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Giorno per giorno le notizie e gli aggiornamenti in primo piano dal mondo del gaming.

Arriva “Vite in gioco”, un servizio per fornire indicazioni per prevenire la ludopatia: un’idea sostenuta dai Piani di Zona del Distretto dell’Appennino bolognese, in collaborazione con la Ausl. Una struttura presso la delegazione del Comune di Vado ospiterà giocatori, conoscenti, familiari e persone esplicitamente coinvolte nella problematica del gioco d’azzardo patologico per introdurli sui servizi disponibili sulla zona, dagli sportelli sociali, che possono offrire uno scenario sui possibili mezzi di supporto economico, ai servizi sociali professionali che quando è opportuno possono orientare a mezzi sanitari più specifici per la terapia delle dipendenze. La struttura è aperta a tutti i cittadini del distretto e il servizio inizierà martedì 8 gennaio.

L’ufficio sarà aperto per i primi martedì del mese fino a luglio e sarà co-diretto da due attori: la Cooperativa sociale “Dai Crocicchi”, che si prende cura dell’autonomia e dell’integrazione sociale, housing sociale, dipendenze, minorenni  e anziani, e l’Associazione UDI (Uomini e donne in italia), ingaggiata nel seguire l’emancipazione femminile e la parità di genere.

Stando a quanto riporta Bologna 2000, lo sportello del primo martedì del mese, dalle 15 alle 18, offrirà nello specifico informazioni giuridiche per merito dell’avvocato Camilla Zamparini dell’Associazione UDI di Bologna, nel tentativo di prevenire il sovraindebitamento da parte dei familiari dei giocatori e il pericolo che finiscano nell’usura. Invece, gli incontri del secondo e terzo mercoledì (dalle 10 alle 13) saranno più psicologici ed educativi, con lo scopo di sancire un percorso di ascolto per i giocatori e le loro famiglie che porti alla creazione di un épique diretto da un educatore ed uno psicologo. Per di più, sarà messo a disposizione anche un servizio di assistenza da contattare al numero 3497849183.

Il progetto è parte di un grande programma di atti contro dipendenza da gioco messo in campo dal Distretto Socio-Sanitario e Ausl finanziato dalla Regione Emilia-Romagna per un totale di circa 45 mila euro che organizzerà  prossimamente sensibilizzazione dei gestori dei locali, laboratori per scuole, show cinematografici e teatrali sull’argomento.

L’argomento delle ludopatie è davvero delicato e attuale – dichiara Marco Mastacchi, presidente del Distretto Socio-Sanitorio dell’Appennino  bolognese – perché implica delle vere e proprie dipendenze anomale che hanno conseguenze sui chi è malato e sulla sua famiglia. Con questo servizio vogliamo operare sulla prevenzione e coinvolgere chi , per ragioni di pudore, non hanno ancora trattato la problematica. Non c’è niente di cui vergognarsi, con il supporto della comunità si può venir fuori da tali dipendenze prima che sia troppo tardi”.

Katia Di Luna


La Leaderbet, che aveva sede In Andria (BT) e che operava nel settore delle scommesse, operava lecitamente. Questo ha stabilito, in data 13.12.2018, il Tribunale monocratico di Trani che ha assolto il titolare del centro, accusato di aver operato senza le necessarie autorizzazioni.

L’agenzia, difesa dall’Avv. Rossana Fallacara (Presidente di Acogi Onlus – associazione italiana dei consumatori e operatori del gioco), aveva sede in via Vochieri in Andria allorquando è stata oggetto di un controllo da parte degli accertatori dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli della direzione territoriale per la Puglia, di concerto con gli agenti della Guardia di Finanza di Andria.

Era il 27 agosto 2013 e, al termine della verifica fiscale, gli ispettori emisero un verbale a seguito del quale è stato avviato un procedimento giudiziario contro lo shop agent finito sotto processo con l’accusa di raccolta abusiva di scommesse sportive sprovvisto dell’autorizzazione ex art. 88 del TULPS.

L’epilogo processuale, per il centro di commercializzazione collegato al bookmaker Leaderbet è stato positivo ma, sebbene sia stata preservata la posizione giuridica del titolare, la stessa cautela non poteva certamente attivarsi per l’attività che intanto è cessata.

