo costituito a livello statale, lo Stato stesso riceve sovvenzionamenti dalla legalizzazione del gioco di azzardo e quindi l’unico modo, come per le sigarette, è quello di investire dei fondi per convincere le persone a non fumare o non giocare evidenziando rischi e danni. Non è un problema governabile con controlli ma si può sensibilizzare una coscienza civica.

La Redazione: ACOGI


Campione alla Svizzera? “E’ immaginabile” ha dichiarato Ignazio Cassis, ministro degli Esteri rispondendo all’interrogazione del deputato Marco Romano (Partito popolare) approdata al Parlamento di Berna che così recitava: “Alla luce della difficoltà nel trovare delle soluzioni, è immaginabile che la Confederazione, nell’ambito delle trattative con l’Italia, avvii anche una discussione di possibile cessione di questo territorio alla Svizzera?”.

Nei giorni scorsi Claudio Zauli, governatore svizzero del canton Ticino, ha fatto sapere che Campione, comune italiano della Lombardia ed enclave in territorio svizzero, ha accumulato un debito di quasi 3 milioni e mezzo di franchi svizzeri. Inoltre l’amministrazione campionese non riceve fondi dal governo di Roma ma la sua sopravvivenza è garantita esclusivamente dagli introiti del casinò che sorge sul suo territorio. Dichiarato il fallimento dello stesso è proprio la Svizzera che si è presa carico del Comune erogando i servizi: per esempio, gli studenti campionesi vanno a scuola nei vicini comuni svizzeri, la raccolta dei rifiuti è garantita da una ditta ticinese e così via.

Alla luce di tutto questo il ministro Cassis di fronte alla proposta di secessione ha risposto: “E’ immaginabile, ma evidentemente ci dovrebbero essere delle proposte dell’autorità competente cantonale in tal senso. Dopodiché quella federale farà le sue riflessioni a proposito”.

Immediata la reazione del leghista Stefano Candiani, sottosegretario del Ministero dell’Interno: “Credo che qualcuno non abbia ben compreso che Campione è territorio italiano, punto – ha dichiarato alla radiotelevisione svizzera – Non abbiamo alcuna intenzione di soprassedere rispetto a questo punto”.

Marco Romano però non molla e intende presentare una mozione perché siano intavolate discussione con l’Italia: “La Svizzera si sta facendo carico di costi che oggi Campione non riesce più a sobbarcarsi. Questa situazione può durare per un certo periodo, ma non può diventare una costante. Anche per questo occorre valutare l’opportunità che Campione diventi un comune svizzero, con regole svizzere, costi svizzeri e regole di gestione e servizi svizzeri”.

D. Pellegrino

Fonte: CifoneNews.it


Da quando chi scrive si occupa del mondo del gioco d’azzardo continua a sottolineare “a gran voce” che la maggior parte delle notizie che si vogliono far arrivare all’opinione pubblica non sono completamente realistiche, ma vengono offuscate, quasi appositamente, per dare del gioco quella percezione disfattista che viene così recepita da chi non è completamente a conoscenza di tanti dati ed accadimenti correlati al settore ludico. Vuoi per superficialità o vuoi per disfacimento, ma l’opinione pubblica risulta alquanto male informata sul gioco d’azzardo o, quanto meno, informata in parte. Appare, invece che in altre realtà, particolarmente ci si vuole riferire al Regno Unito, quando vengono resi pubblici i dati relativi al gioco, ed alle derive che lo stesso provoca se non viene responsabilmente avvicinato, tutti stanno a guardare le percentuali di incidenza, sapendo perfettamente che ciò che viene “passato e pubblicato” rispecchia la realtà: ma, indubbiamente in quella Nazione non vi è alcuna istituzione che “remi contro” il mondo del gioco ed a tutto ciò che vi gravita attorno.

