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Colpisce ancora la legge regionale dell’Emilia Romagna sul gioco d’azzardo e il contrasto al gap. A farne le spese questa volta Roberto Chiarini, titolare del punto Snai in Piazza della Pace a Bologna, che ha abbassato la saracinesca del suo punto Snai dopo la prima partita di campionato perchè troppo vicino a una chiesa. Per cercare di contrastare il gioco d’azzardo patologico la Regione Emilia Romagna è corsa ai ripari con la legge n.4 del 2013, modificata nel 2018.

Il testo prevede che sale gioco e sale scommesse siano distanti almeno 500 metri dai luoghi sensibili, e che la distanza sia calcolata secondo il percorso pedonale più breve. Tra i luoghi sensibili sono annoverati gli istituti scolastici, i luoghi di culto, gli impianti sportivi, le strutture residenziali o semi residenziali in ambito sanitario o sociosanitario, le strutture ricettive per categorie protette, i luoghi di aggregazione giovanile e gli oratori. A Bologna sono 57 le attività a rischio chiusura.

“Ho ricevuto il decreto attuativo della legge – ha spiegato Chiarini alla stampa locale (https://www.bolognatoday.it/cronaca/chiusura-sale-scommesse-snai-bologna.html) che è retroattivo, e ho già abbassato la saracinesca della mia attività davanti allo stadio. Ho licenziato a inizio giugno i miei dipendenti per permettergli di accedere almeno alla disoccupazione, e adesso anche io sono disoccupato. Il problema è che non è possibile delocalizzare, perchè tutte le sale operano in regime di proroga. E se facciamo un investimento per aprire da un’altra parte e poi ricambia tutto? Finiremo sull’orlo della crisi”. E ancora: “Chi ha sale Snai e altre sale da gioco come me ha seguito dei corsi, e noi siamo i primi a segnalare all’Ausl i giocatori compulsivi. Non vogliamo portare nessuno sulla strada della ludopatia, ma chiudere un’attività davanti allo stadio e aprire fuori città è una follia. Mi chiedo anche come si possa contare la distanza da un luogo sensibile, in base al percorso? 500 metri non sono nulla, così come un chilometro. Ho regolare licenza fino alla fine del 2019 ma da adesso sono senza lavoro. Invece la legge prevede che i bar che hanno le slot possono dismettere tutto entro il 2022. In questo caso la ludopatia non c’entra? Non è un un controsenso? Deve essere fatto qualcosa, rivisto qualcosa. Ci sono oltre 50 attività che stanno chiudendo, con tanto di dipendenti, e a breve saranno tutti senza lavoro. Il problema della ludopatia esiste ma la soluzione non è chiudere le sale, ma coinvolgerci per arginare dei problemi. Con questi nuovi provvedimenti previsti dalle legge apriranno dei mini casinò a margine della città da parte dei grandi gruppi, e si sposterà  solo il problema”.






Continua a spaccarsi in due l’Italia, avvinghiata in un ginepraio legislativo sul gioco d’azzardo fatto di restrizioni, distanziometri, fasce orarie. Se da un lato c’è chi continua a protestare per i propri diritti di lavoratore sempre più a rischio (http://cifonenews.it/bologna-17-settembre-sit-in-gli-operatori-gioco-protestano/), dall’altro ci sono le istituzioni che emettono leggi e i tribunali sentenze.

Tra le ultime quelle del Tar Lombardia a favore dei limiti orari disposti dai Comuni della regione per sale e apparecchi da gioco. Il tribunale amministrativo ha infatti respinto le istanze cautelari presentate da due esercenti contro i regolamenti di Cantù (CO) e Paderno Dugnano (MI). Nel primo caso, quello di Cantù, la norma comunale impone lo stop agli apparecchi da gioco dalle 12 alle 18, nel secondo è vietata l’attività di sale e slot dalle 7.30 alle 9.0, dalle 12 alle 14 e dalle 19, alle 21. Secondo i giudici però non ci sono dubbi, “gli atti impugnati appaiono adeguati e proporzionati rispetto allo scopo di tutela della salute perseguito” e le fasce orarie garantiscono un “ragionevole contemperamento tra gli interessi economici dei gestori e il preminente interesse pubblico”. Nel caso di Paderno Dugnano, inoltre, il Tar conferma che “l’attività istruttoria svolta dal Comune appare adeguata” e che non esistono prove che i limiti orari causino un rischio economico eccessivo per l’attività dei gestori. 