Riservate le motivazioni a giorni trenta dalla lettura del dispositivo.


Dal 2000 al 2017 le donne vittime di omicidio volontario nel nostro Paese sono state tremila. E nel 2016 i femminicidi sono tornati a crescere rispetto all’anno precedente (+5,6%, da 142 a 150), trend sostanzialmente confermato dai 114 casi, più di uno ogni 3 giorni, dei primi dieci mesi di quest’anno. L’incidenza femminile sul numero di vittime totali di omicidi non è mai stata così elevata, 37,1%: nel 2000 si attestava sul 26,4%. Sono numeri di una strage infinita quelli delineati nel quarto Rapporto Eures sul femminicidio in Italia, pubblicato esattamente un anno fa, alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Per quanto riguarda il 2018, stando ai dati diffusi dalla polizia nell’ultimo rapporto “Questo non è amore”, nei primi nove mesi dell’anno si è registrato un calo dei “reati spia” che possono precedere i femminicidi (maltrattamenti in famiglia, stalking, percosse, violenze sessuali). Il numero delle donne uccise però è diminuito solo di 3 unità: dai 97 omicidi dello stesso periodo del 2017 si è passati ai 94 del 2018. Di questi, 32 rientrano nella categoria dei femminicidi, i casi cioè in cui una donna è uccisa in ragione del proprio genere. La maggior parte trova la morte in casa, nel proprio contesto familiare: secondo la polizia infatti la percentuale delle donne uccise in ambito familiare e/o affettivo sale al 72 per cento.
Cifre pesanti come macigni, dolori incolmabili, realtà inaccettabili.

Secondo l’Onu, la violenza sulle donne è la violazione dei diritti umani tra le più diffuse e persistenti.

Per questo l’assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre del 1999, con la risoluzione 54/134, ha deciso di celebrare il 25 novembre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Per creare maggiore consapevolezza in chi la subisce ma anche in chi la esercita. Per far sì che certe azioni distruttive nei confronti di donne e ragazze non rimangano più sotto traccia e impunite. Affinché le stesse non vengano stigmatizzate per il fatto di aver avuto il coraggio di denunciare.

Ma perchè proprio il 25 novembre?
Il giorno non è stato scelto a caso….

Era il 25 novembre del 1960 quando i corpi delle tre sorelle Mirabal Patria, Minerva e Maria furono ritrovati in fondo a un precipizio. Addosso i segni evidenti della tortura. Erano state catturate in un’imboscata dagli agenti dei servizi segreti del dittatore Rafael Leònidas Trujillo, che per più di trent’anni ha governato la Repubblica Dominicana.

Le donne, brutalmente uccise mentre stavano andando a trovare i loro mariti in carcere, erano coinvolte in prima persona nella resistenza contro il regime. Il loro nome in codice era Las Mariposas. L’omicidio de “Le farfalle” ha scatenato una dura reazione popolare che ha portato nel 1961 all’uccisione di Trujillo e quindi alla fine della dittatura. La data è stata commemorata per la prima volta durante il primo Incontro Internazionale Femminista, che si è svolto a Bogotà, in Colombia, nel 1980. Da lì, il 25 novembre ha iniziato ad assumere un valore sempre più simbolico.
Così, più di vent’anni fa, la Seconda conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui diritti umani, definiva quelli delle donne. In Italia, a partire dagli anni ’70 è stata messa in atto una stratificata opera di modernizzazione della legislazione, culminata nel 2013 con la ratifica dell’Italia della Convenzione di Istanbul (legge 27 giugno 2013 n. 77) e l’emanazione della cosiddetta legge sul femminicidio (d.l. 14 agosto 2013, n. 93).

Secondo le responsabili dell’associazione Di.Re (Donne in rete contro la violenza), è un problema da affrontare principalmente da un punto di vista culturale. “Il presente Report – si legge – ha scelto di enfatizzare, per quanto possibile, gli aspetti non penalistici e non criminali della Convenzione di Istanbul e di evidenziare i problemi che ostacolano in Italia una buona applicazione della Convenzione: prima di tutto, come filo conduttore attraverso i singoli temi, il problema della cultura sessista e misogina della società italiana a tutti i livelli e la carenza di educazione sin dalla scuola, ma anche nella formazione professionale in tutti gli ambiti, che superi la visione stereotipata dei ruoli uomo-donna”.