Ma, finalmente, si può leggere oltre che un rapporto sulle derive del gioco di altra Nazione, anche un rapporto italico, quello della Coop 2018 che evidenzia certamente l’interesse degli italiani per il gioco, ma così suddiviso: il 15% gioca con le apparecchiature da intrattenimento, le famigerate macchinette, il 40% scommette ma la maggior parte solo “una tantum”. Queste in sintesi le percentuali dei “viziosi” del gioco ed ora si vuole andare a curiosare dentro le percentuali contenute in questo Rapporto Coop 2018 per far rendere conto di come sono i giocatori d’azzardo italici e quali siano le loro preferenze: la Coop, da qualche anno, indaga sull’evoluzione degli stili di vita, i comportamenti quotidiani e le opinioni degli italiani e, quindi, anche sul consumo del gioco legale che viene messo sotto la lente del Rapporto Coop 2018 che così si esprime.

L’Ufficio Studi di Ancc-Coop nella primavera di quest’anno ha lanciato un’indagine campionaria su settemila soggetti, rappresentativo della popolazione tra i 18 ed i 65 anni, che si riferisce ai rapporti con il lavoro, l’ambiente, il cibo, acquisti, salute e competenze digitali, e che evidenzia che il 15% degli italiani ha conoscenza diretta di gioco con slot machine e videolottery, mentre il 2% si dichiara “dipendente o quasi”. Emerge, di conseguenza, che il 40% degli italiani si dedica a questo intrattenimento ma che non deve però essere visto nel suo complesso in termini di gioco problematico. Infatti, il 36% degli italiani scommette, ma si colloca in una fascia medio-bassa di giocata; si potrebbe collocare il tutto in una semplice scommessa sulle partite di Serie A della domenica mentre il 4% si auto definisce uno “scommettitore assiduo”.

Sempre secondo l’Ufficio Studi di Ancc-Coop la nostra bella Italia è la prima in Europa per l’abitudine al gioco in termini di incidenza del gioco lecito sul Pil: certamente, un primato che deve fare riflettere per la portata del fenomeno, poiché ormai si sa che il gioco legale porta un gettito erariale pari allo 0,6% dello stesso Pil, il triplo della Francia e del Regno Unito (che in quelli Stati rappresenta la percentuale dello 0,2%) e cinque o sei volte tanto la quota registrata in Spagna e Germania (là la percentuale si aggira attorno a circa lo 0,1%). Questi sono numeri che spiegano la motivazione per cui la politica sta affrontando la problematica delle derive del gioco e questo anche se si guardano i dati relativi agli anni addietro.

Secondo i dati della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dal 2001, la raccolta proveniente dal gioco lecito è aumentata di cinque volte, passando da 20 ad oltre 100 miliardi di euro. Cifre che richiedono assolutamente un intervento, una legge quadro nazionale, norme precise e trasparenti a tutela sia dei cittadini che dell’italico territorio. Così, per esemplificare come “giocano gli italici giocatori” si può dire che sia Prato, in Toscana, la provincia dove il volume di giocate pro capite sia il più elevato: 2.377 euro per cittadino giocati nel 2016, una volta e mezzo l’ammontare della seconda classificata in questo podio ludico, la provincia di Rovigo, ove ogni residente gioca in media 1.471 euro l’anno, più o meno l’equivalente di una mensilità.

Per fare un “giro” di gioco relativo alle province dove si azzarda di più bisogna riferire, così dice il Rapporto Ancc-Coop, che si concentrano tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna ed Abruzzo. La pratica del gioco risulta interessare maggiormente i giovani under 34 che, secondo quanto esposto dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossico-dipendenze, rappresentano nel contempo i maggiori consumatori di cannabis in Europa. Nell’ultimo anno ne ha fatto uso un ragazzo su cinque: un dato inferiore solo alla Francia. Non sono dati catastrofici da affrontare in modo melodrammatico, ma sono dati su cui riflettere per mettere in campo informative ed informazioni sui rischi che può provocare il disturbo da gioco d’azzardo.

