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“Dopo aver siglato l’Intesa, il Governo non l’ha trasposta in un decreto come avrebbe dovuto con la conseguenza che l’Intesa, che con tale strumento normativo avrebbe dovuto essere recepita, non ha acquisito efficacia vincolante”. E’ quanto ha fatto sapere la Seconda Sezione Bis del Tar Lazio riferendosi all’Intesa sul riordino dei giochi, firmata da Governo e Regioni nel settembre 2017. Secondo il collegio “essa non è vincolante, ma è quantomeno un parametro per gli Enti Locali, questi quindi per discostarsene devono rispettare una serie di paletti”. Per questo motivo il Tar ha annullato i limiti orari per le slot adottati dal comune di Anzio, accogliendo il ricorso di una sala Bingo. Il Comune aveva imposto di spegnere le macchine per 13 ore al giorno, un limite ben superiore alle 6 previste dall’Intesa. In sostanza, per il Tar Lazio, l’Intesa in Conferenza Unificata, anche se non ha “valore cogente, per non essere stata ancora recepita, assume la valenza di norma di indirizzo per l’azione degli Enti locali, costituendo al contempo parametro per valutare la legittimità dei provvedimenti dagli stessi adottati in materia”. Per il Collegio, il Comune avrebbe quindi potuto discostarsene, ma solo a determinate condizioni. Per adottare uno stop maggiore a quello previsto, avrebbe infatti dovuto indicare “particolari situazioni o fenomeni, legati allo specifico territorio comunale, che abbiano condotto a tale più stringente previsione”. Nell’istruttoria invece non è stata condotta nessuna “specifica analisi riferita alla realtà concreta che caratterizza il contesto comunale (…) o comunque la stessa non emerge dalla parte motivazionale”. Inoltre, per il Tar, l’Intesa “riconosce uno spazio di autonomia alle Amministrazioni locali solo con riferimento alla distribuzione, nel corso della giornata, del limite massimo di interruzione, ivi stabilito in sei ore”. Ma i Comuni, per imporre queste sei ore di stop, devono comunque raggiungere una “intesa con l’articolazione statale competente”, ovvero con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. “L’avere, quindi, l’Amministrazione omesso l’interlocuzione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli si risolve nella mancata acquisizione in sede procedimentale degli interessi statali”.


Mentre tutti si affannano nella lotta alla ludopatia, da Londra arrivano dati disarmanti: il mercato del gioco online mondiale ha avuto, in 10 anni, una crescita di oltre il doppio in termini di revenue. Nel 2009, il gambling valeva infatti 20,5 miliardi di dollari, valore salito a quasi 52 miliardi nel 2018. L’incremento non si arresterà anche nel prossimo futuro. Le prime stime parlano infatti di una raccolta, a fine 2019, per oltre 55 miliardi di dollari, mentre nel 2020 il settore dell’online dovrebbe sfiorare i 60 miliardi.

In Italia sono stati spesi circa 72 milioni di euro a gennaio con i giochi da casinò online. Il dato è in crescita del +2,2% rispetto ai 70,4 milioni di euro spesi a dicembre 2018. In netta crescita il poker a torneo, che segna un +23,6% con 8,9 milioni di euro di spesa. In positivo anche il poker cash, che registra un +5,2% con circa 6 milioni di euro spesi nello scorso mese.

Anche in Spagna nell’ultimo trimestre del 2018, il mercato dell’online segna una netta crescita: i ricavi si attestano infatti a 189,5 milioni di euro, il 10,7% in più dell’anno precedente. Rispetto al terzo trimestre, invece, la crescita è stata del 4,2%. Le scommesse sportive hanno assicurato oltre la metà dei ricavi (99,9 milioni), ma hanno registrato uno dei tassi di crescita più contenuti (+2,3% sul terzo trimestre). I casino games hanno superato i 64,7 milioni, e guadagnano il 32,6% rispetto a un anno prima, e il 6,4% in più sul terzo trimestre. In crescita rispetto al terzo trimestre, anche poker (21,1 milioni circa, +6,4%) e bingo (3,51 milioni, +11,6%). Il settore ha però investito fortemente in marketing, le spese hanno raggiunto i 95,1 milioni, il 25,1% in più del terzo trimestre, e il 46,6% in più del 2017. Oltre la metà degli investimenti (49,8 milioni) sono stati destinati alle campagne pubblicitarie, le promozioni hanno totalizzato 32,1 milioni. Nonostante questo, però, il numero degli utenti attivi è passato dai 900mila di ottobre agli 828mila di dicembre, i nuovi utenti sono passati da 290 a 235mila.