D. Pellegrino

Fonte:

 


Non sono rincuoranti i dati dell’ultimo rapporto Young People and Gambling di quest’anno.  La partecipazione al gioco d’azzardo dei ragazzi da 11 a 16 anni è aumentata negli ultimi 12 mesi, ma rimane inferiore rispetto a tutti gli anni precedenti. Tuttavia, la ricerca ha indicato che sempre più bambini sono a rischio di essere danneggiati dal gioco d’azzardo. Il rapporto identifica le attività di gioco più comuni che stanno coinvolgendo i ragazzi e che sono spesso al di fuori del controllo regolamentare diretto della Gambling Commission, come le scommesse tra amici, i gratta e vinci acquistati dai genitori e le slot machine nei pub. Evidenzia la necessità di un approccio proattivo più collaborativo per proteggere i giovani. Il 60% dei giovani pensa che i propri genitori preferirebbero non giocare affatto, tuttavia solo il 19% ha dichiarato che i loro genitori stabiliscono regole severe sul gioco d’azzardo senza negoziazione. Infatti la ricerca mostra quanto sia importante l’influenza che i genitori possano avere sul comportamento di gioco dei ragazzi.

Il regolatore del gioco d’azzardo ha invitato i regolatori e le aziende di tutti i settori a collaborare.

Fonte http://cifonenews.it/

https://bit.ly/2OVzV2o


Arrivano alla Camera gli emendamenti sulla prevenzione del gioco d’azzardo patologico. Il testo dell’art. 40 bis del ddl 1334 è sull’ Istituzione  del fondo per la prevenzione alle dipendenze “al fine di prevenire e contrastare la diffusione di dipendenze legate all’uso di sostanze stupefacenti, alcoliche e al gioco d’azzardo patologico (GAP), sia tra i minori che tra gli adulti. Il Fondo – si legge nel testo – è ripartito tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla base di criteri determinati con decreto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Per la dotazione del Fondo è autorizzata la spesa di 200 milioni di euro annui a decorrere per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. Le regioni si potranno avvalere delle istituzioni locali e dei servizi territoriali delle strutture socio-sanitarie pubbliche, anche attraverso la partecipazione alle attività di strutture private autorizzate e accreditate ed esperti operatori del settore delle dipendenze. La Presidenza del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministero della salute e il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, predispone – prosegue il testo – campagne di informazione e sensibilizzazione, da svolgere, sui territori regionali, anche nelle scuole di ogni ordine e grado, sui fattori di rischio per la salute connessi all’uso di sostanze stupefacenti e alcoliche e al gioco d’azzardo patologico e sui servizi predisposti dalle strutture socio-sanitarie pubbliche e da quelle private autorizzate e accreditate per affrontare il problema delle dipendenze. All’attuazione del presente comma si provvede senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Nell’ambito del sito internet istituzionale del Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri è dedicata una specifica sezione alle informazioni sul trattamento delle dipendenze, sulle strutture a cui rivolgersi, suddivise per zona di residenza, e sulle reti di servizi di cui al comma 2. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca programma, presso le scuole di ogni ordine e grado, attività formative e progetti finalizzati al contrasto delle dipendenze. Nella programmazione delle attività formative di cui al presente comma, le scuole si avvalgono della collaborazione delle istituzioni locali e dei servizi territoriali delle strutture socio-sanitarie pubbliche, anche attraverso la partecipazione alle attività di strutture private autorizzate e accreditate ed esperti operatori del settore delle dipendenze. All’attuazione del presente comma si provvede senza nuovi e maggiori oneri per il Bilancio dello Stato. Ai fini dell’attuazione del presente articolo è autorizzata la spesa di euro 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021″.

