Slot machine: un decreto scatena mondo politico e istituzioni


20 dicembre 2013 | Attualità
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Fine settimana bollente per il settore dei giochi italiano: in un decreto il Governo ha elaborato un piano che mette al sicuro concessioni e entrate erariali provenienti dal settore dell’intrattenimento automatico scatenando le ire degli enti locali e dell’associazionismo civile.
Nel decreto il Governo prevede infatti che gli enti locali perdano parte dei finanziamenti statali li dove abbiano messo in atto delle normative che contingentino gli apparecchi da intrattenimento (in particolare le slot machine) in modo tale che l’Erario perda entrate fiscale a causa delle limitazioni adottate. In sostanza dove Comuni e Regioni hanno previsto distanze minime da luoghi sensibili o limitazioni orarie all’apertura di sale giochi dove sono presenti slot comma 6°, il mancato introito erariale verrebbe in qualche modo addebitato agli enti locali che hanno previsto tali limitazioni compromettendo gli incassi.
Inoltre lo Stato teme che i concessionari di gioco che hanno pagato la concessione e fatto investimenti per il parco macchine e per tenere attive le slot possano procedere con richieste di risarcimento per i mancati margini e perché in sostanza la concessione non viene esplicata per quello che dovrebbe.
Il grido delle associazioni dei consumatori, esterne al mondo dei giochi, si è levato accusando il Governo di ignorare il problema del gioco d’azzardo patologico e non considerando prioritario l’intervento a favore delle fasce della popolazione più esposte.
Come spesso affermato, il gioco in sé facendo parte della natura umana, non è nocivo, ma categorie particolarmente deboli della popolazione, soggetti vulnerabili con predisposizione alle dipendenze, possono rischiare di ammalarsi. Su questi soggetti è giusto intervenire, ed è giusto contingentare e riorganizzare la rete delle slot machine, con la collaborazione di industria, associazioni del settore dei giochi, associazioni dei consumatori, enti locali e Stato centrale.


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