24 Ott 2019 | News

“I danni del proibizionismo in Italia”: alla Camera si discute di gioco e prostituzione



Nel particolare momento storico in cui il governo del Conte bis continua, da una parte, a incrementare il preu sugli apparecchi da gioco (http://cifonenews.it/manovra-aumento-preu-sapar-basta-con-la-lotta-ideologica-contro-il-gioco-se-poi-lo-si-utilizza-per-fare-cassa/) e dall’altra a intensificare i divieti, alla Camera dei deputati si è tenuto il convegno “I danni del proibizionismo in Italia – Il pericolo di uccidere il gioco lecito e l’errore di non regolamentare la prostituzione”.

“Le posizioni sul gioco si dividono. Quello che cerchiamo di fare in Italia è contribuire con una visione politica, economica e sociale che siano coerenti. Uno dei temi più interessanti è proprio quello del gioco, regolamentato dal 2003. Inoltre c’è sul gioco una grande ipocrisia essendo una delle principali risorse dello stato. Nonostante questo gli enti locali si sono inventate negli anni le limitazioni più stravaganti. Dobbiamo fare passi avanti nella prostituzione, ma non dobbiamo fare passi indietro sul gioco, che rappresenta un  presidio di legalità indispensabile” è quanto dichiarato da Alessandro Bertoldi, direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman

Alessandro Ortombina, responsabile Politiche sociali dell’Istituto Friedman  ha aggiunto: “Nel gioco dobbiamo considerare che abbiamo 18 miliardi all’anno che vanno oltre confine perché le regole normative mettono barriere. La gente va oltre confine ma il gioco d’azzardo patologico va curato non con il proibizionismo. Siamo liberisti, non dobbiamo giudicare ma creare percorso di recupero di queste persone. Servono professionisti sul territorio che aiutino le famiglie cadute in questo disagio. Analizzare il territorio, comprendere i problemi e trovare le giuste strategie. Questo dovrebbe fare il legislatore per rispondere ai veri bisogni dei cittadini”.

Ruggieri (FI) per l’occasione ha presentato un progetto di legge proprio sulla questione, spiegando: “Dobbiamo uscire dall’equivoco, dobbiamo decidere se vogliamo disciplinare in maniera corretta un settore o vietarlo. Credo che non si possa considerare un dipendente di una impresa di gioco lecito meno dignitoso e meno degno di rispetto di quello di qualsiasi altra impresa. Credo ridicolo che si definisca chi scommette un ludopatico e poi si faccia la lotteria dello scontrino. Bisogna benedire le imprese di gioco che assumono e danno lavoro e fanno economia mentre vengono tacciate come lo sterco del diavolo. Il gioco legale ha letteralmente annullato quello illegale. Quando c’è ludopatia bisogna intervenire con strutture adeguate”.