All’Ice 2019 di Londra si parla del divieto pubblicità sul gioco tutto italiano. E c’è chi proprio non condivide il provvedimento del nuovo Governo. E’ il caso di Stefano Zapponini, presidente Sistema Gioco Italia che, nel suo intervento al convegno ‘Cosa accadrà per la pubblicità in tutto il mondo?’ ha dichiarato: “Mentre l’obiettivo esplicito del Governo era combattere la dipendenza dal gioco d’azzardo, sono convinto che un divieto totale non sia la misura giusta per affrontare questo problema e, al contrario, rischia di peggiorare le cose. Infatti, impedendo una chiara distinzione tra offerta legale e offerta illegale, i giocatori potrebbero essere indirizzati all’offerta illegale, dove non ci sono né limiti né controlli e dove il rischio di diventare dipendenti è più alto. Ciò è particolarmente vero su Internet, ma accade anche attraverso la tv satellitare in alcuni Stati membri in cui i cittadini sono presi di mira da spot televisivi di operatori di giochi d’azzardo non autorizzati in tale Paese” E ancora: “Siamo tutti preoccupati della possibilità che altri Stati in Europa possano seguire l’esempio italiano implementando un divieto totale di pubblicità e sponsorizzazione di giochi d’azzardo. Tuttavia, mentre spero sicuramente che ciò non accada, devo anche dire che le conseguenze negative che il divieto italiano potrebbe avere a livello economico e sociale, possono servire da esempio agli altri Stati: un divieto totale non è la strada giusta da seguire per affrontare la dipendenza dal gioco!”.

La conferma arriva da diversi studi del settore come ha spiegato Zapponini: “Recenti studi nazionali (National Health Institute, Nomisma) hanno attestato basse percentuali di giocatori o minori che giocano dopo aver visto / ascoltato / letto una pubblicità di gioco d’azzardo.Infine, vorrei anche chiarire come questo divieto avrà sicuramente un impatto negativo sul settore sportivo italiano. Molti team hanno costruito relazioni di successo con l’industria del gioco d’azzardo e ora si troveranno in una posizione svantaggiata rispetto ai loro concorrenti stranieri. Mi chiedo cosa succederebbe se una squadra sponsorizzata venisse a giocare in Italia: dovremmo togliere la maglietta? O vietiamo le riprese o le foto sui giornali? Penso che questo decreto debba essere modificato, sicuramente spero che non sia preso come esempio! Un altro esempio da non sottovalutare è il carico fiscale: negli ultimi sei mesi sono stati effettuati tre aumenti tariffari, in Italia. Concludendo, le gravi misure sulla pubblicità, l’aumento della pressione fiscale, le delibere regionali non armonizzate stanno ostacolando l’offerta di giochi legali a una domanda crescente: siamo fermamente convinti che sia necessaria una riforma del settore”, conclude il presidente di Sistema Gioco Italia.


Il “decretone” porta novità in materia di giochi. Da oggi “non sarà più consentito il rilascio dei nulla osta di distribuzione (N.O.D.) per apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, lettera a) del T.U.L.P.S. senza il preventivo pagamento del corrispettivo di 100 euro ad apparecchio. Ciascun produttore/importatore che intenda richiedere il rilascio dei suddetti titoli autorizzatori è tenuto ad effettuare il versamento degli importi previsti dalla norma sopra citata, in funzione del numero di nulla osta di distribuzione richiesti, mediante il relativo modello”. a renderlo noto l’Agenzia dei Monopoli in seguito alla pubblicazione del Decreto legge 28 gennaio 2019 sul Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Il testo prevede nelle disposizioni in materia di giochi che “Il rilascio dei nulla osta di distribuzione previsti dall’articolo 38, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 ai produttori e agli importatori degli apparecchi e congegni da intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lett. a) del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 è subordinato al versamento di un corrispettivo una tantum di 100 euro per ogni singolo apparecchio”.


Molise “No slot”. Lo ha deciso il consiglio regionale, approvando all’unanimità la mozione a firma dei consiglieri Manzo, Fontana, Nola, Greco e Primiani (M5S).

