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Giorno per giorno le notizie e gli aggiornamenti in primo piano dal mondo del gaming.



Ultimatum dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli agli operatori delle slot: la tassa da 500 milioni deve essere pagata entro fine estate. Dopo l’ennesima sentenza da parte del Tribunale Amministrativo del Lazio sulla sua legittimità, l’AdM ora ne sollecita la riscossione.  Con la circolare di questi giorni, l’Agenzia ha quindi invitato i concessionari a “fornire un aggiornamento alla data odierna delle segnalazioni dei soggetti contrattualizzati che non hanno effettuato, in tutto o in parte, il versamento della quota di pertinenza delle somme dovute”, anche al fine di “aggiornare l’Autorità Giudiziaria e la Corte dei Conti in merito all’evoluzione della vicenda”. Ferma restando la riserva di “ogni azione a tutela degli interessi erariali anche in riferimento all’eventuale inerzia dei concessionari rispetto al recupero delle somme”. Come noto, la legge di Stabilità 2015 prevedeva l’imposizione di un onere aggiuntivo di 500 milioni (https://www.hbg-gaming.it/tassa-da-500-milioni-concessionari-slot-segnalano-ad-adm-migliaia-di-gestori-inadempienti/) a carico “della filiera”, in modo del tutto generale, con i concessionari di rete che rappresentano però il sostituto di imposta e, quindi, il referente dell’amministrazione incaricato di versare le spettanze allo Stato.  Versamento che, giurisprudenza ha chiarito nel tempo, sarebbe avvenuto in seguito a una “ripartizione delle somme al netto delle vincite, rinegoziando i relativi aggi e compensi”. Chiamando in causa pertanto anche gestori ed esercenti.

Da qui l’azione ulteriore dei concessionari i quali a loro volta hanno sollecitato i gestori collegati alla loro rete a versare il contributo da loro dovuto ai sensi della stessa norma. Nonostante molti lo ritenessero un “prelievo forzoso” e illegittimo, la giurisprudenza non gli ha dato ragione. Sulla legittimità della disposizione si era già espressa la Corte Costituzionale, il Tar del Lazio e il Tribunale civile di Roma. Ora l’ultimatum: gli operatori devono versare le cifre richieste, a cui si aggiungono anche i dovuti interessi.  






Ignorate le linee guida Agcom (http://cifonenews.it/il-pentastellato-endrizzi-torna-ad-attaccare-agcom/), è pronta la nuova circolare ministeriale che vieta ogni forma di pubblicità di giochi, scommesse e azzardo. A annunciarlo ieri il sottosegretario con delega ai giochi Alessio Villarosa, del M5S. Il testo che decreta il divieto di ogni forma di pubblicità, anche sul fronte della semplice informazione generica, al limite della censura, dovrebbe diventare operativo a breve, crisi di governo permettendo.

Le sanzioni da applicare nell’ipotesi di violazione vanno dalla sospensione del diritto di concessione a, nei casi più gravi e reiterati, la revoca della concessione medesima. La circolare rileva infatti come le società concessionarie del gioco pubblico, essendo legate a un rapporto vincolante con l’Amministrazione, il ministero dell’Economia, agiscano come incaricate di servizio pubblico e restino sotto il controllo del Parlamento. In questa veste devono astenersi da commissionare o realizzare qualsiasi forma di pubblicità della società o del prodotto o di iniziative che in maniera diretta, indiretta o occulta possa incidere sulla volontà del consumatore indirizzandola verso il consumo di gioco pubblico. Non solo: devono a loro volta vigilare perché sia rispettato il divieto totale.

