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Lecce, sgominata la banda dei De Lorenzis che truccava le slot machine


2 marzo 2015 | Attualità
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Solo pochi giorni fa, le forze dell'ordine di Lecce hanno portato a termine un blitz che ha visto finire in carcere 27 persone, componenti di due presunte organizzazioni criminali che avrebbero imposto con metodi intimidatori un "monopolio illegale" nel settore della produzione e distribuzione di macchinette per i videogiochi.

Il giro d’affari era mosso dal “re” delle slot machines Salvatore De Lorenzis e dalle persone che gravitavano intorno a lui. Sono stati sequestrati decine tra fabbricati, terreni, autovetture, società e aziende, conti correnti. Il tutto per un valore stimato in 12 milioni di euro. Non ci sono solo belle donne, feste, eventi mondani nel curriculum di Salvatore De Lorenzis, detto “Stuppata”, ex marito della showgirl Carolina Marconi, al quale sono stati attribuiti flirt con altre dive del mondo dello spettacolo: nel mirino delle Fiamme gialle è finito l’impero economico suo e dei suoi familiari, composto principalmente di società dedite al noleggio di apparecchiature elettroniche da gioco.

Un «monopolio illegale», così lo hanno definito gli inquirenti. Illegale perché imposto con la forza, come le indagini hanno potuto appurare, a discapito dei concorrenti e dei clienti. Il gruppo criminale avrebbe obbligato i titolari degli esercizi commerciali della provincia a prendere in consegna i videogiochi - i cosiddetti “totem” o “kioski” - prodotti dalle aziende del gruppo. Non solo: le macchinette erano state manomesse, per fare in modo che nessuna vincita venisse corrisposta agli ignari giocatori. Sui guadagni, il clan pretendeva una percentuale, mentre la parte restante finiva nelle tasche dei commercianti che, conoscendo quello che c'era dietro, nulla avrebbero fatto per opporsi alle minacce del clan, né avrebbero collaborato con gli investigatori nel corso delle indagini.
Le indagini hanno portato alla luce un’attività di prestiti illeciti concessi ai commercianti che ne avevano più bisogno, soprattutto per permettere loro di avviare l’attività e installare i videogiochi illeciti. Dopo aver prestato i soldi i De Lorenzis chiedevano di restituire subito il prestito; nel caso in cui i commercianti non l’avessero fatto, avrebbero provveduto a incassare i titoli ricevuti in garanzia, così le attività commerciali venivano rilevate dal gruppo criminoso, che le sottraeva ai legittimi proprietari.

L’indagine della Guardia di finanza di Lecce è partita nel 2010: alcuni apparecchi non erano collegati alla rete che inviava i dati ai Monopoli. Altri, invece, avevano mantenuto il collegamento, ma trasmettevano solo parzialmente i dati riguardanti le giocate, con conseguente sottrazione, tra l’altro, delle imposte dovute. Una organizzazione così ramificata ed estesa non poteva agire senza l’aiuto di qualcuno che consentisse al clan di eludere i controlli. Emerge così la figura di Dario Panico, ispettore dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (Aams), che secondo l'accusa si adoperava affinché i controlli a sorpresa che l’ente periodicamente faceva venissero sistematicamente comunicati ai diretti interessati, perché corressero ai ripari.


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