L’Art 42-bis con primo firmatario Massimo Enrico Baroni, prevede invece “al fine di rendere effettive le norme degli enti locali che disciplinano l’orario di funzionamento degli apparecchi di cui all’articolo 11, comma 6, lettera a) e b), del regio decreto n. 773 del 1931, ovvero di monitorarne il rispetto e di irrogare le relative sanzioni, gli enti locali si potranno avvalere di una rete interna di tipo informatico predisposta dalla Sogei. All’attuazione della presente disposizione, i cui oneri sono valutati in 30.000 euro per l’anno 2019, provvede l’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane nell’ambito delle risorse disponibili nel proprio bilancio”.

Fonte http://cifonenews.it/


Ma chi è Rocco Casalino?

Ultimamente finito al centro di una bufera mediatica per messaggi privati poco rispettosi sulla tragedia di Genova, e altri in cui si minacciava l’epurazione di alcuni tecnici del MEF, se questi non avessero trovato i soldi per far partire il reddito di cittadinanza, Casalino è attualmente il super pagato portavoce del premier Conte e responsabile della comunicazione del Movimento 5 Stelle.

Laureato in ingegneria, ha iniziato la sua carriera televisiva con la prima edizione del Grande Fratello per poi essere protagonista dei vari litigi in talk show televisivi. Dal trash alla politica il salto è stato breve. Dopo un periodo di discreta notorietà arriva un progressivo allontanamento dai palcoscenici principali del piccolo schermo. Dal 2004 così conduce un programma mattutino su Telelombardia, diventando nel frattempo anche giornalista professionista, per passare poi a Telenorba. Nel 2011 è quindi sul canale satellitare Betting Channel nelle vesti di conduttore, ma proprio in quell’anno cambia radicalmente la vita di Rocco Casalino. Leggenda vuole che grazie a un video di presentazione il Movimento 5 Stelle lo scelga per inserirlo nel proprio staff della comunicazione. Di lì la scalata al potere. Considerato negli ultimi tempi una sorta di uomo ombra del leader politico pentastellato Luigi Di Maio, con la nascita del governo Conte adesso Casalino è stato nominato portavoce del Presidente del Consiglio con uno stipendio da capogiro: esattamente 169.556,86 euro l’anno, secondo quanto pubblicato da L’Espresso. 

Nel dettaglio lo stipendio di base è pari a 91.696,86 euro, a cui poi si vanno ad aggiungere 59.500 euro di emulamenti accessori e 18.360 euro di indennità. Se confrontiamo queste cifre con quanto guadagnano i parlamentari, Casalino ogni anno per il suo lavoro incassa più di deputati, senatori e dello stesso premier.

Insomma, da Betting Channel al decreto Dignità il paradosso è fatto!

Fonte: CifoneNews.it


Nuovamente rinviata l’udienza fissata al 5 ottobre al tribunale di Lecce per il processo che, dal 2010, vede Ugo Cifone e altri 26 imputati accusati di essersi associati tra loro al fine di commettere il delitto di esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse raccolte in via telematica sul territorio nazionale attraverso una rete di agenzie affiliate al bookmaker estero Goldbet Sportwetten Gmbh. Intervistato da noi di Cifonenews, l’avvocato difensore di Ugo Cifone, Marco Ripamonti ha cercato di fare chiarezza su un processo diventato ormai anacronistico.

DOMANDA – A che punto è il processo?

RISPOSTA – È in fase di istruttoria dibattimentale, si stanno ascoltando i testimoni. Siamo arrivati a quelli delle difese che alle prossime udienze inizieranno ad essere sentiti e poi è previsto l’interrogatorio degli imputati che lo consentano.

DOMANDA – Qual è la situazione processuale di Ugo Cifone anche rispetto agli altri imputati?

RISPOSTA – È una situazione molto particolare. Rispetto agli altri spicca come imputato eccellente perché, può avvalersi delle sentenze di Corte di Giustizia e Cassazione pronunciate a suo favore, proprio in merito al suo caso. Sono quelle sentenze che oggi hanno segnato una tendenza giurisprudenziale vera e propria, portate e richiamate in tutti i processi e che riguardano proprio Cifone. Quindi chi meglio di lui, che è il protagonista di quelle pronunce, può avvalersene.