Una circolare operativa inviata dal Comando generale della Guardia di finanza (http://www.gdf.gov.it/documenti-e-pubblicazioni/circolari) a tutti i reparti dà il via a controlli a tappeto sull’utilizzo del reddito di cittadinanza nel gioco d’azzardo. “Il comando generale della Guardia di finanza – si legge nella nota – a completamento delle iniziative avviate nel delicato settore, ha appena emanato un’apposita circolare operativa che definisce, nei dettagli, gli adempimenti da seguire nel corso dell’intensa e quotidiana attività di controllo svolta nei confronti dei percettori del reddito di cittadinanza, con l’obiettivo di evitare che possano beneficiare del contributo economico persone che non ne abbiano diritto. Lo scopo declinato dalla misura è estremamente importante: si tratta di promuovere le condizioni di benessere e inclusione sociale delle persone e delle famiglie più bisognose, rimuovendo o, almeno, riducendo le situazioni di disagio dovute alle condizioni economiche o sociali di alcune, a vantaggio di tutti. L’attività dei militari della Guardia di finanza da tempo è mirata a individuare, tra gli attori dell’economia invisibile e illecita, quanti avranno ritenuto, a torto, anche di approfittare indebitamente di questo beneficio. Si tratta – prosegue ancora la nota della GdF – dei lavoratori ‘in nero’ o pagati con somme ‘fuori busta’, dei venditori abusivi, magari di merci contraffatte, di coloro che affittano le case in evasione d’imposta o che avviano una attività irregolare, rimanendo nascosti al fisco, o di quanti abbiano ottenuto il reddito di cittadinanza e che utilizzano i soldi percepiti nei giochi. A tal fine, è stato commesso incarico ai reparti speciali del corpo (in particolare, al Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie e quello speciale entrate), di elaborare specifiche progettualità per orientare, in maniera mirata e puntuale, i controlli. In particolare, il contrasto a questa detestabile forma di illecito, attraverso la quale taluni cercano di lucrare, senza averne diritto, una rendita indebita a carico delle finanze pubbliche, spesso aggiungendola ai proventi di attività irregolari o nascoste al fisco, rappresenta da sempre uno dei principali campi d’azione delle Fiamme Gialle, perseguito attraverso l’attuazione di appositi piani operativi”.




Gioco d’azzardo sì o no? E’ quanto ci si sta chiedendo dopo che il M5S ha presentato il nuovo programma di governo aumentando i punti da 20 a 26 ma eliminando completamente la voce sul gioco, e non solo (https://www.ilsole24ore.com/art/trivelle-inceneritori-gioco-d-azzardo-e-armi-i-punti-m5s-scomparsi-programma-ACasmjh). Il primo programma cinquestelle proponeva in forma esplicita il «contrasto al gioco d’azzardo», uno dei temi identitari del Movimento, all’interno di un paragrafo dedicato alla riorganizzazione dei servizi sanitari e all’attuazione del fascicolo sanitario elettronico. Motivo questo di critica anche da parte degli stessi pentastellati, basti pensare alle dichiarazioni del senatore Endrizzi (http://cifonenews.it/endrizzi-m5s-sul-nuovo-programma-di-governo-e-tra-questi-26-punti-non-ce-una-riga-sul-contrasto-allazzardo/).

Oggi invece il programma di Governo siglato da Partito democratico e Movimento 5 Stelle contempla non più 26 punti, ma 29, con il gioco che torna ad essere oggetto di azione governativa. Il riferimento è al punto numero 22, quello dedicato alla tutela dei beni pubblici, con una variazione nella dicitura: non più ‘contrasto al gioco d’azzardo’, ma ‘rafforzamento della azione di contrasto al gioco d’azzardo patologico’.