Ancora oggi, si fa molto poco nel nostro Paese a livello di informazione, particolarmente nelle scuole: è esattamente da lì che dovrebbe partire il maggior impegno istituzionale per far conoscere la parte ludica del gioco (intrattenimento e divertimento) e la parte oscura (gioco problematico e patologico). Dalla parte più giovane della nostra futura società si dovrebbe iniziare un percorso di “accompagnamento” al gioco lecito, a conoscerlo, a ben frequentarlo o ad evitarlo. Tutte notizie ed informative che vanno portate a conoscenza dei giovani e giovanissimi ai quali ancora oggi arrivano sollecitazioni al gioco da più parti sui loro strumenti tecnologici in uso, che ormai fanno parte della loro vita quotidiana vuoi per studio vuoi per diletto. Non si può tornare indietro: la tecnologica innovativa ha fatto passi da gigante per arrivare a quel che è oggi ed ora non si può combattere perché a suo mezzo possono essere avvicinati i ragazzi: bisogna controllare che ciò che “arriva” loro sia sano, pulito e non li faccia incrociare con derive pericolose. Sta nelle mani “dei grandi” l’avvenire “dei piccoli”: è sempre stato così.

La Redazione

Fonte: CifoneNews.it


Dal decreto Dignità alla modifica della legge anti-ludopatia in Piemonte. Vietare o informare? Abbiamo chiesto il parere di Ugo Cifone, manager del settore, esperto di gambling, ex presidente Acogi (Associazione consumatori operatori giochi Italia) che così in un’intervista:

DOMANDA – In questi giorni a Malta si tiene la XII edizione dell’ European Conference on Gambling Studies and Policy Issue ed è subito emerso il tema principale: meglio informare o vietare? Lei cosa ne pensa tenendo conto che in Italia si parla di divieto tout court della pubblicità sul gioco previsto dal decreto Dignità?

RISPOSTA –  Assolutamente meglio in formare che non informare o addirittura vietare.  Con le informazioni giuste si può avere maggiore consapevolezza nell’agire, nel fare scelte. Penso che la pubblicità in tal senso vada fatta in quanto strumento di informazione. Il divieto completo significherebbe censurare e non va bene. La pubblicità però deve essere cambiata, non deve essere aggressiva ma informativa.

DOMANDA – E’ di oggi la notizia sull’approvazione da parte della Commissione di Bilancio della Regione  Piemonte dell’emendamento che modifica la legge anti-ludopatia. Basterà l’apertura di luoghi sensibili nelle vicinanze di sale che ospitano apparecchi di gioco per trasformare una zona lecita in proibita. Cosa ne pensa?

RISPOSTA – Credo che non verrà mai approvata. Il proibizionismo non ha mai portato a nulla di buono, anzi ha incentivato a fare cose fuori dalle regole. Secondo il mio punto di vista è un paradosso.  Come luoghi sensibili si intende anche un semplice bancomat ma se ci pensiamo gli stessi casinò sono pieni di bancomat, e quindi? Di cosa stiamo parlando? Mettere in difficoltà questi esercenti che tanto danno allo Stato è scorretto. Lo Stato italiano dovrebbe semplicemente creare aree ad hoc dove concentrare sale  in cui poter giocare e mettere in atto campagne di informazione sul rischio di dipendenza dal gioco. Per il resto sono inutili coercizioni.

Denny Pellegrino

Fonte: CifoneNews.it


Per l’opposizione è un paradosso ma la giunta Castello  ha reso noto l’accordo:  la sala giochi di Chivasso (TO) finanzierà corsi e iniziative per contrastare il gioco d’azzardo patologico. 

Il patto, valido fino al 31 dicembre, è stato siglato tra l’amministrazione e la società che gestisce la sala gioco della cittadina piemontese. Inoltre la società verserà nelle casse del Comune 3 mila e 500 euro per l’istituzione di azioni di contrasto alla ludopatia e momenti formativi circa i rischi di dipendenza del gioco d’azzardo. All’interno della sala, si spegneranno le Vlt mezz’ora in più rispetto alle tre ore previste dalla legge regionale.

