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Giorno per giorno le notizie e gli aggiornamenti in primo piano dal mondo del gaming.

Si chiama Spelpaus.se il programma di autoesclusione dai giochi in attivo in Svezia e al quale hanno aderito ormai più di 30 mila persone.
Spelpaus.se è efficace in tutti i casinò online con licenza, per i giochi di slot e le lotterie, così come i servizi a terra inclusi i negozi al dettaglio e le sale da bingo. Introdotto il 1° gennaio in concomitanza con il lancio del mercato regolamentato del Paese, lo schema consente ai consumatori svedesi di impedirsi di accedere ai servizi di gioco autorizzati e di rinunciare a campagne di marketing correlate.

Il programma è richiesto tra i requisiti di licenza degli operatori del gioco d’azzardo, pena le sanzioni o addirittura la revoca della licenza. Genesis Gaming e Paf Consulting, sono stati multati il mese scorso perchè alcuni consumatori autoesclusi erano ancora in grado di giocare sui loro siti. Genesis è stata multata per l’equivalente di oltre 383mila euro per aver violato le condizioni della licenza, nonostante fosse già stata avvisata da parte del regolatore.  Il programma Spelpaus.se ha prevalso anche in un procedimento giudiziario, quando il tribunale amministrativo di Linköping ha stabilito che i giocatori svedesi non possono porre fine ai periodi di auto-esclusione prima dei termini concordati. La sentenza è stata emessa in seguito al tentativo di un giocatore di essere rimosso dalla banca dati nazionale di autoesclusione prima della conclusione del periodo concordato. La Corte ha affermato che se un individuo potesse porre volontariamente fine alla sospensione, comprometterebbe lo scopo di Spelpaus, e quindi ha respinto la richiesta.


Sempre più attiva la Liguria nel contrasto al gap. Al via la campagna di informazione per combattere il gioco d’azzardo patologico (http://cifonenews.it/liguria-ardenti-lega-bisogna-educare-i-ragazzi-a-conoscere-i-rischi-che-si-celano-nel-gioco/). Dopo l’attivazione del numero verde regionale 800 185 448 e l’avvio sul territorio genovese, sono state esposte sulle vetture urbane e suburbane del trasporto pubblico le locandine informative della campagna e diffusi in tutte le province liguri, tramite affissioni, i manifesti divulgativi.

Sonia Viale, vicepresidente e assessore regionale alla Sanità ha così spiegato le politiche attuate per il contrasto alla ludopatia: “Il numero verde è solo il primo passo di una serie di attività previste nel piano regionale gap-gioco azzardo patologico, approvato nell’autunno scorso: tra queste, solo per citarne alcune, l’incremento delle attività di formazione, informazione e prevenzione rivolte agli insegnanti e ai ragazzi oltre che dell’offerta residenziale e semiresidenziale per la cura e la presa in carico dei soggetti ludopatici, l’apertura di sportelli territoriali dedicati in ogni Asl, attività di studio e monitoraggio del fenomeno, tra cui, una ricerca sui costi sociali del gioco d’azzardo realizzata dall’Università in collaborazione con Liguria Ricerche. Si tratta di un lavoro a 360°, elaborato con gli specialisti che ogni giorno si occupano di pazienti affetti da questo tipo di dipendenza dal gioco, con l’obiettivo di far emergere bisogni di salute che fino ad oggi sono rimasti in gran parte sommersi. Va in questa direzione anche la costituzione, fortemente voluta da questa Giunta, dell’Osservatorio regionale sul Gioco d’azzardo patologico, nell’ambito del quale si riunisce mensilmente in A.Li.Sa. un gruppo tecnico di lavoro per portare avanti tutte le attività e le iniziative previste anche nell’ambito del Piano regionale Gap”.


Una moria delle sale da gioco a Modena. Sette hanno già cessato l’attività perchè al di sotto della distanza minima di 500 metri dai luoghi sensibili. Ad altre sette è stato notificato il provvedimento definitivo di cessazione, mentre due hanno fatto richiesta di proroga fino all’estate ai fini del trasferimento in altro luogo. Per quelle rimanenti, infine, sono in corso gli ultimi accertamenti.