L’Atalanta dice no all’azzardopatia. E lo fa siglando un accordo con l’Ats (ex Asl) di Bergamo. Il documento firmato a Zingonia all’accademia Favini del centro sportivo di Bertolotti, produrrà una serie di iniziative contro il gioco d’azzardo, le dipendenze da alcol e droga, gli stili di vita non sani (come la sedentarietà) e tutto ciò che può essere d’ostacolo ad un corretto sviluppo della persona.

Secondo quanto riporta L’Avvenire (https://www.avvenire.it/attualita/pagine/azzardo-atalanta-bergamo) Il direttore generale dell’Ats Bergamo, Massimo Giupponi ha spiegato come l’Atalanta, identificandosi col territorio, “è un partner fondamentale per la tutela del benessere”. Ma non solo: “Ci occupiamo di formazione sportiva ma anche di educazione personale – aggiunge Stefano Bonaccorso, responsabile dell’attività di base del club neroazzurro – promuovendo uno stile di vita salutare dell’atleta”. Ed è lo stesso dirigente a parlare con chiarezza di “contrasto alle ludopatie”, anticipando fin d’ora che quest’azione “partirà dalla formazione interna dei 520 tesserati del settore giovanile”.

Tra le iniziative previste dall’accordo tra la squadra di calcio e l’Ats ci sono: diffusione di un’app telefonica contapassi in grado di stimolare i ragazzi, anche attraverso competizioni a distanza, verso la giusta dose di attività fisica, programmazione di eventi dedicati ai social network, strumenti in grado di aiutare il contrasto a fumo e dipendenze varie, e organizzazione di iniziative di prevenzione ed educazione alla salute ufficialmente legate all’immagine dell’Atalanta. Gli ambiti d’azione sono già definiti: l’Ats, con le sue competenze tecniche, proporrà le iniziative; sarà poi compito della società sportiva, nel momento in cui dovesse accoglierle, sottoporle sia al grande pubblico, mettendo a disposizione la sua immagine di club calcistico di serie A, sia direttamente al suo settore giovanile, sfruttando gli incontri settimanali con i ragazzi. “Noi siamo convinti che sia necessario crescere prima l’uomo e poi il campione. Perché se non cresci l’uomo, non avrai mai il campione” hanno dichiarato più volte i dirigenti dell’Atalanta.






Pesanti le denunce del consigliere cinquestelle della Regione Basilicata, Giovanni Perrino, sulle recenti nomine dei dirigenti. Così come riportato dall’agenzia di stampa del consiglio regionale (http://consiglio.basilicata.it/consiglioinforma/detail.jsp?otype=1120&id=3441716#.XUqgqOgzbIU) Perrino ha mosso perplessità su nomi coinvolti in inchieste su ‘ndrangheta e gioco d’azzardo illegale.

“Dopo gli insistenti rumors che si sono susseguiti nei giorni scorsi, finalmente sono giunte le nomine dei dirigenti generali dei Dipartimenti della Regione Basilicata. La nostra attenzione si è subito concentrata su due dei Dipartimenti più delicati della nostra Regione: Sanità e Ambiente. Ci aspettavamo qualcosa in linea con il vero significato del termine ‘cambiamento’ (in meglio): eppure, alla luce delle nomine fatte da Bardi, dubbi e perplessità hanno preso il sopravvento. […] nell’anno in cui si discuterà il rinnovo della concessione petrolifera Val d’Agri, fa una certa impressione vedere a capo del dipartimento ambiente tal Michele Busciolano. Busciolano ha un ‘variegato’ curriculum vitae: carriera da ufficiale nella Guardia di Finanza, poi nei servizi segreti per approdare da dirigente come responsabile della sicurezza di Enel. Salvo un sempre possibile caso di omonimia, le sue generalità vengono menzionate nelle carte dell’inchiesta ‘Black monkey’ che nel 2013 scoperchiò i business illeciti della ‘ndrangheta nel gioco d’azzardo illegale. Secondo gli inquirenti, Busciolano avrebbe avuto contatti con Nicola Femia, potente boss di ‘ndrangheta, considerato il re dei videopoker. I Pm parlavano di oscuri rapporti tra Nicola Femia da un lato e ‘dall’altro (con l’intermediazione del Dalle Donne), il colonnello Busciolano e un altro alto ufficiale della Guardia di finanza’. Crediamo che non sia un bel segnale per un dipartimento delicato come quello dell’Ambiente. Chissà cosa penserà della nomina di Busciolano l’indefesso assessore Gianni Rosa che negli anni scorsi non faceva sconti a nessuno”.