Il documento del governo prende le distanze dalle Linee guida Agcom e chiede di rivederle. A tal proposito Villarosa ha dichiarato: “Il nostro divieto di pubblicità del gioco d’azzardo era molto chiaro e vogliamo che vengano seguite quelle direttive, faremo di tutto per far sì che la pubblicità diretta e indiretta del gioco d’azzardo non avvenga in modo da tutelare i cittadini. L’amministrazione ha già avviato l’iter per approvare un Codice unico dei giochi al fine di individuare una strategia di contenimento rispetto all’attuale business”. La delibera Agcom invece stabiliva sì il divieto di qualsiasi forma di pubblicità escludendo tuttavia dall’ambito di applicazione “le comunicazioni di mero carattere informativo fornite dagli operatori di gioco legale” così come “i servizi informativi di comparazione di quote o offerte commerciali dei diversi competitors”. Ad esempio, si afferma nel testo, “non sono da considerarsi pubblicità le informazioni limitate alle sole caratteristiche dei vari prodotti e servizi di gioco offerto, laddove rilasciate nel contesto in cui si offre il servizio di gioco a pagamento”. Eccezioni che ora la circolare punta a superare.




Giocare nel cyber-spazio sì, ma con intelligenza. E’ l’obiettivo di Cybercity Chronicles, la prima applicazione istituzionale italiana di “intrattenimento educativo”, sviluppata e promossa dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri (http://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/archivio-notizie/cybercity-arriva-il-primo-videogioco-ambientato-nel-cyberspazio.html). E’ la prima volta che capita in Europa: un dipartimento per la sicurezza si è messo a comunicare attraverso media come i giochi elettronici.

L’iniziativa nasce nell’ambito della campagna ‘Be Aware Be Digital’ promossa dalla Sicurezza Nazionale e volta a sensibilizzare gli studenti italiani, oltre che docenti e famiglie, all’uso positivo, corretto e consapevole di internet, dei social media e delle nuove tecnologie. L’obiettivo di Cybercity Chronicles infatti è proprio quello di creare una relazione tra didattica e nuove tecnologie: far appassionare il giocatore al videogioco, coinvolgendolo nell’avventura e trasmettendogli nozioni e informazioni utili alla sua crescita culturale e digitale. Il lancio della app è avvenuto all’Istituto Comprensivo Regina Margherita di Roma, alla presenza del dirigente scolastico Pasqualina Mirarchi, del presidente Giuseppe Conte, del direttore generale del DIS, Gennaro Vecchione, la direttrice per l’intelligenza artificiale e l’industria digitale della Commissione europea, Lucilla Sioli, e del presidente dell’Associazione editori sviluppatori videogiochi italiani (AESVI), Marco Saletta.

Si tratta di una action adventure in stile ‘cyber-classic‘, dal momento che la narrativa del videogioco riprende il mito di Teseo e Arianna, riadattato in un’ambientazione cyberpunk. Ci troviamo nel 2088. Cybercity è la prima città immaginaria del mondo dove l’innovazione tecnologica si è così evoluta al punto da mutare la vita, le abitudini e le interazioni sociali dei suoi cittadini. Finché le meraviglie della rivoluzione digitale hanno cominciato a far emergere anche i primi rischi. Attraverso questa iniziativa il governo italiano risponde concretamente all’invito fatto dalla Commissione Europea a tutti i Paesi membri dell’Unione a promuovere iniziative di educazione digitale nelle scuole, al fine di stimolare gli alunni ad un atteggiamento più critico rispetto ai contenuti dei social e della rete. La app è scaricabile gratuitamente.


Parole che pesano come macigni quelle del sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, su quella che, nel goriziano, sembra essere una vera e propria emergenza da gioco d’azzardo (http://federsanita.anci.fvg.it/comunicazione/notizie/la-stretta-del-comune-di-gorizia-contro-le-slot-nei-locali-della-citta-macchinette-vietate-a-500-metri-da-scuole-chiese-e-banche-in-un-anno-ogni-goriziano-brucia-744-euro-in-giochi-d2019azzardo): “Basta macchinette. Ce ne sono sin troppe e dobbiamo anche scontare la presenza, oltreconfine, dei casinò. Faremo la nostra parte, senza dimenticare che nel 2021 entrerà in vigore la nuova regolamentazione imposta dalla Regione che avrà i connotati di una mannaia”.