A renderlo noto, nel corso di una conferenza stampa, l’assessore alla Promozione della cultura della Legalità Andrea Bosi e Patrizia Guerra, dirigente dell’assessorato alle Attività economiche del Comune di Modena. “Il percorso di applicazione della legge regionale è iniziato con la mappatura dei luoghi sensibili modenesi, risultati oltre 400, e proseguito con il censimento degli esercizi per il gioco d’azzardo situati al di sotto del limite dei 500 metri di distanza. A seguito di una delibera di giunta dello scorso giugno, sono quindi state inviate ai titolari le comunicazioni di incompatibilità con l’obbligo di chiusura o di delocalizzazione entro sei mesi. All’inizio dell’anno, su indicazione degli uffici, la Polizia Municipale ha quindi iniziato le verifiche sul rispetto dell’obbligo che hanno portato alle notifiche dei provvedimenti definitivi di chiusura per gli esercizi risultati ancora aperti. A chiedere una proroga, che scadrà entro l’estate, sono state due attività che si sposteranno fuori città. Cinque sono le sale in corso di chiusura, due sono in attesa della sentenza del Tar. Dei 24 esercizi inclusi nell’elenco iniziale, tre sono stati successivamente esclusi: due sono risultati al di fuori del limite previsto mentre per uno, riclassificato come “corner” è stata posticipata la scadenza”.
Nel frattempo, “la Polizia Municipale ha proseguito anche i controlli per verificare il rispetto dell’ordinanza comunale che limita gli orari di apertura, elevando 91 sanzioni nel 2018 e 18 sanzioni nei primi tre mesi del 2019. I circa 9 mila euro, proventi delle multe, saranno reinvestiti da parte del Comune in azioni per la prevenzione e il contrasto alle azzardopatie”.


Entra a gamba tesa il Comune di Bolzano intervenendo “ad opponendum” in una controversia pendente dinnanzi al Tar.
Secondo quanto riferisce il vice sindaco Christoph Baur, infatti, l’Esecutivo avrebbe autorizzato il sindaco ad intervenire.

Si tratta in particolare della decadenza dell’autorizzazione alla raccolta di scommesse in una sala gioco ubicata in un locale posto nel raggio di 300 metri da siti sensibili.
nei giorni scorsi il presidente del Tar Bolzano aveva sospeso con un decreto di urgenza il provvedimento con cui il Comune aveva avviato la decadenza della licenza a una sala scommesse e Vlt, per violazione delle distanze minime dai luoghi sensibili. Per il giudice amministrativo “nel caso all’esame sussistono le condizioni per disporre l’accoglimento dell’istanza nelle more della celebrazione della camera di consiglio”. Camera di consiglio che si terrà il 16 aprile. In attesa della pronuncia del Consiglio di Stato su analoghi contenziosi relativi a sale giochi ubicate nel raggio di 300 metri da siti sensibili, l’udienza di merito del ricorso è stata rinviata al 27 novembre prossimo.


Grande soddisfazione da parte di Sapar per la sentenza del Tar Puglia che ha accolto il ricorso di una sala scommesse di Lecce contro la legge regionale in tema di distanziometro (http://cifonenews.it/tar-lecce-contro-distanziometro-regolamento-sui-giochi-rischia-di-paralizzare-unattivita-economica-lecita/). Così il presidente dell’associazione, Domenico Distante, ha commentato la sentenza: “Le associazioni private non rientrano nell’elenco dei luoghi sensibili. Né la presenza di una associazione, a qualsiasi titolo, può costituire un elemento di limitazione alla persistenza di un esercizio commerciale o struttura ove si esercita il gioco pubblico legale e autorizzato. Una corretta e opportuna interpretazione delle norme che se applicata in modo estensivo, costituirebbe grave pregiudizio all’esercizio d’impresa oltre che presentare ampi profili di incostituzionalità. Dunque l’estensione del concetto di “luogo sensibile” nel novero di associazioni di vario genere, non può trovare applicazione nelle norme previste dalla legge regionale di contrasto alle ludopatie emanata dalla Regione Puglia. Per queste ragioni l’uso del distanziometro non può essere esercitato o applicato nell’ambito di forme di aggregazione di natura privata. Le conclusioni del Tar Puglia che ha accolto il ricorso di una sala scommesse di Lecce restituisce dignità ad un settore già gravemente compromesso dalla mancanza di una regolamentazione quadro a livello nazionale più volte sollecitata e richiesta dagli operatori del settore. Il caso in specie – prosegue Distante – così come evidenziato dai giudici del Tar avrebbe potuto portare a esiti paralizzanti dell’attività economica con grave danno per gli operatori. Su questo aspetto si dovrebbe aprire un altro capitolo, quello del danno economico provocato al gestore, causato da improvvide decisioni prese nella arbitraria interpretazione della legge da parte di dirigenti comunali che dovrebbero essere direttamente chiamati in causa attraverso azioni risarcitorie secondo precise responsabilità. Ci chiediamo chi pagherà queste spese ma ci auguriamo che i gestori danneggiati facciano valere i propri diritti”.