“Un altro segnale del presunto cambiamento sbandierato dal generale Bardi – aggiunge Perrino – è arrivato sul versante Sanità: dalle scuderie campane arriva Ernesto Esposito. Già ai vertici della sanità campana, Esposito è la risposta di Bardi alla ‘Sanitopoli’ lucana. Anche qui c’era forse da aspettarsi una scelta decisamente più coraggiosa e scevra da qualsiasi ombra. A quanto ci risulta anche nel percorso professionale di Esposito ci sarebbero inciampi e aspetti da chiarire: coinvolto nell’inchiesta su presunti illeciti nell’aggiudicazione di forniture di medicinali del 2013 e poi prescritto; attualmente Esposito risulterebbe indagato nell’inchiesta sugli appalti truccati nell’ASL Napoli 1. Dopo una lunga attesa, le nomine di Bardi fanno sorgere non pochi quesiti. Se il tanto annunciato cambiamento è questo, caro presidente, è un cambiamento in peggio: vorremmo sbagliarci, nell’interesse dei cittadini lucani. Ci stupisca e riveda subito le nomine all’Ambiente ed alla Sanità: ci dimostri che non è possibile addirittura far peggio di Pitella & Soci”.






Ultimatum dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli agli operatori delle slot: la tassa da 500 milioni deve essere pagata entro fine estate. Dopo l’ennesima sentenza da parte del Tribunale Amministrativo del Lazio sulla sua legittimità, l’AdM ora ne sollecita la riscossione.  Con la circolare di questi giorni, l’Agenzia ha quindi invitato i concessionari a “fornire un aggiornamento alla data odierna delle segnalazioni dei soggetti contrattualizzati che non hanno effettuato, in tutto o in parte, il versamento della quota di pertinenza delle somme dovute”, anche al fine di “aggiornare l’Autorità Giudiziaria e la Corte dei Conti in merito all’evoluzione della vicenda”. Ferma restando la riserva di “ogni azione a tutela degli interessi erariali anche in riferimento all’eventuale inerzia dei concessionari rispetto al recupero delle somme”. Come noto, la legge di Stabilità 2015 prevedeva l’imposizione di un onere aggiuntivo di 500 milioni (https://www.hbg-gaming.it/tassa-da-500-milioni-concessionari-slot-segnalano-ad-adm-migliaia-di-gestori-inadempienti/) a carico “della filiera”, in modo del tutto generale, con i concessionari di rete che rappresentano però il sostituto di imposta e, quindi, il referente dell’amministrazione incaricato di versare le spettanze allo Stato.  Versamento che, giurisprudenza ha chiarito nel tempo, sarebbe avvenuto in seguito a una “ripartizione delle somme al netto delle vincite, rinegoziando i relativi aggi e compensi”. Chiamando in causa pertanto anche gestori ed esercenti.

Da qui l’azione ulteriore dei concessionari i quali a loro volta hanno sollecitato i gestori collegati alla loro rete a versare il contributo da loro dovuto ai sensi della stessa norma. Nonostante molti lo ritenessero un “prelievo forzoso” e illegittimo, la giurisprudenza non gli ha dato ragione. Sulla legittimità della disposizione si era già espressa la Corte Costituzionale, il Tar del Lazio e il Tribunale civile di Roma. Ora l’ultimatum: gli operatori devono versare le cifre richieste, a cui si aggiungono anche i dovuti interessi.  