La Redazione: CifoneNeus.it


Giro di boa sul gioco in Piemonte in cui si sono definiti  gli obblighi degli imprenditori del settore sulla delicata questione degli “adeguamenti successivi”. Presentato dalla maggioranza di centro sinistra l’emendamento che modifica la legge anti-ludopatia è stato approvato dalla Commissione Bilancio regionale. Secondo quanto previsto basterà l’apertura di luoghi sensibili nelle vicinanze di sale che ospitano apparecchi di gioco per trasformare una zona lecita in proibita. Si stabilisce infatti che esercenti e titolari di sale che ospitano apparecchi di gioco siano obbligati a chiudere o trasferirsi in un lasso di tempo prefissato, nel caso in cui – una volta spostato l’esercizio commerciale – sorgano nuovi luoghi sensibili (come bancomat e compro oro) entro le distanze minime previste dalla legge. L’emendamento prevede che i titolari di esercizi pubblici (bar e tabacchi) si adeguino entro quattro anni, mentre le sale da gioco e sale scommesse hanno otto anni di tempo. Se la modifica dovesse essere approvata in aula le imprese piemontesi non avrebbero più la possibilità di programmare qualsiasi investimento a lungo termine.
D. Pellegrino
Fonte: CifoneNews.it

Mentre il Governo impone  provvedimenti restrittivi, il mercato del gioco in Italia risponde facendo felice l’Erario. Gli operatori impegnati, sia in agenzia sia online, nel settore delle scommesse sportive hanno infatti versato, tra gennaio ed agosto di quest’anno, nelle casse dell’Erario già quasi 190 milioni di euro. Lo fa sapere l’Agenzia specializztaa Agimeg,  che aggiunge che tale cifra riguarda  tasse “dirette”, derivanti cioè dal margine (valore ottenuto da quanto giocato dagli appassionati meno le vincite pagate) realizzato dai singoli operatori, che pesano per il 18% sul segmento delle agenzie terrestri e per il 22% sugli operatori online. A queste vanno ad aggiungersi le altre imposte sul reddito.

Snaitech nel 2018 è stato il maggior contribuente, avendo già versato all’Erario come imposte “dirette” dal settore delle scommesse sportive quasi 26 milioni di euro. Sopra i 20 milioni di tasse pagate, tra gennaio ed agosto, ci sono anche SKS365 ed Eurobet. Da ricordare che a partire da agosto Intralot, Gamenet e Goldbet fanno parte dello stesso gruppo. Da segnalare la presenza, subito dopo i grandi gruppi internazionali, di importanti realtà come FiveBet & Vincitù, GI.LU.PI e Betpoint.

Di seguito riportiamo la tabella, elaborata da Agimeg su dati forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli,  che specifica singolarmente quanto hanno versato nella casse dell’Erario, nei primi 8 mesi del 2018, i principali operatori di scommesse sportive.

  OPERATORE TASSE (*)
1 SNAITECH 25,8
2 SKS365 22,9
3 EUROBET 22,3
4 SISAL 18,9
5 LOTTOMATICA 18,6
6 GOLDBET 15,7
7 BET365 15,1
8 INTRALOT/GAMENET 10,6
9 BETALAND 5,9
10 BWIN 3,1
11 WILLIAM HILL 2,8
12 BETFAIR 1,7
13 POKERSTARS 1,6
14 FIVEBET & VINCITU’ 1,4
15 GI.LU.PI. 1,4
16 BETPOINT 1,3
17 STANLEYBET 1,2
18 888 1,0
19 SCOMMESSEITALIA 1,0
20 REPLATZ 0,9
21 SUN BET 0,9
22 PEOPLE’S/MICROGAME 0,8
23 DOMUS BET 0,7
24 UNIBET 0,7
25 VITTORIA BET 2009 0,7
26 MILLENNIUM 0,7
27 EASY WORLD 0,7
28 SCOMMETTENDO 0,6
29 MULTIGIOCO 0,6
30 BGAME 0,5
31 HBG 0,5
32 NEXIGAMES 0,5
33 E-PLAY 24 0,5
34 AGEN. IPP. LUCIANO GIOVE 0,5
35 TIERRE GAME 0,4
36 AGENZIA M3 0,4
37 BETCLIC 0,4
38 TOTALBET 0,4
39 BETFLAG 0,4
40 SKY BET 0,3
41 TOTOPARTNERS 0,3
42 SASCOM 0,3
43 ADMIRAL INTERACTIVE 0,3

La Redazione