Volge al termine il processo che, dal 2010, vede Ugo Cifone e altri 26 imputati accusati di essersi associati tra loro al fine di commettere il delitto di esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse raccolte in via telematica sul territorio nazionale attraverso una rete di agenzie affiliate al bookmaker estero GoldBet Sportwetten Gmbh.
Venerdì 15 marzo, in fase di istruttoria dibattimentale, al tribunale di Lecce sono stati ascoltati i testimoni e gli imputati che lo consentissero. Fondamentale per la ricostruzione della vicenda GoldBet la testimonianza di Giulio Marinelli, avvocato e consulente dell’imputato Stefano Nesti ai tempi dell’acquisizione della totalità delle quote dell’azienda nel 2010. Interrogato dall’avvocato difensore Marco Ripamonti, Marinelli ha chiarito a grandi linee i passaggi dell’acquisizione delle quote dalla vecchia holding di proprietà Tavarelli- Ivanovic a GoldBet e il modus operandi del bookmaker austriaco risultato da subito “discriminato”.

“Nesti ci incaricò di fare una valutazione sulla società – ha dichiarato in aula l’avvocato fiorentino – ma soprattutto sul mercato italiano. Bisognava valutare se la concessione rilasciata dall’autorità austriaca fosse valida anche per il mercato italiano. Era il periodo in cui c’erano già conflitti sulle regole che disciplinavano la gestione di rilascio dei concessori nei diversi paesi comunitari. Arrivammo alla conclusione, analizzando le sentenze di Corte europea che la società doveva ritenersi, già da allora, discriminata. Il tutto fu confermato dalla chiusura del bando Bersani e dalla sentenza Cifone. Le conseguenze della nostra valutazione furono riflesse immediatamente sull’operatività della società”.

Dalla testimonianza di Marinelli ne è uscito un profilo della GoldBet pulito e coerente. “La prima scelta che si fece fu quella che nessun ctd potesse essere aperto se non sottoposto al vaglio della Questura, uno, per tutelare l’azienda dal punto di vista giuridico e due, per evitare il rischio di contaminazione mafiosa. Di fronte al diniego della polizia la società non concedeva l’operatività. Tuttavia, per far valere la discriminazione che noi ritenevamo esistente, impugnavamo i dinieghi relativi alla concessione ex art. 88 Tulps”. E ancora Marinelli ha spiegato: “Per un bookmaker che opera online c’è bisogno di controlli serrati, monitoraggio sulle transazioni. Nel 2009 il problema ludopatia era embrionale quindi la società non adottò provvedimenti in tal senso nonostante ci fossero già avvertenze sul pericolo del gioco d’azzardo”.

Si dice soddisfatto l’avvocato Ripamonti che a margine del processo ha dichiarato: “la sentenza Costa-Cifone è quella che fa la differenza e questi sono processi che non possono prescindere da i suoi contenuti. Per quanto riguarda poi la posizione di Cifone nel processo è marginale perchè ha operato con la società in forza di un contratto successivo ai fatti. Sotto certi profili la sua posizione esula anche dalla vicenda. La sua collaborazione con GoldBet è limitata a un periodo di tempo molto perimetrale, per questo non potrà mai essere chiamato a rispondere né per fatti precedenti né successivi.