DOMANDA – Anche gli altri imputati potranno avvalersi della sentenza Costa-Cifone?

RISPOSTA – Certamente, ma nel suo caso potremo sostenere una carenza assoluta del profilo soggettivo del reato proprio perché è un imputato che in precedenza ha beneficiato della sentenza della Corte di Giustizia resa circa un modello di raccolta di scommesse che, chiaramente poi è stato replicato in Goldbet. Nell’imputato Cifone si è ingenerato il convincimento legittimo, e personalmente ritengo anche fondato, della liceità del proprio operato.

DOMANDA – Quale sarà la sua strategia di difesa?

RISPOSTA – La difesa si baserà su un duplice profilo. Da una parte l’aspetto oggettivo che riguarda l’insussistenza del reato proprio perché siamo al cospetto di un operatore che è stato discriminato ai fini dell’ingresso nel sistema concessorio e quindi questa discriminazione si è poi ripercossa sui preposti tra cui anche l’imputato Cifone.  E poi c’è il profilo soggettivo che riguarda il pieno convincimento delle proprie ragioni e quindi di una discriminazione che è stata acclarata dalle supreme corti.  Quindi sotto il profilo del diritto è una difesa che spazia a 360 gradi.

DOMANDA – Sembrerebbe quasi che Ugo Cifone, avendo a sua favore la famosa sentenza di Corte di Giustizia europea, fosse intoccabile. È così?

RISPOSTA – Il concetto di intoccabilità è avulso dal codice quindi parlarne è inappropriato. Però possiamo dire che è una sentenza che lo pone in una posizione di grandissima difendibilità, di pieno titolo. La sentenza si riferisce ad una situazione che era precedente all’ingresso in Goldbet però poi è diventata una sentenza applicata anche per risolvere il caso Goldbet. Quindi intoccabile no, ma sussistono tutti i presupposti per un’assoluzione in formula ampia che spero di ottenere.

DOMANDA – Chi è Ugo Cifone?

RISPOSTA – Cifone può essere considerato uno dei precursori, degli antesignani di questa attività perché può vantare una militanza nel settore più che decennale. Io ho avuto il piacere di conoscerlo e assisterlo in Corte di Cassazione nel momento in cui il suo fascicolo rientrava dalla Corte di Giustizia dove l’ho accompagnato. Può essere considerato uno dei protagonisti del comparto della raccolta di scommesse e di tutte quelle che sono le vicende giurisprudenziali che si sono poi succedute. La sua sentenza resa in Corte di Giustizia e riguardante il bando Bersani è stata ancor più precisata e confermata in Cassazione ed è una sentenza applicata ben oltre il suo singolo caso. Infatti, in quasi tutte le sentenze di merito che troviamo nei tribunali d’Italia si rifanno alla Costa- Cifone proprio perché ha dettato una linea giurisprudenziale sotto tanti profili, linea che va oltre la valutazione del bando Bersani e dei profili di incompatibilità comunitaria, ma che si riferisce a linee guida vere e proprie in materia di interpretazione dell’art. 4 della legge 401/89 che è appunto la norma incriminatrice. L’impegno di Ugo Cifone si è profuso non solo in un’attività di business vera e propria, cioè la raccolta di scommesse per conto delle società con cui ha avuto modo di collaborare, ma è un’attività che si è orientata sugli aspetti sociali, della tutela  del consumatore e degli operatori del settore. Infatti, ad un certo punto, ha assunto il ruolo di presidente dell’Acogi, associazione che ha numerosissimi consensi ed iscritti. Ad oggi e dalla sua costituzione sempre molto attiva, si è proposta di tutelare chi si cimenti nel gioco, si occupi del settore a vario titolo, in particolare gli stessi consumatori. Questa è una nota di merito per Cifone che è andato oltre il ruolo che aveva in precedenza conquistato: lui ha deciso di tutelare  e difendere il buon nome del settore, cercando delle regole di disciplina, entrando in sintonia con le istituzioni in vista di nuove riforme normative, legislative. Questa, a mio avviso, è un’attività di spessore e certamente meritevole.