 I dati infatti sarebbero allarmanti: a Gorizia, la ludopatia è un problema serio. Nell’Isontino le slot sono una ogni 128,9 abitanti: un dato che piazza il Goriziano al vertice in regione. E scartabellando fra i dati dell’Aas Bassa Friulana-Isontina si scopre che, in provincia, ci sono 1.077 macchinette, di cui 225 nel solo capoluogo. Non solo. Ogni anno, soltanto in città, quasi 5 milioni di euro finiscono nelle macchinette brucia-soldi. “Non secondario il fatto che il gioco – fa eco l’assessore comunale al Welfare, Silvana Romano – è fonte di disgregazione di tante famiglie. Il disagio sociale aumenta perché non c’è lavoro e le persone in difficoltà pensano di poter risolvere i problemi della loro vita sfidando la sorte e attaccandosi alle slot”. In tutto il Friuli Venezia Giulia, gli apparecchi autorizzati dall’Aams (Agenzia delle dogane e dei monopoli che sovrintende alle giocate) sono più di 15 mila. Ma si potrebbero inserire nel calderone anche i gratta&vinci e tutte le lotterie istantanee. E a giocare sono tutti: giovani, famigliole, anziani, persino disoccupati che tentano la fortuna con i pochi soldi in tasca.
Secondo il consigliere di maggioranza, Andrea Tomasella, “quest’amministrazione sta lavorando molto bene per porre un freno alla pericolosa diffusione delle macchinette mangiasoldi: infatti, nel prossimo regolamento di Polizia locale, saranno finalmente previsti tutta una serie di paletti per andare verso la desertificazione delle slot e new slot a Gorizia. Non ci deve essere spazio per tali dispositivi infernali che rappresentano una vera e propria tassa sulla speranza di chi, però, non ha più speranza. Reputo la battaglia contro chi specula sulla povertà e la disperazione della dipendenza da gioco d’azzardo patologico una battaglia di civiltà, da combattere con tutte le associazioni, i comitati, i cittadini liberi che non sono condizionati né dai soldi né dalle lobby. Il gioco d’azzardo è un prodotto nocivo per la salute umana e danneggia l’economia produttiva poiché ogni euro in azzardo è un euro in meno per il nostro commercio e tutto l’indotto. Inoltre, come amministratore, ritengo che il mio dovere sia quello di preoccuparmi laddove esiste una problematicità e di adoperarmi per proteggere e servire la comunità”




Da Palermo a New York, gioco illegale e mafia sgominati nella mega operazione internazionale denominata ‘New Connection’. Dall’alba piu’ di 200 uomini della Squadra Mobile di Palermo, del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e del Federal Bureau of Investigation (FBI https://www.fbi.gov/) di New York stanno eseguendo arresti e fermi, disposti dalla Dda del capoluogo siciliano, di boss e gregari del mandamento mafioso di Passo di Rigano (Palermo). Il blitz ha svelato il forte legame tra Cosa Nostra palermitana e la criminalita’ organizzata statunitense, in particolare il potente Gambino Crime Family di New York. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso. Tra i reati anche il gioco illecito. L’inchiesta, coordinata dalla Dda guidata dal procuratore Francesco Lo Voi, ha fatto emergere anche la forte capacita’ pervasiva, da parte della famiglia mafiosa di Passo di Rigano, sull’economia del quartiere. Ciascun uomo d’onore, nel clan, aveva un ruolo e una mansione specifica nella gestione degli affari. Nel mandamento, inoltre, ogni attività economica, dalla fornitura alimentare, all’ingrosso, alla gestione dei giochi e delle scommesse online, era controllata dalla mafia che gestiva anche il racket delle estorsioni.