Le vedi ai tavoli del Bingo con lo sguardo incollato sulla cartellina. Le senti invocare a bassa voce sempre lo stesso numero davanti allo schermo del Lotto. Le osservi ipnotizzate di fronte alle slot machine, con figli o nipoti che aspettano ai piedi dello sgabello. Le incontri e inconsciamente le giudichi. Perché in Italia è ancora viva la “bugia sull’azzardo”: un vizio concesso agli uomini e stigmatizzato nelle donne. Ma il gioco non è un vizio, è una malattia. E colpisce senza distinzione di sesso con la stessa forza distruttiva. Hanno in media 50 anni, sono mogli e madri. Non scommettono per vincere, ma per sfuggire alle difficoltà quotidiane. Spesso finiscono nelle mani degli strozzini, per vergogna non chiedono aiuto. E il peso dei debiti ricade sui figli. Quello del gioco inizia come diversivo, poi diventa amore, amore malato, ossessivo, asfissiante. Su di loro incombe il peso dei debiti e il macigno del giudizio sociale. “Anche se sono in numero inferiore rispetto agli uomini, le donne giocano e spesso sviluppano problemi di dipendenza e in modo molto più rapido che negli uomini. problemi che sono anche più pesanti per varie ragioni, a partire dal fatto che è più difficile per loro ammetterlo ed è raro che si rivolgano a un servizio per le dipendenze. Più facilmente andranno in un consultorio familiare. Ma, soprattutto, di solito non sono disposte a parlare dei propri problemi davanti a un uomo, neanche se si tratta del terapeuta”. A spiegarlo è l’italiana Fulvia Prever, psicoterapeuta del servizio sanitario da 35 anni, coordinatrice di un gruppo di terapeute volontarie impegnate nell’assistenza alle donne con problemi di dipendenza da gioco, autrice del libro “Gambling disorders in women”. Oggi, 8 marzo, ‘Giornata internazionale della donna’, è l’occasione per festeggiare le tante conquiste socio-politiche, e per ricordare le violenze e le discriminazioni che la donna deve ancora fronteggiare in tutto il mondo. Ma è anche l’occasione per non dimenticare tutte quelle donne fagocitate da una vita poco appagante, dalla routine e dal peso di problemi socio-familiari che comunemente pesano sulle loro spalle. Quelle donne che cercano l’alternativa nel gioco, trovando spesso l’oblio.

“Il gioco diventa una stampella: è sempre a portata di mano, per iniziare basta 1 euro. A creare la dipendenza è la velocità: lo stimolo-risposta è molto rapido. Ci vogliono 2 secondi per raschiare la patina grigia del Gratta e vinci; ancora meno per vedersi comparire i 3 simboli uguali sulla slot machine. Tutte iniziano con l’obiettivo di estraniarsi dai problemi. Nessuna vuole vincere per arricchirsi ma per prolungare una situazione di “non-pensiero. Si cerca di anestetizzarsi dalla solitudine, da quei mariti che nella migliore delle ipotesi non le capiscono e nella peggiore le picchiano” scrive la Prever. Dal vizio del gioco, però, si può guarire. Nel 2013 l’American psychiatric association l’ha riconosciuto come malattia (Gap- Gioco d’azzardo patologico) e da quest’anno le cure sono state inserite nei nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza. Chi cerca aiuto può rivolgersi ai SerD, i servizi pubblici per le dipendenze, o ai centri privati convenzionati: secondo l’Istituto superiore di sanità, i pazienti presi in carico aumentano del 15-20% l’anno. Si interviene con colloqui individuali o terapie di gruppo. “Luoghi sicuri dove dare voce alla sofferenza e non sentirsi giudicate” conclude la psicologa Fulvia Fever. “Superate vergogna e paura, si ha la forza per iniziare un percorso di uscita dalla dipendenza”.


“Deve ribadirsi che la forma di gioco concretamente limitata – ossia quella mediante apparecchi con vincite in denaro – presenta comunque una specifica pericolosità. La misura risulta, perciò, adeguata allo scopo, in quanto consente, mediante la limitazione degli orari di funzionamento degli apparecchi, la riduzione delle occasioni di gioco”. E’ quanto ribadito in più sentenze del Tar Lazio che ha respinto tutti i ricorsi avanzati da alcune società contro l’ordinanza sui limiti orari emessa dal Comune di Roma.

