28 Set 2018 | Acogi per il Sociale,Comunicati Stampa,News

Intervista al sindaco di Bitonto Michele Abbaticchio: “Il problema gioco non è governabile con controlli ma si può sensibilizzare una coscienza civica”

Sensibilizzare la coscienza civica, fare rete tra le istituzioni e le associazioni, educare gli adolescenti a credere nel proprio talento. Il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, spiega in un’intervista a noi di Acogi (Associazione consumatori operatori giochi Italia) il suo impegno sul territorio per la lotta alle dipendenze da gioco, consapevole che l’informazione e la collaborazione con le associazioni, come la nostra, siano le strategie più adatte per arginare un problema sociale difficilmente governabile con divieti e controlli.

DOMANDA – Di questi giorni le notizie di ordinanze comunali, da Nord a Sud Italia, su distanziometri e limiti orari. Lei cosa ne pensa?

RISPOSTA – Noi emettemmo la prima ordinanza in Puglia in fase sperimentale, di cui ne parlarono diverse testate nazionali, per il restringimento degli orari di apertura e chiusura eliminando le fasce di primissima mattina, quelle di pranzo e serali cioè quelle in cui i controlli tendono a calare e in cui i cittadini che percepiscono uno stipendio concentrano la spesa. Dopo questa ordinanza ci sono state diverse chiusure di sale da gioco che a ben vedere non rispettavano neanche le normative previste nell’ambito della loro attività. Parliamo del 2014.

DOMANDA – Eppure secondo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli durante il primo semestre del 2017 i giochi d’azzardo a Bitonto hanno raccolto circa 24 milioni di euro in termini di soldi puntati e vincite ripuntate. Forse bisognerebbe agire in un altro modo?

RISPOSTA –  Io ho visto le ultime statistiche e, sulla provincia di Bari, Bitonto era in calo rispetto agli anni precedenti l’ordinanza. E’ chiaro che il problema è molto avvertito tant’è che negli ultimi tre anni abbiamo avviato un progetto con l’ambito di Bitonto e Palo del Colle che si chiama “Dipendi da te” in cui coinvolgiamo 70 studenti a rischio dipendenza, tra cui anche quella da gioco, coinvolgendoli in progetti di natura creativa, teatrale che gli facciano capire l’importanza di credere solamente nel proprio talento e non in altro. Pare stia dando risultati. Alla fine di questo percorso tengono uno spettacolo teatrale in cui lanciano un messaggio ai loro coetanei sulla valorizzazione del proprio talento e della propria personalità.

DOMANDA – Ha mai pensato che il cittadino in determinate fasce orarie potrebbe comunque giocare on line da casa?

RISPOSTA –  Certo, ma anche il Gratta e Vinci è molto pericoloso. per questo credo che l’importante sia avviare un percorso di educazione/formazione all’interno delle famiglie. Il problema è che se l’istituto famiglia crolla diventa tutto più difficile: la spesa sociale è sempre più alta, l’accoglienza nelle strutture minorili per quanto riguarda la città di Bitonto continua ad aumentare progressivamente quindi a pesare anche sul bilancio comunale e sono somme rilevanti in termini di percentuale assoluta. La crisi del settore famiglia credo sia una delle prime cause dell’aggravamento di tutte le problematiche sociali che stiamo vivendo. Quando parlo di crisi della famiglia non parlo di genitori separati ma proprio di funzione educativa che sempre più spesso viene declinata tendendo a delegare alla scuola, a strutture private e persino alla libera dipendenza dei ragazzi.

DOMANDA – Ha mai verificato quanti malati di gioco siano in cura presso il Sert di Bitonto, sempre che, il Sert di Bintonto, si occupi di questo problema?

RISPOSTA – Sì, in alcuni casi si occupa. I dati sono raccolti dall’ufficio dei servizi sociali in una banca dati assolutamente riservata, informatizzati e schedati secondo tipologie e criticità. Parliamo di 500/ 600 persone seguite dai servizi sociali per vari problematiche tra cui anche la dipendenza da gioco.

DOMANDA – Oltre all’ordinanza restrittiva sulle fasce orarie, cosa fa concretamente il Comune di Bitonto per la lotta alla ludopatia? Ci sono fondi previsti in bilancio? Esiste uno sportello a cui rivolgersi?

RISPOSTA – Noi collaboriamo con la Fondazione antiusura di don Alberto D’Urso di cui siamo soci fondatori e che sosteniamo anche finanziariamente; uno sportello presso il quale si può prendere appuntamento che ha la sede fisica nella Fondazione dei SS Medici. Qui diverse persone si rivolgono per farsi consigliare e sostenere con l’aiuto di psicologi esterni. Per quanto riguarda l’antiracket siamo fondatori di un’altra associazione in collaborazione con la Prefettura all’arma dei Carabinieri che opera nel settore, al quale è strettamente collegato il fenomeno gioco. Spesso si finisce in grossi guai finanziari chiedendo prestiti con tassi di interessi elevati.

DOMANDA – Avete mai partecipato a bandi regionali, avete previsto dei fondi in bilancio?

RISPOSTA –  Nel progetto “Dipendi da te” investiamo 100 mila euro l’anno.

DOMANDA – A Bitonto non sono rispettate le distanze dai luoghi sensibili. Perchè?

RISPOSTA – No, non mi risulta. Anzi, ricordo che ci fu fatto un richiamo per una casa da gioco in via de Ilderis troppo vicina a luoghi sensibili e di fatto fu effettuata la chiusura dopo appena un mese di attività. Se ci sono segnalazioni specifiche io mi interesso con la Guardia di Finanza e le forze dell’Ordine per attivare i controlli.  Ma ad oggi non ho avuto segnalazioni oltre questo caso specifico.

DOMANDA – Dunque lei è aperto alla collaborazione con le associazioni sul territorio per far fronte a questo problema’?

RISPOSTA –  Certo. Io non so quanti Comuni prevedano in bilancio ogni anno fondi per il problema dipendenze, sostengano due associazioni diverse con due sportelli diversi, antiusura e antiracket, che lavorino sulle ordinanze restringendo i limiti. Non dico che abbiamo fatto tutto però l’attenzione è molto alta. Tra l’altro la spesa sociale sul nostro bilancio, dopo quella dei rifiuti, è quella che pesa di più.

DOMANDA – In questi giorni il decreto Dignità sta sollevando numerose polemiche. Lei è per l’informazione o il divieto?

RISPOSTA –  Per l’informazione perché purtroppo quando si effettuano i divieti bisogna essere sicuri di avere i sistemi di controllo atti a farli rispettare. Lei ha fatto l’esempio dell’online che è assolutamente ingovernabile dal punto di vista del controllo da parte delle strutture comunali e le forze dell’ordine. Viceversa se avessi fondi a disposizione per entrare nelle famiglie e supplire a quel ruolo educativo che viene meno allora la situazione cambierebbe completamente. E’ un male che abbiamo costituito a livello statale, lo Stato stesso riceve sovvenzionamenti dalla legalizzazione del gioco di azzardo e quindi l’unico modo, come per le sigarette, è quello di investire dei fondi per convincere le persone a non fumare o non giocare evidenziando rischi e danni. Non è un problema governabile con controlli ma si può sensibilizzare una coscienza civica.

La Redazione: ACOGI