D. Pellegrino

Fonte: CifoneNews.it


«Attendiamo la sentenza della Corte di Giustizia e auspichiamo che l’intervento dei giudici comunitari dia certezza, evidenza e precisione all’interpretazione del diritto. Appare ardua la difesa dello Stato italiano, nel prosieguo della vicenda giudiziaria, per giustificare le molteplici e palesi criticità della gara del Lotto». Così Daniela Agnello, avvocato di Stanleybet, dopo le conclusioni di Eleanor Sharpston, avvocato generale della Corte Ue, sul caso sollevato dalla società inglese. La Corte di Giustizia Europea è stata chiamata a esprimersi sulla legittimità del bando per la gestione del Lotto del 2015, in seguito all’ordinanza di rinvio ricevuta dal Consiglio di Stato. L’Agnello ha dichiarato in una nota: «L’Avvocato Generale propone alla Corte di rispondere al primo quesito affermando, testualmente, che “un modello di concessione per la gestione di un’attività di gioco come il Lotto costituisce una limitazione del godimento delle libertà garantite”. La Sharpston (ndr) aggiunge che spetta alle autorità nazionali fornire elementi sufficienti a dimostrare sia le ragioni di interesse pubblico che sono alla base della scelta del modello monoproviding, sia la proporzionalità di tale modello rispetto agli scopi perseguiti». Secondo l’avvocato di Stanleybet «sarà un compito difficoltoso per lo Stato italiano dimostrare la sussistenza di tali elementi, tenuto conto che l’Avvocato Generale ha già escluso l’ammissibilità dei motivi quali l’incremento delle “entrate erariali” e le ragioni di “efficienza amministrativa”». Per quanto riguarda il quesito sul prezzo della concessione, l’Agnello sottolinea che l’Avvocato generale ritiene che «la restrizione agli artt. 49 e 56 TFUE risulta sproporzionata se il prezzo della concessione, in combinazione con le altre clausole della convenzione, sia “tale da rendere la partecipazione alla gara priva di attrattiva o addirittura impossibile per chiunque tranne che per il prestatore del servizio uscente”». Anche in questo caso «L’Avvocato Generale rimanda al giudice nazionale» la valutazione della posizione di Stanley: ovvero che «la previsione di una spropositata base d’asta pari ad euro 700 milioni (con possibilità di offerte a rialzo non inferiori a euro 3 milioni), di irragionevoli requisiti speciali e di inique ipotesi di decadenza hanno permesso di fatto la partecipazione alla procedura selettiva, soltanto al concessionario uscente». Sull’ultimo quesito, «l’Avvocato Generale è estremamente chiaro nel concludere che soltanto una decisione di tipo giurisdizionale e, in particolare, una sentenza di condanna di primo grado, può giustificare la decadenza della concessione del Lotto. Tale conclusione – conclude l’avvocato Agnello – evidenzia palesemente l’iniquità delle condizioni di gara, che prevedevano la decadenza della concessione per la semplice ipotesi di rinvio a giudizio».
Uff. Stampa Acogi

Sensibilizzare la coscienza civica, fare rete tra le istituzioni e le associazioni, educare gli adolescenti a credere nel proprio talento. Il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, spiega in un’intervista a noi di Acogi (Associazione consumatori operatori giochi Italia) il suo impegno sul territorio per la lotta alle dipendenze da gioco, consapevole che l’informazione e la collaborazione con le associazioni, come la nostra, siano le strategie più adatte per arginare un problema sociale difficilmente governabile con divieti e controlli.

DOMANDA – Di questi giorni le notizie di ordinanze comunali, da Nord a Sud Italia, su distanziometri e limiti orari. Lei cosa ne pensa?

RISPOSTA – Noi emettemmo la prima ordinanza in Puglia in fase sperimentale, di cui ne parlarono diverse testate nazionali, per il restringimento degli orari di apertura e chiusura eliminando le fasce di primissima mattina, quelle di pranzo e serali cioè quelle in cui i controlli tendono a calare e in cui i cittadini che percepiscono uno stipendio concentrano la spesa. Dopo questa ordinanza ci sono state diverse chiusure di sale da gioco che a ben vedere non rispettavano neanche le normative previste nell’ambito della loro attività. Parliamo del 2014.