I giudici amministrativi hanno spiegato: “E ciò in funzione della tutela dell’interesse costituzionalmente primario alla salute, prevalente rispetto alla tutela della libertà di iniziativa economica privata, la quale, ai sensi dell’articolo 41 della Costituzione, trova il proprio limite nell’utilità sociale. È, infatti, evidente che un’illimitata o incontrollata possibilità di accesso al gioco accresce il rischio di diffusione di fenomeni di dipendenza, con conseguenze pregiudizievoli sia sulla vita personale e familiare dei cittadini, sia a carico del servizio sanitario e dei servizi sociali, chiamati a contrastare patologie e situazioni di disagio connesse alle ludopatie. L’efficacia della determinazione assunta si rivela, poi, anche in considerazione della specifica finalità di tutela delle fasce giovanili. Secondo quanto evidenziato nelle motivazioni del provvedimento, gli orari di funzionamento degli apparecchi sono stati infatti congegnati ‘anche nell’ottica di contrastare l’insorgere di abitudini collegate alla possibilità di utilizzo degli apparecchi stessi da parte degli studenti, con particolare riferimento agli orari di uscita dalle scuole’. Risulta parimenti rispettato il principio di proporzionalità, così come appare garantito un equo contemperamento degli interessi: da una parte la tutela della salute e del benessere individuale e collettivo, dall’altra la libertà di iniziativa economica e la tutela del lavoro”. Inoltre, si legge ancora nella sentenza, “occorre rilevare che l’ordinanza impugnata determina gli orari di funzionamento degli apparecchi di intrattenimento e svago con vincita in denaro, ovunque installati e collocati, mentre non disciplina i giochi che non avvengono tramite apparecchi o che non erogano vincite in denaro. Conseguentemente, le limitazioni orarie non riguardano l’apertura e la chiusura delle sale, ma solo il funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro in esse eventualmente installati. Gli operatori economici possono quindi continuare a tenere gli esercizi aperti negli orari di spegnimento degli apparecchi, svolgendovi altre attività.D’altro canto, l’uniformità degli orari per il funzionamento degli apparecchi per tutte le tipologie di esercizi che possano prevederli (ossia a prescindere dalla circostanza che si tratti di esercizi destinati anche ad altre attività economiche o di gioco), così come l’orario indifferenziato per tutto il territorio comunale, appaiono ragionevolmente giustificati e del tutto proporzionati rispetto all’intento di prevenire la trasmigrazione degli utenti dall’una all’altra tipologia di esercizi, ovvero dall’una all’altra zona del territorio comunale, fenomeni che verosimilmente si verificherebbero invece in caso di diversificazione di orari e di zone.Tanto a ulteriore riprova della logicità e della proporzionalità delle limitazioni orarie imposte dall’ordinanza impugnata, le quali risultano peraltro del tutto in linea con le misure adottate da altri comuni e che sono state ritenute legittime, anche di recente, dalla giurisprudenza (cfr., per tutte, Cons. Stato n. 3382 del 2018, cit.)” .


Dopo la morte per soffocamento di un quattordicenne alla periferia di Milano, il deputato Michele Anzaldi (Pd) chiede in un’ interrogazione ai ministri dell’Interno e per la Famiglia e le disabilità l’intervento per contrastare la diffusione di giochi estremi in rete. Anzaldi chiede “se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere al fine  di contrastare questi fenomeni e per attivare un’adeguata campagna di informazione sui rischi derivanti da questi pericolosissimi giochi. Secondo quanto riportato dagli organi di informazione – spiega il deputato – in un appartamento alla periferia di Milano, un giovane di 14 anni è stato trovato senza vita. L’adolescente secondo quanto riferito dal padre, in una drammatica e dolorosa  ricostruzione, si è soffocato con una corda da roccia. Le autorità hanno dapprima parlato di suicidio, per poi invece rivedere tale ipotesi poiché per il genitore non si tratterebbe di questo. Il ragazzo, secondo i genitori potrebbe aver partecipato ad un gioco in rete conosciuto come ‘blackout’. Tra le ultime pagine della rete visitate dal 14enne e rimaste memorizzate nella cronologia di navigazione vi è proprio una che parla proprio di questo ‘blackout’ o gioco del soffocamento, una sorta di sfida estrema che consisterebbe nello sperimentare una carenza di ossigeno, fin quasi allo svenimento. La procura di Milano, secondo quanto riportano i media, avrebbe disposto il sequestro preventivo e d’urgenza dei siti dove vengono pubblicati video, tutorial e messaggi che il 14enne ha guardato prima di impiccarsi. Nel frattempo i genitori hanno rivolto proprio in rete un appello agli altri genitori  a  vigilare  sui  propri  figli  in relazione ai rischi che i ragazzi corrono anche in rete e a non sottovalutare qualsiasi elemento, perché non si ripetano tragedie come quella che ha colpito la loro famiglia”.