Ignorate le linee guida Agcom (http://cifonenews.it/il-pentastellato-endrizzi-torna-ad-attaccare-agcom/), è pronta la nuova circolare ministeriale che vieta ogni forma di pubblicità di giochi, scommesse e azzardo. A annunciarlo ieri il sottosegretario con delega ai giochi Alessio Villarosa, del M5S. Il testo che decreta il divieto di ogni forma di pubblicità, anche sul fronte della semplice informazione generica, al limite della censura, dovrebbe diventare operativo a breve, crisi di governo permettendo.

Le sanzioni da applicare nell’ipotesi di violazione vanno dalla sospensione del diritto di concessione a, nei casi più gravi e reiterati, la revoca della concessione medesima. La circolare rileva infatti come le società concessionarie del gioco pubblico, essendo legate a un rapporto vincolante con l’Amministrazione, il ministero dell’Economia, agiscano come incaricate di servizio pubblico e restino sotto il controllo del Parlamento. In questa veste devono astenersi da commissionare o realizzare qualsiasi forma di pubblicità della società o del prodotto o di iniziative che in maniera diretta, indiretta o occulta possa incidere sulla volontà del consumatore indirizzandola verso il consumo di gioco pubblico. Non solo: devono a loro volta vigilare perché sia rispettato il divieto totale.

Il documento del governo prende le distanze dalle Linee guida Agcom e chiede di rivederle. A tal proposito Villarosa ha dichiarato: “Il nostro divieto di pubblicità del gioco d’azzardo era molto chiaro e vogliamo che vengano seguite quelle direttive, faremo di tutto per far sì che la pubblicità diretta e indiretta del gioco d’azzardo non avvenga in modo da tutelare i cittadini. L’amministrazione ha già avviato l’iter per approvare un Codice unico dei giochi al fine di individuare una strategia di contenimento rispetto all’attuale business”. La delibera Agcom invece stabiliva sì il divieto di qualsiasi forma di pubblicità escludendo tuttavia dall’ambito di applicazione “le comunicazioni di mero carattere informativo fornite dagli operatori di gioco legale” così come “i servizi informativi di comparazione di quote o offerte commerciali dei diversi competitors”. Ad esempio, si afferma nel testo, “non sono da considerarsi pubblicità le informazioni limitate alle sole caratteristiche dei vari prodotti e servizi di gioco offerto, laddove rilasciate nel contesto in cui si offre il servizio di gioco a pagamento”. Eccezioni che ora la circolare punta a superare.




Giocare nel cyber-spazio sì, ma con intelligenza. E’ l’obiettivo di Cybercity Chronicles, la prima applicazione istituzionale italiana di “intrattenimento educativo”, sviluppata e promossa dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri (http://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/archivio-notizie/cybercity-arriva-il-primo-videogioco-ambientato-nel-cyberspazio.html). E’ la prima volta che capita in Europa: un dipartimento per la sicurezza si è messo a comunicare attraverso media come i giochi elettronici.

L’iniziativa nasce nell’ambito della campagna ‘Be Aware Be Digital’ promossa dalla Sicurezza Nazionale e volta a sensibilizzare gli studenti italiani, oltre che docenti e famiglie, all’uso positivo, corretto e consapevole di internet, dei social media e delle nuove tecnologie. L’obiettivo di Cybercity Chronicles infatti è proprio quello di creare una relazione tra didattica e nuove tecnologie: far appassionare il giocatore al videogioco, coinvolgendolo nell’avventura e trasmettendogli nozioni e informazioni utili alla sua crescita culturale e digitale. Il lancio della app è avvenuto all’Istituto Comprensivo Regina Margherita di Roma, alla presenza del dirigente scolastico Pasqualina Mirarchi, del presidente Giuseppe Conte, del direttore generale del DIS, Gennaro Vecchione, la direttrice per l’intelligenza artificiale e l’industria digitale della Commissione europea, Lucilla Sioli, e del presidente dell’Associazione editori sviluppatori videogiochi italiani (AESVI), Marco Saletta.