DOMANDA – Eppure secondo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli durante il primo semestre del 2017 i giochi d’azzardo a Bitonto hanno raccolto circa 24 milioni di euro in termini di soldi puntati e vincite ripuntate. Forse bisognerebbe agire in un altro modo?

RISPOSTA –  Io ho visto le ultime statistiche e, sulla provincia di Bari, Bitonto era in calo rispetto agli anni precedenti l’ordinanza. E’ chiaro che il problema è molto avvertito tant’è che negli ultimi tre anni abbiamo avviato un progetto con l’ambito di Bitonto e Palo del Colle che si chiama “Dipendi da te” in cui coinvolgiamo 70 studenti a rischio dipendenza, tra cui anche quella da gioco, coinvolgendoli in progetti di natura creativa, teatrale che gli facciano capire l’importanza di credere solamente nel proprio talento e non in altro. Pare stia dando risultati. Alla fine di questo percorso tengono uno spettacolo teatrale in cui lanciano un messaggio ai loro coetanei sulla valorizzazione del proprio talento e della propria personalità.

DOMANDA – Ha mai pensato che il cittadino in determinate fasce orarie potrebbe comunque giocare on line da casa?

RISPOSTA –  Certo, ma anche il Gratta e Vinci è molto pericoloso. per questo credo che l’importante sia avviare un percorso di educazione/formazione all’interno delle famiglie. Il problema è che se l’istituto famiglia crolla diventa tutto più difficile: la spesa sociale è sempre più alta, l’accoglienza nelle strutture minorili per quanto riguarda la città di Bitonto continua ad aumentare progressivamente quindi a pesare anche sul bilancio comunale e sono somme rilevanti in termini di percentuale assoluta. La crisi del settore famiglia credo sia una delle prime cause dell’aggravamento di tutte le problematiche sociali che stiamo vivendo. Quando parlo di crisi della famiglia non parlo di genitori separati ma proprio di funzione educativa che sempre più spesso viene declinata tendendo a delegare alla scuola, a strutture private e persino alla libera dipendenza dei ragazzi.

DOMANDA – Ha mai verificato quanti malati di gioco siano in cura presso il Sert di Bitonto, sempre che, il Sert di Bintonto, si occupi di questo problema?

RISPOSTA – Sì, in alcuni casi si occupa. I dati sono raccolti dall’ufficio dei servizi sociali in una banca dati assolutamente riservata, informatizzati e schedati secondo tipologie e criticità. Parliamo di 500/ 600 persone seguite dai servizi sociali per vari problematiche tra cui anche la dipendenza da gioco.

DOMANDA – Oltre all’ordinanza restrittiva sulle fasce orarie, cosa fa concretamente il Comune di Bitonto per la lotta alla ludopatia? Ci sono fondi previsti in bilancio? Esiste uno sportello a cui rivolgersi?

RISPOSTA – Noi collaboriamo con la Fondazione antiusura di don Alberto D’Urso di cui siamo soci fondatori e che sosteniamo anche finanziariamente; uno sportello presso il quale si può prendere appuntamento che ha la sede fisica nella Fondazione dei SS Medici. Qui diverse persone si rivolgono per farsi consigliare e sostenere con l’aiuto di psicologi esterni. Per quanto riguarda l’antiracket siamo fondatori di un’altra associazione in collaborazione con la Prefettura all’arma dei Carabinieri che opera nel settore, al quale è strettamente collegato il fenomeno gioco. Spesso si finisce in grossi guai finanziari chiedendo prestiti con tassi di interessi elevati.

DOMANDA – Avete mai partecipato a bandi regionali, avete previsto dei fondi in bilancio?

RISPOSTA –  Nel progetto “Dipendi da te” investiamo 100 mila euro l’anno.

DOMANDA – A Bitonto non sono rispettate le distanze dai luoghi sensibili. Perchè?

