26 Apr 2016 | Archivio Newsletter

GIOCO D’AZZARDO: GENITORI E FIGLI

Durante la ricreazione:

“Ieri ho giocato a calcio con il mio papà e rideva fortissimo…….”

“Io, invece, a poker on-line con il mio papà che si arrabbiava e gridava: maledetta fortuna…..”.
Le affermazioni che precedono ci invitano -a parere della Dott.ssa Saracino, (educatrice Acogi) – ad una riflessione che faccia chiarezza su conseguenze ed effetti di un comportamento irresponsabile del genitore che non gioca ma è “malato di gioco”.

Il primo –papà che gioca con il proprio figlio- crea, attraverso il gioco, una base sicura relazionale favorendo uno sviluppo di una personalità sana e razionale.

Egli riuscirà a garantire la funzione protettiva e regolativa degli stati emotivi che emergeranno allorquando il figlio dovrà affrontare le diverse situazioni che la vita e la quotidianità impone.

Il figlio di un genitore che gioca – con lui- crescerà con la consapevolezza di un mondo concreto fatto di tante difficoltà ma anche di belle e piacevoli realtà perché i genitori avranno trasmesso messaggi di vita veri e positivi.

Il secondo –papà “malato di gioco” –  non ha tempo né voglia di creare una relazione affettiva con il proprio figlio motivo per cui non potrà prendersi cura delle sue emozioni in quanto troppo occupato a rovinare la propria esistenza surreale e quella degli altri.

Il genitore di secondo “tipo” vive in un mondo di illusioni, del tutto irrazionale e rappresenta quello che una nota astrofisica di fama internazionale Margherita Hack ha definito “l’uomo moderno che delega alle stelle l’onere dei nostri atti quotidiani”.

E i figli? I figli di quest’ultimo cresceranno insicuri, timorosi e vulnerabili nella convinzione che la realtà che vive all’interno del suo nucleo familiare coincida con la concretezza della quotidianità esterna perché è l’unica che conosce.

A ciò deve aggiungersi – prosegue la Dott.ssa Minenna (assistente sociale Acogi) – che generalmente, i genitori tendono a minimizzare le conseguenze dei propri comportamenti irresponsabili e legati alla dipendenza da gioco perché erroneamente sono convinti che i figli non si rendano conto di nulla e non ne soffrano.

Le conseguenze, invece, possono essere diverse a seconda che la persona dipendente sia la madre o il padre per via della funzione differenziale relativa alla declinazione della genitorialità; essa può esprimersi in due modalità differenti: la modalità materna che si esplica attraverso la materialità, l’accudimento delle parti più fragili, la trasmissione di fiducia e speranza e la modalità paterna che si sviluppa attraverso la paternalità, la lealtà nelle relazioni e la trasmissione dei beni morali e materiali.

A seconda che si tratti di un padre o madre giocatrice i suindicati valori verranno seriamente compromessi e difficilmente recuperati in futuro.

Tuttavia, per un bambino/ragazzo vivere con un genitore giocatore patologico significa provare quotidianamente vergogna, sensi di colpa e insicurezza; può anche pensare di essere la causa dei problemi dei genitori e che se “farà il bravo” il problema cesserà.

Alcuni figli sono costretti ad occuparsi dei loro fratelli e delle sorelle minori e a volte cercano persino di farsi carico di compiti che non spettano a loro e questa prematura assunzione di responsabilità può dar luogo a situazioni di notevole stress e disagi.

E’ pertanto fondamentale dare la possibilità a questi bambini/adolescenti di parlare apertamente delle loro preoccupazioni e delle loro sofferenze, spiegando loro che così facendo non tradiscono e né danneggiano i loro familiari.

Un ambiente familiare equilibrato, fondato sulla comunicazione, è l’unica garanzia di una serena crescita dei figli o quantomeno ne costituisce una solida base di riferimento.

Le misure di intervento nei confronti della dipendenza da gioco sono varie.

Il nostro consiglio è orientato verso una terapia individuale, ad indirizzo cognitivo-comportamentale che preceda programmi di terapia di gruppo che supporti il giocatore e la sua famiglia quando ciò è possibile.

Il tutto con l’ausilio di personale specializzato che favorisca il ripristino di condizioni di vita regolari. Momenti essenziali della terapia sono rappresentati – conclude la Dott.ssa Minenna-  da colloqui di motivazione al cambiamento e alla gestione della resistenza cercando di rafforzare l’impegno al cambiamento.

Infine, sono fondamentali anche i programmi di tutoraggio economico e le consulenze legali per prevenire e/o risolvere problemi con la legge.


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