“Le indagini dell’operazione, denominata New connection – si legge in una nota della Polizia di Palermo – hanno registrato il forte legame instaurato tra Cosa Nostra palermitana e la criminalità organizzata statunitense, con particolare riferimento alla potente Gambino Crime Family di New York, nonchè la forte capacità pervasiva, da parte della famiglia mafiosa di Passo di Rigano, sull’economia legale dell’omonimo quartiere, secondo una capillare divisione di ruoli e mansioni: dalla fornitura alimentare all’ingrosso alle classiche estorsioni, passando per la gestione dei giochi e delle scommesse on line. A Passo di Rigano avevano ricostituito la loro roccaforte criminale importanti esponenti della famiglia Inzerillo, una storica cellula mafiosa palermitana, decimata negli anni ’80 dalla seconda guerra di mafia. Agli esiti delle indagini, è risultato infatti che questi scappati, rientrati in Italia nei primi anni duemila, avessero ricostituito le file della famiglia, anche grazie al ritrovato equilibrio con la fazione criminale avversa. Nel corso dell’operazione si è proceduto al sequestro preventivo, tra beni mobili, immobili e quote societarie, riconducibili agli indagati e quantificato nell’ordine di circa tre milioni di euro”. 




Arriva dai senatori del Pd l’interrogazione ai ministri dell’Economia e Finanze, dello Sviluppo economico e delle Politiche sociali in materia di gioco. Nel testo si chiede: “a che punto siano i lavori sul riordino della normativa in materia di gioco d’azzardo,considerato che il ‘contratto di governo’ prevedeva una serie di misure finalizzate a ridurre il fenomeno della ludopatia? E quali iniziative il Governo intende intraprendere al fine di bloccare le spinte delle ‘lobby’ sui Consigli regionali per adottare una proroga all’entrata in vigore del ‘distanziometro’ dai ‘luoghi sensibili’, sulla cui misura si è pronunciata anche la Corte costituzionale?”. I senatori, capeggiati da Edoardo Patriarca nell’interrogazione chiedono che il Governo debba “dire con chiarezza da che parte sta: se dalla parte delle istanze della società civile, in parte acquisite nel contratto di governo, oppure se continui l’atteggiamento ambiguo che è segno evidente e oggettivo di contraddizione tra il Movimento 5 stelle e la Lega”. Infatti, ricordando che “il consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato il 18 aprile 2019, in via definitiva, le linee guida riguardanti l’attuazione dell’articolo 9 del ‘decreto dignità’ (decreto-legge n. 87 del 2018, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96 del 2018), che prevede il divieto di pubblicità e sponsorizzazioni del gioco d’azzardo” e che “nonostante nelle linee guida venga ribadita l’attenzione al contrasto del fenomeno della ludopatia, il rischio è che le modalità attuative del divieto di pubblicità, sponsorizzazioni e tutte le altre forme di comunicazioni a contenuto promozionale relative a giochi o scommesse con vincita in denaro, contenute nella delibera, possano rendere inefficacie tale divieto”. E ancora: “il ‘contratto per il Governo del cambiamento’, siglato un anno fa da Lega-Salvini premier e Movimento 5 Stelle, in tema di gioco d’azzardo impegnava le due forze politiche a prevedere una serie di misure per contrastare il fenomeno della dipendenza che crea forti danni sia socio sanitari che all’economia, reale e produttiva, tra le quali: divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazioni; trasparenza finanziaria per le società dell’azzardo; strategia d’uscita dal machines gambling (slotmachines, videolottery) e forti limitazioni alle forme di azzardo con puntate ripetute; obbligo all’utilizzo di una tessera personale per prevenire l’azzardo minorile; imposizione di limiti di spesa; tracciatura di flussi di denaro per contrastare l’evasione fiscale e infiltrazioni mafiose. Analogamente, si rende necessaria una migliore regolazione del fenomeno, attraverso strumenti quali, ad esempio, l’autorizzazione all’installazione delle slot machine – Vlt solo in luoghi definiti (no bar, distributori ecc), limitazione negli orario di gioco e l’aumento della distanza minima dai luoghi sensibili (scuole e centri di aggregazione giovanile)”.  