Con l’approvazione della mozione il consiglio regionale infatti impegna il presidente della giunta regionale a dare compimento a quanto previsto all’art. 10 della legge regionale 20/2016. Il logo ‘No slot’ verrà rilasciato agli esercizi pubblici e commerciali che scelgono di non istallare o di disinstallare apparecchi di gioco. Per quanto riguarda la realizzazione del marchio che sia solo della Regione Molise, si è pensato alla possibilità di un concorso di idee tra le scuole molisane con il coinvolgimento della direzione scolastica regionale. Inoltre, con l’approvazione della mozione, si impegna il presidente della Regione a dare impulso alle amministrazioni comunali affinché si attivino con propri regolamenti che riducano la diffusione dei luoghi autorizzati ai giochi. Infine, si impegna il capo dell’Esecutivo regionale a non ridurre le risorse dei Piani sociali che sono i principali attori territoriali per gli interventi contro il Gap.


Chiede maggiore attenzione e tutela dei minori il deputato di Forza Italia, Antonio Minardo. Il rischio è quello del gioco d’azzardo. In un post sul suo profilo Facebook fa sapere di aver presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri della Salute e all’Economia per “per contrastare la diffusione delle applicazioni di gioco d’azzardo per bambini e giovanissimi e adottare misure volte alla tutela dei minori per evitare che possano essere soggetti a forme compulsive di gioco. Investire in campagne di comunicazione sia nelle scuole sia sui media, è un’altra azione da non sottovalutare, al fine di rendere i giovani consapevoli e responsabili riguardo i rischi connessi al gioco d’azzardo”.  Secondo quanto scritto da Minardo infatti: “In Italia il 75 percento dei ragazzi ha praticato almeno un gioco d’azzardo nell’ultimo anno e, tra questi, 2 su 3 sono minorenni e 1 su 3 ha meno di 16 anni, frequentano abitualmente le sale scommesse e addirittura parecchi bambini acquistano i tagliandi Gratta e Vinci, che sono da considerare in tutto e per tutto appartenenti alla categoria dei giochi d’azzardo”.

“A peggiorare le cose – continua il post del deputato – ci pensano anche diverse app per smartphone e tablet che imitano in ogni dettaglio il funzionamento delle slot e, anche se non sono previsti premi in denaro, accompagnano in modo subdolo il minore verso le sale giochi o verso il gioco online. La mia richiesta al Governo, contenuta in una interrogazione parlamentare, è quella di attuare immediatamente i recenti provvedimenti inseriti nel decreto Dignità anche se non basteranno. Occorre – conclude Minardo – mettere a disposizione ulteriori risorse per contrastare la ludopatia e intensificare i controlli sui minorenni affinché stiano lontani dal rischio di gravi patologie di natura psicologica legate a forme compulsive di gioco d’azzardo che creano dipendenza”.


Si è tenuto il primo incontro del Coordinamento nazionale Anci in materia di gap. Il tavolo tecnico nasce dalla necessità di raccogliere esperienze e attività svolte all’interno delle Anci regionali, per condividere le buone pratiche degli Enti locali, collaborare per l’individuazione di regole nazionali che possano riordinare il comparto. E’ proprio questo il punto su cui si fa più leva: occorre una legge nazionale che regolamenti il settore e consenta di combattere il fenomeno della ludopatia salvaguardando l’autonomia dei sindaci. In assenza di una legge quadro nazionale a cui anche le Questure possano riferirsi per il rilascio delle autorizzazioni, i Comuni sono lasciati soli a dover gestire il gioco pubblico in Italia.

“A livello locale è stata accolta la mia proposta di verificare la presenza dei singoli Comuni all’interno degli osservatori regionali previsti dalle leggi sul gioco d’azzardo patologico. In alcuni casi gli organismi preposti al monitoraggio delle normative vigenti non sono in funzione, quindi ne sollecitiamo l’attivazione” ha dichiarato Domenico Faggiani, delegato Anci Lazio e componente dell’Osservatorio regionale sul fenomeno del gioco d’azzardo. “Il nostro tavolo ha un articolazione piuttosto complessa, visto che mette insieme amministratori, funzionari e dirigenti dell’Anci che si occupano di attività produttive, psicologi, operatori del gioco. Abbiamo ribadito la necessità di avviare un lavoro che consenta ai Comuni di prendere parte attivamente al riordino della materia a livello nazionale” ha ribadito Faggiani.

D. Pellegrino


Si è parlato tanto in questi giorni di minori e gioco. Sull’argomento anche Massimo Piozzi, avvocato del Centro Studi Astro, commentando i risultati della ricerca presentata dal Moige (Movimento italiano genitori al Senato della Repubblica) sul divieto di vendita ai minori di prodotti inadatti o vietati dalla legge, come alcol, tabacco, cannabis, gioco d’azzardo, pornografia e videogiochi 18+.

