Gioco: sfida della razionalità 


24 ottobre 2016 | Redazione
Gioco: sfida della razionalità 

Ispiratore di importanti film e oggetto di complesse argomentazioni politiche, il gioco continua ad essere protagonista indiscusso di un momento di recessione non solo economica ma anche sociale.

Appare, infatti, piuttosto irrisolto il problema della dipendenza da gioco ormai nota come "ludopatia" e continua a destare seria preoccupazione soprattutto nei familiari dei soggetti problematici sempre più inerti di fronte ad un fenomeno troppo complesso.

Una complessità che è legata a diverse percezioni che coesistono nella vita di ogni individuo e che si fondono e si influenzano l'un l'altro: razionalità e inconscio.

Da una parte le esperienze del quotidiano ci offrono un punto di vista estremamente razionale che influenza i nostri comportamenti e dall'altra, allo stesso tempo, l'istinto sgombra dal campo la razionalità.

Non è un caso, infatti, che per molti giocatori problematici il gioco rappresenti un'occasione per far fronte a stati emotivi negativi o al contrario sia un modo per ricercare stati emotivi desiderati, l'adrenalina o reazioni tutt'altro che razionali.

Nel gioco la razionalità viene sopraffatta dall'istinto motivo per cui spesso si passa dalla speranza di vincere contro la casualità del risultato alla illusione di cambiare vita dando credito alla fortuna, alla superstizione o alla propria abilità.

Il giocatore sceglie di abbandonarsi al gioco perché vive un momento di grande piacere in cui il tempo sembra fermarsi così come sceglie di non avere alcun riguardo per il denaro che spende e soprattutto al tempo e alle attenzioni che sottrae alla famiglia.

"Niente e nessuno è in grado di produrre l'adrenalina che un casinò può dare. Non mi importava di perdere gli affetti, la famiglia, la casa o gli amici perché la mia vita era il gioco".

Questo è uno tra i pensieri irrazionali diffusi tra i giocatori patologici ed in particolare da colui che rivoltosi all'Acogi ha anche aggiunto, guidato da un barlume di razionalità e contro ogni previsione, che da circa tre anni non gioca più perché è rimasto solo e ha perso tutto.

È la razionalità che ha spinto questo associato Acogi, come altri a recuperare se stesso regalandosi un'altra opportunità di tornare in una dimensione reale lontana da quel mondo idealizzato - il casinò - che oltre i limiti dell'autocontrollo "gli ha dato solo depressione alternata all'adrenalina".

Per questo motivo, sosteniamo l'informazione , la comunicazione che sia in grado di guidare il giocatore verso scelte e cambiamenti responsabili.

"Una soluzione esiste, basta cercarla e accettare di farsi aiutare". - Ha concluso la dott.ssa Anna Saracino, educatrice Acogi.


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