Pare che il mondo del gioco legale e illegale sia brodo di coltura per la criminalità organizzata. Lo sostiene il Comitato di sicurezza finanziaria del Mef nell’ ‘Analisi 2018 dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo in Italia’. “Il comparto del gioco – si legge nel testo – sia illegale che legale, risulta di altissimo interesse per la criminalità organizzata, per la quale ha storicamente costituito un’importante forma di sovvenzione. […] Il gioco d’azzardo, contrabbando e contraffazione sono reati che seppur con minor grado di severità, rispetto a reati come corruzione, estorsione, evasione e reati tributari, usura e narcotraffico, presentano una rilevanza significativa nel nostro sistema”.

Il dato interessante che emerge dall’analisi è che la presenza criminale e mafiosa “si estende in modo significativo anche al perimetro delle attività legali del gioco. Data questa premessa di contesto, le varie tipologie di gioco (non tutte attualmente incluse nel perimetro dell’antiriciclaggio) differiscono quanto a specifici profili di rischio e vulnerabilità. Tra le forme di gioco online le piattaforme di gioco di altri paesi comunitari operanti in libera prestazione di servizi presentano vulnerabilità molto significative in quanto i relativi flussi finanziari sfuggono completamente al monitoraggio delle autorità. Tra le forme di gioco su rete fisica vanno segnalati gli apparecchi da intrattenimento c.d. Video Lottery Terminal (VLT) e i concorsi a pronostici nella forma delle scommesse a quota fissa perché si possono prestare a operazioni di riciclaggio”. E ancora: “Quanto alle modalità di attuazione dei comportamenti criminali, la criminalità organizzata italiana, ma anche straniera operante nel territorio, resta la modalità prevalente e più preoccupante. Con esclusione dell’evasione fiscale la quasi totalità delle condotte criminali è per larghissima parte e, in talune ipotesi, esclusivamente, riconducibile al crimine organizzato, anche di stampo mafioso (es. narcotraffico, estorsione, gioco d’azzardo, traffico illecito dei rifiuti, contrabbando e contraffazione), con effetti particolarmente insidiosi dovuti al processo d’integrazione e sovrapposizione tra criminalità organizzata e criminalità economica. In relazione all’evasione fiscale complessiva – conclude l’analisi – seppure l’entità del fenomeno appaia ora in diminuzione (la stima dell’esercizio precedente era pari a 140 miliardi di euro) e ammonti ad una media di 86,4 miliardi di euro, il Mef evidenzia come sia comunque cresciuto il numero dei soggetti denunciati/arrestati per tali reati”.


Siglato il protocollo d’intesa dai presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, riuniti in Assemblea plenaria a Milano  con l’associazione Avviso pubblico. Tra gli obiettivi quelli di “Migliorare e incrementare l’utilizzo per finalità istituzionali, sociali e produttive di beni e aziende confiscate alla criminalità organizzata; individuare nuove misure di prevenzione e contrasto al gioco d’azzardo patologico; prevenire e combattere fenomeni come il caporalato e l’usura e lo sviluppo di ecomafie sui territori”. Attenzione dunque al gioco patologico in un’ottica di maggiore collaborazione finalizzata a promuovere la raccolta e la sistematizzazione di iniziative, progetti e buone prassi amministrative messe in atto dalle Regioni a favore di una maggiore diffusione della cultura della legalità.

Altre finalità del protocollo sono lo svolgimento di attività di studio e di ricerca su corruzione e le infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione e le misure legislative per la prevenzione e il contrasto.  I protagonisti di queste politiche sociali saranno i giovani con il coinvolgimento delle scuole, le Università.