“Il rapporto tra giochi e minori è da considerare un’emergenza assoluta per il settore – ha dichiarato – Occorre disincentivare i giovani, aumentando la sicurezza e la formazione degli esercenti, che devono svolgere fino in fondo il loro ruolo di tutela del giocatore. Il Moige evidenzia che si consente di giocare alla metà dei minorenni interessati, violando così il divieto fissato dalla legge: è evidente che il punto debole del sistema sta nell’ancora insufficiente formazione degli esercenti e dei gestori di sala. Tutti i principali studi condotti, da Nomisma al Cnr, fino all’Iss -prosegue Piozzi – confermano che i giovani non sono interessati alle slot machine: dal prossimo anno, poi, tutti gli apparecchi saranno dotati di un lettore della tessera sanitaria che impedirà completamente ogni rischio, anche minimo, per i minorenni. È il caso che le autorità politiche e amministrative si occupino ora di impedire l’accesso agli altri prodotti di gioco, investendo su questo aspetto e lavorando sulla formazione dei pubblici esercizi e dei titolari delle sale come As.tro sta già facendo da almeno tre anni, attraverso progetti nelle Marche e in Emilia Romagna e anche intervenendo nelle scuole come abbiamo già fatto in alcuni licei di Bologna”.

D. Pellegrino


Licia Ronzulli, presidente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nel corso del convegno organizzato dal Moige al Senato, nel quale è stata presentata l’indagine sul divieto di vendita ai minori di prodotti inadatti o vietati dalla legge, come alcol, tabacco, cannabis, gioco d’azzardo, pornografia e videogiochi 18+, ha dichiarato: “A volte l’adulto diventa il nemico del minore, questo viene sottolineato nell’indagine. Se il minore compie un reato di questo tipo è perchè aiutato da un adulto. L’indagine promossa dal Moige fornisce un prezioso contributo per la compressione dei comportamenti dei minori nei confronti delle più diffuse trasgressioni. I minori non hanno adeguata percezione del rischio o dell’esistenza di un divieto, come per contenuti pornografici, videogiochi violenti o il gioco d’azzardo. Occorre intervenire in maniera urgente con misure legislative. Il primo limite della normativa vigente è la scarsa uniformità. Le pene dovrebbero essere severe ed efficaci. Il sistema dei controlli – ha concluso – deve essere rivisto e intensificato, con coinvolgimento di scuole, famiglie e associazioni rappresentative delle attività commerciali coinvolte. Una politica efficace deve basarsi anche sulla prevenzione, anche con campagne di sensibilizzazione a livello scolastico. Particolare attenzione meriterebbe la commercializzazione online dei prodotti vietati ai minori”.

D. Pellegrino


Nuovo report della National crime agency (Nca), l’agenzia di contrasto al crimine organizzato del Regno Unito. Tra le attività sospette rilevate fra aprile 2017 e marzo 2018 c’è anche il gioco.

Il rapporto mostra le statistiche di segnalazione dei Sar (Suspicious Activity Reports) in vari rami. Per quanto riguarda il gaming, un certo numero di Sar si riferiva a una quantità significativa di trasferimenti dentro e fuori da un unico conto di gioco e il sospetto su crediti fraudolenti. Il soggetto intestatario dopo attenti controlli ha ricevuto una condanna di reclusione per aver dichiarato il falso; inoltre, si è scoperto che i suoi atti criminali gli hanno fruttato quasi 1 milione di sterline. Le Sar hanno svolto un ruolo significativo nelle indagini, identificando i conti bancari che facevano parte sia dell’investigazione criminale sia della successiva confisca.

Dalla lettura della relazione della National Crime Agency emerge che nel periodo compreso fra aprile 2017 e marzo 2018 il gaming (inclusi i casino) e l’intrattenimento (comprese alcune attività escluse dalla Regolamentazione sul riciclaggio di denaro)hanno prodotto un volume pari a 2.154, pari al 0,46 percento del totale, ma in aumento del 50,63 percento rispetto all’anno precedente.

Scendendo ancora di più nel dettaglio, per i bookmaker i Sar hanno raggiunto quota 872 pari al 23,14 percento, con una flessione del 20,80 percento rispetto al 2016-2017, mentre per lo spread betting il volume è di 742 (19,69 percento del totale del gaming), in crescita del 32,50 percento in riferimento a 12 mesi.

Queste due voci, insieme al gaming/leisure toccano volumi di 3.768 e in questo caso l”aumento rispetto all’anno passato è del 21.90 percento.

D. pellegrino