La risposta all’interrogazione di Anzaldi arriva dal sottosegretario di Stato per l’Interno, Carlo Sibilia: “[…] Le indagini relative al tragico episodio, coordinate dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Milano e affidate all’Arma dei carabinieri, sono tuttora in corso. La dolorosa vicenda  consente, tuttavia, di sottolineare che  c’è una piena consapevolezza da parte del Governo e delle istituzioni della necessità di intraprendere ogni necessaria iniziativa per fornire soprattutto ai ragazzi, ma non solo, un’adeguata informazione sui pericoli e i  rischi cui quotidianamente si può andare incontro sul web. In  tale direzione  sono molteplici gli interventi di sensibilizzazione e prevenzione già  intrapresi o in procinto di essere avviati, sia a livello locale che nazionale. Informo, ad  esempio, che il comando provinciale dei carabinieri di Milano promuoverà incontri nelle scuole nell’ambito del progetto di formazione della cultura della legalità, con particolare approfondimenti sulle tematiche inerenti ai pericoli della rete e all’uso distorto della tecnologia. Inoltre, sempre a livello locale, in relazione alle delicate e complesse problematiche connesse anche al bullismo, al cyberbullismo e al gioco d’azzardo patologico, lo scorso 1° giugno, è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra la prefettura di Milano, l’ufficio scolastico territoriale di Milano, l’Agenzia di tutela della salute di Milano e la città metropolitana di Milano. Il protocollo si pone l’obiettivo di sviluppare forme di collaborazione tra tutti gli attori preposti per garantire, attraverso una strategia coordinata, misure di carattere educativo, preventivo e rieducativo volte a tutelare i minori, con particolare riguardo agli ambiti scolastici. […]Ribadisco – conclude Sibilia – che sul tema posto all’attenzione dall’onorevole interrogante vi è la massima e costante attenzione da parte del Governo, delle forze dell’ordine e delle istituzioni. In tal senso continueranno ad essere intraprese specifiche iniziative di informazione e prevenzione dei pericoli del web, in piena sinergia e collaborazione con il mondo della scuola, delle famiglie e dell’associazionismo”.

“L’argomento è scottante – ribatte Anzaldi – si parla un ragazzo morto. Io sono parzialmente soddisfatto perché il sottosegretario ci dice che il sito è  stato oscurato immediatamente, eccetera, che il territorio della Lombardia si è attivato nelle ricerche, però io, purtroppo, devo dire che il problema  non è solo lombardo. Chiaramente, non è che io con l’interrogazione volessi scaricare la responsabilità sul Governo, ma vorrei sensibilizzare il Governo su questo mondo parallelo, dove vivono tutti i nostri giovani e non, che va dal sesso, ai giochi estremi, a suggerimenti su come auto medicarsi o a come prodursi alimenti in casa, insomma, si va dalla semplice fregatura a cose dove già due ragazzi, per quello che ne sappiamo, per il fatto che i genitori hanno avuto il coraggio di denunciare e andare a frugare nei cellulari o nel computer del loro figlio, sono morti”. Quindi,  secondo  me,  non  bastano, come ha detto il sottosegretario, spot o iniziative, ma servono, come avviene nella vita reale, anche dei provvedimenti  che vanno al di là della chiusura o delle reprimendeOccorre qualcosa che faccia capire che i rischi per chi si approfitta della rete e dei nostri giovani sono gli stessi che ci sono nella vita reale“.


Pubblicato lo studio “Nuovo proibizionismo. Quale Impatto?” dell’I-com (Istituto per la competitività) sui vari interventi nel settore del gioco basandosi su dati del 2016. Secondo quanto riportato da ‘Il Sole 24 Ore’ le misure previste dal decreto Dignità, quello sul reddito di cittadinanza e quota 100, costeranno al settore da un minimo di 14,4 miliardi di euro ad un massimo di oltre 21,6 miliardi, che vorrà dire un minor gettito erariale tra gli 1,5 ed i 2,3 miliardi di euro. Una serie di misure, tutte incentrate su un ripetuto aumento dell’imposizione fiscale e sul divieto di pubblicità con il solo fine dichiarato di ridurre la ludopatia o contenere l’accesso al gioco d’azzardo. Ma, secondo I-com, l’effetto di queste misure portano in realtà a sovrastimare l’effetto sperato di una riduzione del consumo. “Parte della riduzione, infatti, si trasferisce sul mercato ‘grigio’ o illegale che, nel caso dei giochi, è facilmente accessibile soprattutto via web”. Inoltre, le restrizioni sulla pubblicità porteranno a un’inevitabile minore informazione per i giocatori. Lo studio stima un aumento del prezzo del 10%, con una riduzione della raccolta di almeno il 15%, vale a dire tra i 14,4 miliardi ed i 21,6 miliardi di raccolta in meno. Ed una corrispondente riduzione all’Erario che potrebbe valere fino a 2,3 miliardi di euro.