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Ha simulato la rapina di una borsa contenente 15mila euro, ma i carabinieri hanno scoperto che era tutto falso. Un commerciante 45enne di Garlasco, in provincia di Pavia, è stato denunciato per simulazione di reato. Si era recato al comando dei Carabinieri dicendo di aver subìto la rapina di un borsello contenente ben 15mila euro e non aveva risparmiato di fornire i dettagli del caso: la borsa gli era stato rubata mentre era in sosta ad un semaforo. Secondo il suo racconto uno sconosciuto lo avrebbe strattonato e, dopo avergli preso la borsa, si sarebbe allontanato a piedi.

I militari anche grazie alla visione delle telecamere hanno scoperto che l’episodio non era mai avvenuto e che il 45enne poco prima era stato visto uscire da un bar. Il commerciante ha poi confessato di aver inventato la rapina per potersi giustificare nei confronti di alcuni creditori per  l’impossibilità di pagare merce ricevuta. In realtà sembra che i soldi li abbia persi giocando alle macchinette.

Una storia che riporta in evidenza l’emergenza sociale della dipendenza da gioco, un fenomeno che bisogna contrastare con una corretta informazione e misure di prevenzione concrete ed efficaci.

 


Il Gioco d’azzardo patologico affrontato con grande serietà e attenzione dall’Ausl di Bologna: sono stati infatti implementati, recentemente, nove ambulatori, una squadra di 25 operatori specializzati e procedure più immediate per dare risposte a chi chiede aiuto. L’Ausl di Bologna ha potenziato i servizi per assistere i giocatori d’azzardo patologici. Da poche settimane, infatti, tutti i SerT (servizi tossicodipendenze) della provincia potranno accogliere questi pazienti e stilare per loro dei percorsi terapeutici ad hoc per uscire dal tunnel.  «All’inizio solo alcuni SerT si occupavano del gioco d’azzardo – ha dichiarato Daniele Gambini, coordinatore del servizio tossicodipendenze dell’Ausl -. Questi ambulatori sono nati negli anni Novanta per assistere chi aveva problemi di eroina. In seguito al decreto Balduzzi del 2013, però, i SerT sono diventati i luoghi dove accogliere anche le persone affette da gioco patologico e le loro famiglie». Pochi mesi fa è partito così un progetto sperimentale che prevede la “presa in carico” dei pazienti affetti da gioco d’azzardo patologico in tutti gli ambulatori della provincia. Se prima, per ricevere delle cure, c’erano soltanto pochi centri a Bologna, adesso in ognuna di queste sedi «si ottiene un appuntamento. Poi viene fatta una valutazione diagnostica, in cui vengono valutati i problemi. E infine si individua il programma terapeutico più adatto al paziente».

Nel 2010, a Bologna, i giocatori d’azzardo che si sono rivolti ai SerT sono stati 27. Nel 2013 sono più che triplicati: 85, il 214% in più. Anche a livello regionale il fenomeno è esploso: i pazienti seguiti sono passati da 354 a 785 (+121%). Potenzialmente, però, i numeri sono molto più alti.

«Sui 130 operatori che lavorano al servizio tossicodipendenze, 25 hanno una formazione specifica sul gioco d’azzardo – ha specificato Gambini -. In ogni punto c’è un nucleo di operatori pronto a ricevere le richieste. Si può telefonare o andare di persona per fissare un colloquio preliminare, che si conclude nell’arco di una sessantina di giorni. Alla fine dei due mesi, si stila il programma terapeutico». Un programma che, nei casi peggiori, può sfociare anche nella richiesta di ricovero in strutture specializzate. A Reggio Emilia l’anno scorso è nata Pluto, una delle prime comunità pubbliche rivolte ai giocatori d’azzardo. È gestita dal Centro sociale Papa Giovanni XXIII. Il suo presidente, Matteo Iori, uno dei maggiori esperti sul tema, rende noti i numeri di questa esperienza. Da luglio 2013 a giugno 2014 Pluto ha ospitato 45 persone, di cui 24 provenienti dall’EmiliaRomagna (5 dalla provincia di Bologna) e 21 da altre regioni. Si tratta in maggioranza di uomini (39) tra i 30 e i 50 anni, sposati e con figli, un diploma e un lavoro.