Si tratta di una action adventure in stile ‘cyber-classic‘, dal momento che la narrativa del videogioco riprende il mito di Teseo e Arianna, riadattato in un’ambientazione cyberpunk. Ci troviamo nel 2088. Cybercity è la prima città immaginaria del mondo dove l’innovazione tecnologica si è così evoluta al punto da mutare la vita, le abitudini e le interazioni sociali dei suoi cittadini. Finché le meraviglie della rivoluzione digitale hanno cominciato a far emergere anche i primi rischi. Attraverso questa iniziativa il governo italiano risponde concretamente all’invito fatto dalla Commissione Europea a tutti i Paesi membri dell’Unione a promuovere iniziative di educazione digitale nelle scuole, al fine di stimolare gli alunni ad un atteggiamento più critico rispetto ai contenuti dei social e della rete. La app è scaricabile gratuitamente.


Parole che pesano come macigni quelle del sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, su quella che, nel goriziano, sembra essere una vera e propria emergenza da gioco d’azzardo (http://federsanita.anci.fvg.it/comunicazione/notizie/la-stretta-del-comune-di-gorizia-contro-le-slot-nei-locali-della-citta-macchinette-vietate-a-500-metri-da-scuole-chiese-e-banche-in-un-anno-ogni-goriziano-brucia-744-euro-in-giochi-d2019azzardo): “Basta macchinette. Ce ne sono sin troppe e dobbiamo anche scontare la presenza, oltreconfine, dei casinò. Faremo la nostra parte, senza dimenticare che nel 2021 entrerà in vigore la nuova regolamentazione imposta dalla Regione che avrà i connotati di una mannaia”.

 I dati infatti sarebbero allarmanti: a Gorizia, la ludopatia è un problema serio. Nell’Isontino le slot sono una ogni 128,9 abitanti: un dato che piazza il Goriziano al vertice in regione. E scartabellando fra i dati dell’Aas Bassa Friulana-Isontina si scopre che, in provincia, ci sono 1.077 macchinette, di cui 225 nel solo capoluogo. Non solo. Ogni anno, soltanto in città, quasi 5 milioni di euro finiscono nelle macchinette brucia-soldi. “Non secondario il fatto che il gioco – fa eco l’assessore comunale al Welfare, Silvana Romano – è fonte di disgregazione di tante famiglie. Il disagio sociale aumenta perché non c’è lavoro e le persone in difficoltà pensano di poter risolvere i problemi della loro vita sfidando la sorte e attaccandosi alle slot”. In tutto il Friuli Venezia Giulia, gli apparecchi autorizzati dall’Aams (Agenzia delle dogane e dei monopoli che sovrintende alle giocate) sono più di 15 mila. Ma si potrebbero inserire nel calderone anche i gratta&vinci e tutte le lotterie istantanee. E a giocare sono tutti: giovani, famigliole, anziani, persino disoccupati che tentano la fortuna con i pochi soldi in tasca.
Secondo il consigliere di maggioranza, Andrea Tomasella, “quest’amministrazione sta lavorando molto bene per porre un freno alla pericolosa diffusione delle macchinette mangiasoldi: infatti, nel prossimo regolamento di Polizia locale, saranno finalmente previsti tutta una serie di paletti per andare verso la desertificazione delle slot e new slot a Gorizia. Non ci deve essere spazio per tali dispositivi infernali che rappresentano una vera e propria tassa sulla speranza di chi, però, non ha più speranza. Reputo la battaglia contro chi specula sulla povertà e la disperazione della dipendenza da gioco d’azzardo patologico una battaglia di civiltà, da combattere con tutte le associazioni, i comitati, i cittadini liberi che non sono condizionati né dai soldi né dalle lobby. Il gioco d’azzardo è un prodotto nocivo per la salute umana e danneggia l’economia produttiva poiché ogni euro in azzardo è un euro in meno per il nostro commercio e tutto l’indotto. Inoltre, come amministratore, ritengo che il mio dovere sia quello di preoccuparmi laddove esiste una problematicità e di adoperarmi per proteggere e servire la comunità”