RISPOSTA – No, non mi risulta. Anzi, ricordo che ci fu fatto un richiamo per una casa da gioco in via de Ilderis troppo vicina a luoghi sensibili e di fatto fu effettuata la chiusura dopo appena un mese di attività. Se ci sono segnalazioni specifiche io mi interesso con la Guardia di Finanza e le forze dell’Ordine per attivare i controlli.  Ma ad oggi non ho avuto segnalazioni oltre questo caso specifico.

DOMANDA – Dunque lei è aperto alla collaborazione con le associazioni sul territorio per far fronte a questo problema’?

RISPOSTA –  Certo. Io non so quanti Comuni prevedano in bilancio ogni anno fondi per il problema dipendenze, sostengano due associazioni diverse con due sportelli diversi, antiusura e antiracket, che lavorino sulle ordinanze restringendo i limiti. Non dico che abbiamo fatto tutto però l’attenzione è molto alta. Tra l’altro la spesa sociale sul nostro bilancio, dopo quella dei rifiuti, è quella che pesa di più.

DOMANDA – In questi giorni il decreto Dignità sta sollevando numerose polemiche. Lei è per l’informazione o il divieto?

RISPOSTA –  Per l’informazione perché purtroppo quando si effettuano i divieti bisogna essere sicuri di avere i sistemi di controllo atti a farli rispettare. Lei ha fatto l’esempio dell’online che è assolutamente ingovernabile dal punto di vista del controllo da parte delle strutture comunali e le forze dell’ordine. Viceversa se avessi fondi a disposizione per entrare nelle famiglie e supplire a quel ruolo educativo che viene meno allora la situazione cambierebbe completamente. E’ un male che abbiamo costituito a livello statale, lo Stato stesso riceve sovvenzionamenti dalla legalizzazione del gioco di azzardo e quindi l’unico modo, come per le sigarette, è quello di investire dei fondi per convincere le persone a non fumare o non giocare evidenziando rischi e danni. Non è un problema governabile con controlli ma si può sensibilizzare una coscienza civica.

La Redazione: ACOGI


Campione alla Svizzera? “E’ immaginabile” ha dichiarato Ignazio Cassis, ministro degli Esteri rispondendo all’interrogazione del deputato Marco Romano (Partito popolare) approdata al Parlamento di Berna che così recitava: “Alla luce della difficoltà nel trovare delle soluzioni, è immaginabile che la Confederazione, nell’ambito delle trattative con l’Italia, avvii anche una discussione di possibile cessione di questo territorio alla Svizzera?”.

Nei giorni scorsi Claudio Zauli, governatore svizzero del canton Ticino, ha fatto sapere che Campione, comune italiano della Lombardia ed enclave in territorio svizzero, ha accumulato un debito di quasi 3 milioni e mezzo di franchi svizzeri. Inoltre l’amministrazione campionese non riceve fondi dal governo di Roma ma la sua sopravvivenza è garantita esclusivamente dagli introiti del casinò che sorge sul suo territorio. Dichiarato il fallimento dello stesso è proprio la Svizzera che si è presa carico del Comune erogando i servizi: per esempio, gli studenti campionesi vanno a scuola nei vicini comuni svizzeri, la raccolta dei rifiuti è garantita da una ditta ticinese e così via.

Alla luce di tutto questo il ministro Cassis di fronte alla proposta di secessione ha risposto: “E’ immaginabile, ma evidentemente ci dovrebbero essere delle proposte dell’autorità competente cantonale in tal senso. Dopodiché quella federale farà le sue riflessioni a proposito”.

Immediata la reazione del leghista Stefano Candiani, sottosegretario del Ministero dell’Interno: “Credo che qualcuno non abbia ben compreso che Campione è territorio italiano, punto – ha dichiarato alla radiotelevisione svizzera – Non abbiamo alcuna intenzione di soprassedere rispetto a questo punto”.

Marco Romano però non molla e intende presentare una mozione perché siano intavolate discussione con l’Italia: “La Svizzera si sta facendo carico di costi che oggi Campione non riesce più a sobbarcarsi. Questa situazione può durare per un certo periodo, ma non può diventare una costante. Anche per questo occorre valutare l’opportunità che Campione diventi un comune svizzero, con regole svizzere, costi svizzeri e regole di gestione e servizi svizzeri”.

D. Pellegrino

Fonte: CifoneNews.it