Giochi e enti locali: quando a vincere sono i Comuni


20 giugno 2014 | Attualità
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A Milano ha vinto il Comune: vediamo cosa è successo. Il 7 febbraio scorso, con un’ordinanza sindacale, il Comune di Milano ha stabilito la sospensione dell’attività della sala di via Cimarosa-corso Vercelli per almeno sei mesi, «considerata la situazione di grave allarme sociale e rischio per la salute». La struttura, infatti, autorizzata dalla Questura il 13 gennaio, occupa ben tre piani di un condominio privato per una superficie di oltre 500 mq, si trova in una zona residenziale e commerciale densamente popolata, ed è vicina a numerosi «luoghi sensibili», come la chiesa San Pietro in Sala di piazza Wagner, la scuola elementare Giovanni Pascoli di via Rasori, l’istituto professionale Cova di corso Vercelli. Il 13 febbraio il Comune di Milano chiude d’ufficio la sala, considerata la reiterata violazione dell’ordinanza di sospensione dell’attività. Il 20 febbraio il Tar Lombardia dispone la riapertura del locale, accogliendo provvisoriamente la domanda cautelare della proprietà per l’annullamento dell’ordinanza comunale. Con un’ordinanza del 13 marzo, il Tar Lombardia in Camera di Consiglio accoglie definitivamente la domanda cautelare di sospensione degli effetti del provvedimento sindacale del 7 febbraio, fissando per l’8 ottobre l’udienza per la trattazione nel merito.

Il 18 giugno il Consiglio di Stato (quinta sezione) ha accolto l’appello del Comune di Milano e, riformando l’ordinanza del Tar impugnata da Palazzo Marino, ha respinto l’istanza cautelare della proprietà. Il Consiglio di Stato ha quindi ridato efficacia all’ordinanza sulla sala respingendo, quindi, la domanda cautelare della proprietà per l’annullamento dell’ordinanza sindacale del 7 febbraio, in quanto «appaiono allo stato prevalenti le esigenze di tutela degli interessi pubblici».

Il Comune evidenziava, in particolare, la necessità di prevenire il rischio che il gioco d’azzardo crei dipendenza, in quanto rappresenta una nuova emergenza sociale che colpisce le fasce più deboli e meno protette, con meno risorse economiche e culturali. «È un segnale importante anche a livello nazionale – ha dichiarato la vicesindaco De Cesaris – perché incoraggia tutti quei Comuni che, sull’esempio di Milano, sono già scesi in campo o hanno intenzione di farlo per contrastare la preoccupante diffusione delle sale slot e di un dramma sociale che colpisce soprattutto i più deboli».

In questo momento il braccio di ferro tra enti locali e industria del gioco pubblico è al massimo della tensione: solo i decreti attuativi della Delega Fiscale potranno mettere ordine in questo rapporto che si è ormai del tutto rovinato non permettendo concertazione e collaborazione.


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