Rinviata al 5 giugno (http://cifonenews.it/bari-slitta-al-5-giugno-la-manifestazione-dei-lavoratori-del-settore-gioco-pubblico/) la manifestazione barese contro la legge regionale sul gioco. I sindacati e le associazioni non demordono e scendono in piazza. Dopo la proroga di sei mesi concessa a dicembre, il 15 giugno scadono i termini per l’adeguamento delle sale giochi alla legge 43/2013, in particolare sulla questione delle distanze dai luoghi considerati sensibili. Così Antonio Arcadio, segretario generale della Fisascat Cisl Puglia, ha dichiarato alla stampa: “Per noi il distanziometro non serve a combattere il problema della ludopatia, perché con gli smartphone si può giocare dovunque e in qualsiasi momento ma a noi, come organizzazioni sindacali, la proposta di emendamento che riduce le distanze da 500 metri a 250 tutto sommato potrebbe anche andare bene ma solo se riguarda le nuove aperture di sale. In questo modo verrebbero salvaguardati i lavoratori storici. Tra i consiglieri ci sono differenze interpretative sull’emendamento – prosegue Arcadio – In particolare alcuni ritengono che le regole sulle distanze debbano applicarsi anche per le sale aperte dopo l’approvazione della legge del 2013. Altri pensano, come i sindacati, che debbano essere applicate solo per le nuove aperture. […] Senza voler far polemica ma è emersa un po’ di confusione. Noi per senso di responsabilità abbiamo deciso di interrompere la manifestazione spiegando ai lavoratori quello che sta succedendo. Ma il 5 giugno torniamo e non ce ne andiamo più fino a quando non ci danno una risposta seria che da un lato salvaguardi i lavoratori e dall’altro una risposta, visto che siamo sindacati che pensano alle famiglie, su quali possano essere le politiche attive per trovare le soluzioni al problema della ludopatia”.

E ancora: “E’ inutile che ci prendiamo in giro: con gli smartphone ormai si può giocare 24 ore su 24. Ma se questo serve a salvare capra e cavoli e riguarda le nuove aperture, a noi va bene. Avremo salvato i lavoratori e per lo meno possiamo lavorare per il futuro. Applicando le nuove regole anche per le attività già operative, almeno nell’immediato saltano 2 o 3 mila posti di lavoro in tutta la regione su una platea complessiva di 20 mila. Parlo ad esempio per la mia città, Taranto: ci sono due sale bingo, entrambe vicine a scuole e chiese. Piacciano o non piacciano danno lavoro minimo a 200 persone che portano il pane a casa”.


Si chiama “gaming disorder” o dipendenza da videogiochi ed è l’ultima malattia riconosciuta ufficialmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e inserita nell’international statistical classification of diseases and related health problems. La dipendenza da videogiochi entrerà dal 1° gennaio 2022 nell’ICD-11, la nuova classificazione internazionale delle malattie. A stabilirlo i 194 membri dell’OMS riunitisi la scorsa settimana nella settantaduesma World Health Assembly. Ma cosa si intende per gaming disorder? Secondo le linee guida dell’OMS è “una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti legati al gioco, sia online che offline, manifestati da: un mancato controllo sul gioco; una sempre maggiore priorità data al gioco, al punto che questo diventa più importante delle attività quotidiane e sugli interessi della vita; una continua escalation del gaming nonostante conseguenze negative personali, familiari, sociali, educazionali, occupazionali o in altre aree importanti. Affinché questo comportamento possa essere considerato morboso e, dunque, essere affetti da tale patologia, è necessario che il soggetto reiteri tali atteggiamenti per un arco temporale di almeno dodici mesi”.

Immediate le reazioni da parte dell’industria videoludica.  Il presidente di Sony, Kenichiro Yoshida, avrebbe ribadito l’impegno della sua compagnia a rendere le piattaforme di gioco luoghi virtuali più sicuri: “Abbiamo già implementato un sistema di classificazione (per limitare i giocatori in base all’età) e abbiamo adottato misure basate sui nostri standard” aveva dichiarato giorni fa a diverse testate.